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Ricordare lo sterminio dei disabili è fare della memoria un monito

Rimasto sottotraccia per molti anni, lo sterminio nazista delle persone con disabilità è, nel tempo più recente, emerso alla conoscenza dei più. Quello che forse pochi sanno è che questa, iniziata a metà degli anni '30, fu la prima delle azioni disumane messe in campo dal regime nazista, che poi sfociò nella follia inenarrabile che tutti conosciamo, della Shoah.

Non si trattò peraltro solo del programma Aktion T4, il piano di sterminio sistematico che portò in conclusione alla eliminazione di circa 70.000 persone con disabilità, ma di tutta una serie di pratiche perpetrate in ospedali e istituti, che prevedevano la soppressione di bambini alla nascita perché affetti da menomazioni, come pure l'uccisione di individui con disabilità psichica e sociale, prima sterilizzati e poi finiti con il gas. Anche l'utilizzo di persone con particolari patologie come cavie umane era una delle pratiche in questo terribile piano che distingueva tra degni e indegni di vivere, guidato dalla folle idea di una purificazione della razza, che portò a obbligare per legge la sterilizzazione forzata di malati mentali, epilettici, ciechi, sordi. Alla base, la considerazione della eugenetica, della quale Hitler aveva letto molto, ritenuta dall'ideale nazista quale "dottrina politica basata su dati scientifici che possono migliorare la qualità razziale". E' da queste basi teoriche che prenderanno corpo, nel concreto, non solo la selezione genetica per prevenire le malattie ereditarie, ma anche la eugenetica attiva, con l'eliminazione fisica di vite considerate"senza valore".

Si tratta di una macchia talmente scura e dolorosa da essere, oltre che inaccettabile, incomprensibile, tanto più se, consultando le testimonianze dei medici che all'epoca furono i promotori e attuatori di questo inumano piano, ci rendiamo conto che queste persone erano convinte della sua necessità e bontà. Fa inorridire il fatto che la stessa medicina, la cui finalità è quella di migliorare la vita dell'uomo, curandolo, possa essere completamente stravolta nella sua funzione, calpestando non solo la dignità umana, ma il valore della vita stessa. Giustificare la "selezione della razza" in nome della scienza è un abominio che rifiutiamo e dobbiamo con tutte le forze condannare, opponendoci a tutti i rigurgiti di eugenetica che in alcuni paesi trovano spazio anche ai giorni nostri. E' spaventoso e tragico che oggi possano ancora emergere proposte di aborti obbligatori in caso di feti con malformazioni, o teorie filosofiche che vedono la disabilità come peso economico evitabile per la società.

In questo giorno siamo invitati tutti a ricordare. A raccontare ai più giovani, ma anche a cercare di domandarci come si sia potuti arrivare a quello che oggi all'unanimità condanniamo come orripilante. Di rifiutare qualunque germe, anche il più piccolo, che nasconda una forma di discriminazione, di limitazione delle libertà, di intolleranza, nei confronti di ciò che non siamo o non conosