Premio Giuseppe Melchionna

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La storia

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Il concorso è nato per onorare la memoria del nostro storico Presidente e fondatore Giuseppe Melchionna, venuto a mancare nel settembre del 2016.

Un uomo che, da giovanissimo, ha subìto un incidente e ha dedicato la sua intera esistenza alla lotta per i diritti dei disabili e per l’inclusione sociale delle persone vulnerabili ed emarginate. 
Quarant’anni di impegno civile per rompere pregiudizi e barriere architettoniche sulla disabilità a Trento.
E che sostenuto dalla fede e la voglia di vivere ha sempre dimostrato di avere particolari doti di sensibilità: una persona fiduciosa che credeva nel prossimo. Per lui l’amicizia aveva un valore primario. Noi oggi lo ricordiamo con grande affetto attraverso questo concorso.

L’ideatrice e la curatrice del concorso è Martina Dei Cas (classe 1991). 
Scrittrice dei romanzi “Cacao amaro”, “Il quaderno del destino” e “Angelitos”, laureata in Giurisprudenza ad indirizzo transnazionale, vive ad Ala (TN) ed è stata insignita nel 2010, dal Presidente della Repubblica, del titolo di Alfiere del Lavoro. Scrive per pro.di.gio dal 2014.

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bando in corso

Legàmi..Io sono perchè noi siamo

In questa sesta edizione del concorso chiediamo ai e alle partecipanti di interrogarsi sui legàmi che più contribuiscono a definire la loro identità.Legàmi di sangue o di amicizia, di lavoro o sportivi, ma anche legame con un animale o una terra. Attaccamento a un valore, un oggetto o un ricordo, capace di raccontare chi siamo.

ISCRIVITI ENTRO IL 10 MARZO 2022 

LEGGI IL BANDO

SCHEDA A

SCHEDA B 

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Giuria

Diego Andreatta

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Giornalista e sociologo, lavora dal 1985 al settimanale "Vita Trentina", del quale è direttore dal 2015. È corrispondente dal 1996 di "Avvenire".

Paolo Tavonatti

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Insegnante e poeta.

 

Pierino Martinelli

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Informatico di professione per molti anni, assume nel 2009 la Direzione della Fondazione Fontana Onlus, che ha fra le sue priorità la promozione di una cultura della vulnerabilità come risorsa. Come Direttore della Fondazione ha maturato esperienze nell'ambito della cooperazione internazionale, con una relazione strategica con il Kenya, dell' Educazione alla Cittadinanza Globale e dell'Informazione sui temi della pace, della sostenibilità ambientale e dei diritti umani.

Nadia Martinelli

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Scrittrice, poetessa, presidente Associazione Donne in cooperazione di Trento.

 

Flavia Castelli

Immagine giurato in corso

Responsabile dell'Ufficio Qualità dei Servizi (Servizio Politiche Sociali) della Provincia Autonoma di Trento.

 

I BANDI DELLE PRECEDENTI EDIZIONI

Bando anno 2021

Io, tu, noi… ritratto di un'amicizia

In questo strano e incerto 2020, la pandemia Covid-19 ha modificato le nostre abitudini e le nostre geografie degli affetti. Parole desuete, come “congiunti” o “assembramento” sono entrate a far parte del lessico quotidiano. Ma quale spazio è rimasto per termini come “amicizia”, “comunità”,“solidarietà”, termini che – attraverso la relazione con l’altro – definiscono la nostra stessa umanità?
Lo chiediamo agli artisti e alle artiste che vorranno mettersi in gioco attraverso questo concorso. 

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Giuria

Diego Andreatta

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Giornalista e sociologo, lavora dal 1985 al settimanale "Vita Trentina", del quale è direttore dal 2015. È corrispondente dal 1996 di "Avvenire".

Paolo Tavonatti

Immagine giurato in corso

Insegnante e poeta.

Pierino Martinelli

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Informatico di professione per molti anni, assume nel 2009 la Direzione della Fondazione Fontana Onlus, che ha fra le sue priorità la promozione di una cultura della vulnerabilità come risorsa. Come Direttore della Fondazione ha maturato esperienze nell'ambito della cooperazione internazionale, con una relazione strategica con il Kenya, dell' Educazione alla Cittadinanza Globale e dell'Informazione sui temi della pace, della sostenibilità ambientale e dei diritti umani.

Nadia Martinelli

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Scrittrice, poetessa, presidente Associazione Donne in cooperazione di Trento.

Flavia Castelli

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Responsabile dell'Ufficio Qualità dei Servizi (Servizio Politiche Sociali) della Provincia Autonoma di Trento.

Vincitore sezione "Racconto": Cristina Biolcati

Foto del vincitore racconto

Notti di violino

Avevo un amico, un tempo. Lui suonava il violino perché voleva che non mi perdessi e che ritrovassi sempre la sua casa. Aveva occhi grandi, grigi. Con la figura imponente mi sovrastava, mi proteggeva. Lasciava orme larghe, i piedi ben piantati.
Diceva spesso, come certi poeti, che gli uomini sono fatti per intendersi, per amarsi. Che se anche saremo un giorno senza patria o senza casa, reinventeranno le case e le patrie, quelle di tutte le epoche, perché così si daranno basi e radici ai figli, a coloro che si ama.
Mi accoglieva benigno, qualunque cosa stesse facendo. Sorrideva. E ogni volta io scoprivo la gioia di vedere che qualcuno credeva in me, era disposto a fidarsi della mia persona.
Mi diceva che non eravamo vecchi, nonostante passassero inverni e primavere. Certo, non aveva soluzioni a tutti i problemi della vita, ma mi piaceva starlo ad ascoltare.
Nel buio scorgevo il suo dolore, quando parlavamo fitto e l’alba arrivava senza che ce ne accorgessimo. La luce a svelare un silenzio remoto, profondo e assorto.
Era come conoscesse il flusso della mia marea, la piena. Lo sapeva sempre quando stavo per straripare e mi arginava. Capiva il mio bisogno, col diniego ed il suo vuoto.
Conoscevo a menadito i segreti del suo cuore, quelli che lui diceva a me soltanto. Mi sono adagiato nel rimorso di non averlo abbastanza ricambiato. Manca ad ogni angolo il suo conforto, un’esistenza defraudata. Piccolo è il dolore: punge. Come uno spillo nella carne, mi scuote a ogni ora. Di aria ha fame l’uomo, adesso io lo so.
La casa è silenziosa, niente più note del violino. Profonda è la notte, le stanze sono tutte buie.
La vergogna s’inabissa in un baratro, per come lo abbiamo trattato. Perché da quando ci ha colpito la maledetta pandemia da Covid-19, non sembriamo neanche più esseri umani.
Il mio amico si è ammalato ed è morto nell’indifferenza più totale; nemmeno un lamento.
Non ho potuto avvicinarmi all’ospedale, custodirò invece il suo violino. Pavido mi guarderò le spalle, l’ombra che si allunga. Fa ancora tanto male…

Vincitore sezione "Poesia": Diego Baldassarre

Foto del vincitore poesia

L’amore

Il dislivello del marciapiede:prima le ruote posteriori
poi la forza delle braccia
a sostenere il peso della donna
della carrozzina e dei ricordi dell’uomo
Si ripaga con l’amore il tempo
vissuto assieme

Vincitore sezione "Fotografia": Giovanni Moglia

Foto del vincitore

AMICI SEMPRE

Foto vincitrice

Bando anno 2020

L'attimo che ti cambia la vita

Per questa edizione del bando abbiamo pensato di indagare quei momenti – belli o brutti – che segnano nella nostra vita una svolta, un punto di non ritorno e ci costringono così a rimetterci in gioco e a trovare dentro di noi forze ed energie che
forse non sapevamo nemmeno di avere.

locandina foto dell'evento

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Giuria

Diego Andreatta

Immagine giurato in corso

Giornalista e sociologo, lavora dal 1985 al settimanale "Vita Trentina", del quale è direttore dal 2015. È corrispondente dal 1996 di "Avvenire".

Flavia Castelli

Immagine giurato in corso

Responsabile dell'Ufficio Qualità dei Servizi (Servizio Politiche Sociali) della Provincia Autonoma di Trento

Nadia Martinelli

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Scrittrice, poetessa, presidente Associazione Donne in cooperazione di Trento.

Fabio Pipinato

Immagine giurato in corso

Past-President Mandacarù, fondatore Unimondo

Matteo Salvati

Immagine giurato in corso

Presidente Associazione Prodigio Onlus

Vincitore sezione "Racconto": Marilena Betta

Foto del vincitore racconto

L'ATTIMO CHE TI CAMBIA LA VITA

Decisamente la mia vita è cambiata quel venerdì 15 novembre di quasi trent'anni fa, alle ore 10 del mattino. Quella data è incisa in modo indelebile nella mia mente come fosse successo ieri: campanella della ricreazione alla scuola elementare; mentre sfoglio i titoli del giornale locale, uno attira la mia attenzione: “Bimbo Down attende una mamma ed un papà”! In quell'attimo una tempesta di emozioni m'invade come una scossa elettrica: una sensazione potente percorre tutto il mio corpo fino a concretizzarsi nella mia testa in una frase “questo bimbo è mio figlio”. Non so spiegare a parole ciò che ho provato in quel momento, forse solo una donna che sa, per istinto, di aspettare un figlio prima di qualunque conferma medica, può in parte comprendermi.

Mancando di cellulare, chiedo a mio marito di telefonare immediatamente in tribunale dal vicino bar. Avevamo da pochi mesi ottenuto l'idoneità all'adozione e, nonostante le sue perplessità in merito, dovette cedere alla mia determinazione...

La giornata prosegue coi soliti impegni e, mentre rientriamo in casa verso sera, ancor sulle scale, sentiamo squillare il telefono; io dico: “è il Tribunale!” e lui mi guarda perplesso. Brucio gli ultimi gradini e rispondo: l'Assistente Sociale del Tribunale finalmente ci trova per convocarci a Trento il lunedì mattina. Sono certa che questo sarà il nostro ultimo fine settimana da soli!

All'appuntamento ci attende addirittura il Presidente del Tribunale Minori per un colloquio che testimonia subito grande attenzione ed estrema sensibilità.

L'indomani è prevista la sessione di Consiglio che deciderà...

Così martedì, per sicurezza, chiedo un giorno di congedo e resto attaccata al telefono di casa tutta la mattina; non sono agitata anche se le ore passano lente; finalmente verso l'una squilla: l'Assistente Sociale conferma ciò che il mio cuore aveva sentito dal primo momento: quel bimbo è nostro figlio e giungerà a casa nostra fra ventiquattr'ore!

Immaginate l'euforia e la frenesia: ci vediamo come in uno di quei film americani esagerati nei quali a tambur battente si deve preparare il necessario per una nuova vita: culla, carrozzina, fasciatoio, pannolini, vestitini... tra i vari acquisti dovrei scegliere anche il biberon, ma mi sembra prematuro.

Così, dopo un pomeriggio frenetico, e una sera a fantasticare, con una stanza zeppa di accessori pronti per lui, finalmente ci corichiamo consci che sarà l'ultima notte da soli! Il mercoledì mattina, dopo aver firmato a Trento tutti i documenti prescritti, lo aspettiamo a casa... e all'una: eccolo!

Quando vedo l'autista dell'auto blu che regge alcune scatole di latte in polvere, realizzo che non posso certo allattarlo; allora sì: il famoso biberon era proprio indispensabile. Il mio piccino ha la stanza piena di cose: tutto è pronto per accoglierlo, compresi fiocco azzurro e palloncini; ma lui ha fame e il biberon è rimasto in farmacia...

 

Vincitore sezione "Poesia": Chiara Lavitola

Foto del vincitore poesia

L'ATTIMO CHE TI CAMBIA LA VITA

Mi hanno detto che

ho poco spazio per guardarmi intorno
ho poco tempo per sprecarlo come voglio
ho poco fiato per innamorarmi

E devo risparmiare tutto
ogni giorno come un dono
come fosse l’ultimo
e devo ringraziare tutti
anche quando non ho voglia
di carezze e di pietà.

Mi hanno insegnato a vedere
il panorama dall’alto di una ruota
a ridurre il rischio di cadere
con un cuscino di sogni
e mentire a me stesso
per vivere felice.

Ma io voglio vivere
senza un pezzo di metallo
a sorreggere i miei sbagli
Annoiarmi senza colpa
e perdere la testa.

Volevo essere come te
e ignorare i confini
di questa ruota.

Ma con te
che mi hai preso per mano
quella ruota
in un attimo
è diventata panoramica.

Vincitore sezione "Fotografia": Giacomo Albertini

Foto del vincitore

MOMENTI DI DANZA

Foto vincitrice

Bando anno 2019

GUARDARE CON GLI OCCHI DEL CUORE

Per questa edizione abbiamo pensato di andare oltre e apparenze per guardare alla nostra società attraverso gli occhi del cuore, valorizzando così l'unicità di cui ciascuno di noi è portatore a volte inconsapevole.

 

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Giuria

Graziella Anesi

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Presidente cooperativa Handicrea

Flavia Castelli

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responsabile ufficio qualità dei servizi (politiche sociali) della Provincia di Trento.

Milena di Camillo

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Giornalista professionista, direttore responsabile "Liberalamente", presidente della Fondazione Hospice Trentino Onlus

Fabio Pipinato

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Past-President Mandacarù Direttore Unimondo

Matteo Salvati

Immagine giurato in corso

Presidente Associazione PRODIGIO

Vincitore sezione "Racconto": Francesco Brusò

Foto del vincitore racconto

IL PAESE DI CORSA

Si racconta che tra un colle ed un altro c'era una piccola città di non più di mille abitanti soprannominata il paese di corsa. Chi si trovava da quelle parti era colpito dal vedere tutti i cittadini sempre di corsa. C'erano quelli che correvano per andare al lavoro, quelli che volevano dimagrire o quelli che lo facevano per arrivare primi al cinema: un popolo di corsa. Osservandoli erano tutti dotati di gambe muscolose e fisici scolpiti. Osservandoli colpiva come la cosa più importante fosse solo la corsa. I più poveri correvano a piedi e facevano decine di chilometri al giorno. Gli impiegati invece usavano sempre la bicicletta per correre e non avevano alcun rispetto per quelli che andavano a piedi. Sfrecciavano zigzagando tra le povere persone con il rischio di fare loro del male.

I ricchi invece, possedevano delle automobili, ma erano particolari. Siccome ognuno doveva correre più dell'altro, le auto erano solo ad un posto. Si vedevano sfrecciare queste mini auto che andavano in qualsiasi posto sia dal giornalaio che per fare la spesa. Queste persone non volevano faticare così per muoversi nei supermercati usavano dei pattini speciali con motore ad energia solare. In questo modo riuscivano a correre di più di quelli che andavano a piedi.

Il paese era tutto un sali scendi di viottoli e di piccole stradine. Così tutti correvano in fila indiana, uno dietro l'altro.

Anche in casa si correva. C'erano le mamme che correvano ad una parte all'altra della casa per pulire o rifare i letti. Quando uno doveva mangiare non c'erano tavoli e sedie ma tapis roulant con incorporato un mini tavolino dove si servivano i cibi. Per dirla tutta non è che mangiassero tante cose: dovevano sempre mantenersi in forma per la corsa. Quello che colpiva maggiormente era che tra di loro non si parlavano mai: difficile visto che erano sempre di fretta. In quel paese viveva anche un certo Giacomino. Purtroppo la sua vita non era bella come quella degli altri: era nato senza le gambe. Fin da piccolo i genitori, sempre di corsa, l'avevano portato all'ospedale perchè gli applicassero due protesi, così avrebbe potuto correre anche lui. Giacomino però amava stare fermo, osservare il mondo che lo circondava e godere del sorgere del sole alla mattina con tutti quei colori e quelle sfumature. Un giorno decise di fermarsi. Scelse il luogo più importante del paese: la piazza centrale della città. Si fermò e si mise in attesa con lo sguardo rivolto verso l'alto a contemplare la luna che faceva capolino in quella serata stellata. Tutte le persone che passavano lo guardavano con fare di scherno. Ma di lì a poco qualcuno cominciò a fermarsi e a volgere lo sguardo verso l'alto. Uno iniziò a parlare e disse «Non avevo mai visto nulla di così bello e voi?» Tutti iniziarono a parlare tra loro e ringraziarono Giacomino per quella sua grande idea. Da quel giorno il paese rallentò il ritmo, grandi discorsi iniziarono a sentirsi e finalmente ora lì, si vive felici.

Vincitore sezione "Poesia": Claudia Piccinno

Foto del vincitore poesia

IL SOLO ANTIDOTO

Dove si annida quel dolore

che squassa lo sterno?

Riemerge improvviso

dagli abissi della memoria,

dilania l’attimo consapevole

dell’irrimediabilità della morte.

Nessun’altra sostanza mi resta

se non l’amore dato e ricevuto.

È il solo antidoto

ad ogni velenosa deflagrazione.

Così raccolgo i cocci e faccio un vaso,

lì io custodisco la forza

di proseguire il cammino.

Un carburante rinnovabile

fuoriesce dal vaso risanato,

nessuna epigrafe ci svela il segreto

di quanto coraggio ci impone la vita.

 

Vincitore sezione "Fotografia": Luca Zonari

Foto del vincitore

DESIDERIO DI NUOVA VITA

Foto vincitrice

Bando anno 2018

OGNI GIORNO E' UN GIORNO SPECIALE

Sempre più spesso,presi dalla frenesia della nostra società, dimentichiamo quanto la nostra quotidianità sia unica e speciale. Questa seconda edizione è dunque dedicata ai piccoli gesti che, nelle loro più diverse sfaccettature, rendono ogni giornata preziona e degna di essere vissuta.

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Giuria

Graziella Anesi

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Presidente Cooperativa Handicrea

Flavia Castelli

Immagine giurato in corso

Responsabile ufficio Qualità dei Servizi (Politiche Sociali) della Provincia di Trento

Antonia Dalpiaz

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Scrittrice, critico teatrale per il quotidiano L'Adige

Massimo Occello

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Presidente Cooperativa FAI

Fabio Pipinato

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Past President Mandacarù Direttore Unimondo

Vincitore sezione "Racconto": Anna pasquini

Foto del vincitore racconto

ANNIVERSARIO

Ad Ada piaceva il vino rosso, perché diceva che oltre ad essere migliore faceva bene alla circolazione sanguigna e allietava gli occhi. Lei amava giustificare con espedienti medico-estetici quelli che erano i suoi gusti. Quando andavamo a cena fuori, ordinava vino rosso indipendentemente dal cibo che sceglieva. Io la riprendevo, dicevo che il pesce richiede il bianco e la carne, il rosso, che non si poteva fare altrimenti, ma lei rideva e mi afferrava la mano facendo scivolare la sua sul tavolo: «Zuccone, ma sarò padrona di bere ciò che voglio?» ribadiva, e il suo sorriso dolcemente innocente mi annientava e azzittiva. Aveva ragione Ada. Perché non lo capivo?

Oggi è il nostro anniversario, sono al ristorante che più ami ed ho ordinato una bottiglia del tuo vino rosso preferito. Fuori piove, la pioggia tamburella sul vetro come una musica costante ed io mi sento come una qualunque foglia cadente là fuori, mortificata dal vento e dalla pioggia, incapace di potermi proteggere, fatalmente vulnerabile. Arriva il cameriere e mi chiede se sia pronto a ordinare o se stia aspettando qualcuno. Dico che può prendere le ordinazioni, che tu stai arrivando. Ordino per te il solito: sauté di cozze e vongole e risotto alla pescatora ed io scelgo la carne, del resto abbiamo preso il vino rosso, no? Quest’anno il vino è più dolce dell’anno precedente, ha in sé un che di speziato, un profumo contagioso e delicato, eppure impossibile da non cogliere, e penso a che cosa dirai quando lo assaporerai, se ti piacerà e quanto. Io credo di sì, che l’adorerai.

Finalmente arrivi. E sei bellissima. Come ti ricordavo. Ti siedi davanti a me e iniziamo a parlare. D’improvviso sparisce tutto il resto, la pioggia, il trambusto dei tavoli accanto, il via vai dei camerieri. Parliamo di noi, del futuro, del mondo, dei nostri progetti. Tu sorridi e poi resti in silenzio.

Arrivano le pietanze. Il cameriere mi versa il vino, sembra in difficoltà, mi chiede se debba tornare più tardi, dico di no. Tu continui a sorridere.

«Ti piace il vino che ho ordinato?» mi lascio scappare, curioso di conoscere la tua risposta. Afferri la mia mano come ami fare da sempre: «Zuccone, certo che mi piace, tu li conosci i miei gusti», sorridi ed io mi sciolgo, ancora, come tutte le volte.

Restiamo un po’ in silenzio, ti osservo, conosco a memoria ogni tratto del tuo viso, al punto che potrei disegnarlo ad occhi chiusi. Hai messo gli orecchini che ti ha regalato la mamma, ho sempre pensato che ci stessi benissimo. Cala la malinconia. I nostri occhi ora sono tristi.

In cucina il cuoco vedendo ritornare piatti intoccati, si preoccupa e chiede al cameriere se ci siano problemi, se il cliente in questione non gradisca la sua cucina, il cameriere abbassa il capo avvilito: «E’ quel tavolo, Chef – indica attraverso la finestrella-oblò che dà sulla sala – vengono dal tavolo laggiù, dove siede quel signore, da solo».

 

Vincitore sezione "Poesia": Domenico Sciacca

Foto del vincitore poesia

TU,IO E...LA SLA

U sai chi ti dicu, Pà?

stasira mi sa tantu ca non nesciu,

pinsavu di ciccariti ‘nta dda strata ca facisti,

su tanti i scaffi ca non visti!

È veru, nuatri n’ama iutu mai d’accoddu,

dd’aria to ammatunata e annicchia tristi

troppu prestu sdirrubbau i to’ carizzi;

ppi non scugnari poi i nostri discussi:

bummi ca ruzzuliaunu pa

Sai cosa ti dico, Papà? Stasera mi sa tanto che non esco,

pensavo di cercarti in quella strada che percorresti, sono tante le buche che non vidi!

È vero, noi non siamo andati mai d’accordo, quell’aria tua ammattonata e un po’ triste

troppo presto

dirupò le tue carezze;

per non cavare poi i nostri dialoghi:

 

mo carusanza

unni a to raggia ‘ntruppicava ‘nsichitanza.

Di sti cosi però, chiù non tegnu cuntu,

picchì a rizzittai a cìniri ca l'anima to ha ianguniatu,

hannu i to’ spaddi e u to curaggiu

i risposti a ddi dumanni ca non m’ava ancora fattu.

U sai Pà ca…

ddu spinnìcchiu miu di pàttiri ppi ‘n viaggiu

assumìgghia accussì tantu a ‘n stracanàcchiu,

sapènnnuti ‘nzitatu – senza uci – ‘nta ‘stu lettu?

E ‘stu tubu prisintusu ca scoci attisi rantu rantu ô vavvaròzzu,

quanta fozza, quanti vuli ha ‘mpurtusàtu?

Iù no rinesciu propriu a pirdunàri!

Ti vogghiu diri ca…

assai di tia mi leggiu intra,

supra a giostra i puttai i to’ gesti,

bombe che ruzzolavano per la mia adolescenza dove la tua rabbia incespicava senza sosta. Di queste cose però, più non tengo conto,

perché l’ho rassettata la cenere che l’anima tua ha masticato, hanno le tue spalle e il tuo coraggio

le risposte a quelle domande che non mi ero ancora posto.

Lo sai Papà che…

quella voglia mia di partire per un viaggio assomiglia così tanto ad un dispetto, sapendoti innestato – senza voce – in questo letto?

E questo tubo presuntuoso che scuoce attese attorno al mento,

quanta forza, quanti voli ha imbucato?

Io non lo riesco proprio a perdonare! 

 

e non m’a scoddu dda frasi ca dicìsti:

«C’è sempri ‘n modu ppi nesciri de’ ‘mprasti».

Ma u chiù duci ‘nsignamèntu ca mi dasti

è ‘st’amuri ppi mo matri sempri friscu,

e u sai Pà?

M’abbastava sulu chistu.

Ti voglio dire che…

molto di te mi leggo dentro,

sulla giostra li ho portati i tuoi gesti

e non me la dimentico quella frase che dicesti: “C’è sempre un modo per uscire dai pasticci».

Ma il più dolce insegnamento che mi hai dato è questo amore per mia madre sempre fresco, e lo sai Papà?

Mi bastava solo questo.

Vincitore sezione "Fotografia": Gloria Nicotera

Foto del vincitore

CANESTRO

Foto vincitrice

Bando anno 2017

DOV'E' IL PROBLEMA

Questa prima edizione del concorso è in onore alla memoria del nostro Presidente e fondatore Giuseppe Melchionna che ha dedicato la sua esistenza alla lotta per i diritti dei disabili e per l'inclusione sociale delle persone vulnerabili ed emarginate.

Il filo conduttore del concorso è dunque la disabilità e l'abbattimento delle barriere, intese in tutte le loro forme e dimensioni (barriere architettoniche, culturali, sociali, linguistiche, ecc...)

locandina foto dell'evento

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Giuria

Graziella Anesi

Immagine giurato in corso

Presidente Cooperativa Handicrea

Favia Castelli

Immagine giurato in corso

Responsabile Ufficio Qualita'ndei Servizi (Politiche Socilali) della Provincia di Trento

Antonia Dalpiaz

Immagine giurato in corso

Scrittrice, critica teatrale per il quotidiano L'Adige

Massimo Occello

Immagine giurato in corso

Presidente Cooperativa FAI

Fabio Pipinato

Immagine giurato in corso

Past President Mandacarù Direttore UNIMONDO

Vincitore sezione "Racconto": Daniele Zambelli Franz

Foto del vincitore racconto

LE SALITE E LE DISCEDE DI B.

La prima volta capitò un bel po' di anni fa. Secondo la Dottoressa, a me piace scriverla con la D così, non dovevo nemmeno avere ancora dieci anni. In effetti ci ho rimuginato sopra a lungo anch'io. Non è che fossi un bambino tanto diverso da tutti quelli che vedete in giro per le strade ogni giorno. Probabilmente ero molto simile. Solo che iniziavo a sentire, dentro di me, che qualcosa non andava proprio bene. Parlarne a casa non era possibile. Il mio vecchio si sarebbe solo innervosito e poi via la solita lite serale con minacce di fuga e pianti. Pertanto preferivo rifugiarmi nel mio mondo di libri di cow boy e fumetti. E, quando sentivo quella cosa dentro di me non andare tanto bene, non facevo che chiudermi di più. Così, per anni, non ne ho mai parlato con nessuno. Mi sono costruito attorno un bel muro davvero, e all'esterno sembrava venuto proprio bene. Scuola, sport, amici, fidanzate. Solo un poco irrequieto e disattento a scuola. Ma cosa volete, commentavano distratti i professori, sarà il carattere inquieto. Spesso sopra le righe, a volte taciturno. Pure qualche esplosione d'ira, di quando in quando. Soprattutto nelle partite di calcio. È che mi trovavo a disagio tra i miei compagni, in particolare quando sono passato nella prima squadra, tra i grandi. Ma io non lo capivo il motivo di quel disagio, e forse reagire in quel modo mi teneva un poco su. Però a calcio tanto bene non andava comunque. Non so come spiegarlo, se non che mi sentivo sempre con poche energie. Ah, ma poi c'erano partite speciali, in quelle ero proprio una furia. Scatenato. Nessuno mi teneva il passo proprio. E poi? E poi sapete cos'è successo? È successo che sono partito per il servizio militare. Due settimane, ed ecco il primo vero crollo. Era tutto nero, disperazione. Volevo solo tornare a casa, alla mia vita di stupidate sopra le righe a scuola. Non parlavo più con nessuno, avevo paura di me stesso. Avevo paura di quello che pensavo. Sentivo oppressione al petto. Ho persino chiesto di parlare con lo psicologo militare. Ma secondo me lui di andava di fretta quel giorno. "Non hai nulla, basta che ti fai qualche amico e ti passa tutto".

Questa è la prima parte della mia storia. Quella triste. Perché poi le cose sono cambiate, sapete? Ho incontrato la Dottoressa, quando proprio stavo male male, e le ho parlato di tutto. E ho capito che, in effetti, qualcosina che non funziona c'è, dentro di me. E che ho il bisogno di tenerla sotto controllo. Perché quelli come, e non siamo pochi, viaggiamo su due poli. O troppo su, o troppo giù. E a quel punto è facile sentirsi fuori da tutto. Lontano. Prima di farsi accettare ed amare, ho capito di dover accettarmi ed amarmi io, per primo. I miei su e giù ci sono ancora. Ci saranno sempre, lo so. Così come certi pensieri un po' strani. E non mi sento più nemmeno tanto speciale, da quando ragiono così. Adesso vedo il mondo come dalla sommità di un bel muretto costruito a secco, con le pietre. Non più un muro costruito intorno a me. Sono io a decidere se restarmene lassù, appollaiato, o provare a distendere le ali e mettere il naso al vento.

Vincitore sezione "Poesia": Silvana Valente

Foto del vincitore poesia

PAZZO IO

Dicono gli illustri dottori, spendendo fior di paroloni, che percepisco la realtà e elaboro dati in maniera distorta. Dunque io un pazzo da sorvegliare, ma con il cervello più aperto del loro, capace anche di comunicare con entità quasi sconosciute. Provino loro a dimostrarmi, con quei cervelli uguali, da intellettuali, che non c’è un’anima dentro al canarino o che il cieco non rifiuti di vedere un mondo brutale. Io vivo con le finestre aperte per sentirmi “fuori” e poter volare più in alto. Il mio cuore batte a tempo di musica e nelle mie corde c’è melodia e improvvisazione. Mi nutro con la vitalità della terra e mi alimento con i semi della gioia, i fiori del creare, i frutti del sapere, svegliandomi col sole e dormendo quando mi pare. La mia donna è un sogno, è bella da impazzire. La guardo, la sfioro, le sussurro una frase. Lei diviene inafferrabile, impalpabile, evanescente e scompare dietro una nuvola che offusca il sole nascente. Io paziento, non mi arrendo, prendo la vita così come viene, cercando di capire quasi soltanto ciò che più mi conviene. Perché mai dovrei curarmi per dar da vivere ai dottori? Il mio mondo è pieno di contatti e percezioni parasensoriali. Dai, tu che mi ascolti, lascia filtrare nella vita, come un tocco di colore, un pizzico di follia. Abbandonati senza paura e non curarti  del giudizio altrui, prova a entrare nel mio mondo, cos' vediamo se il pazzo son proprio io.

Vincitore sezione "Fotografia": Guglielmo Farinelli

Foto del vincitore

LE PAROLE CHE ESCONO DAL NASO

Foto vincitrice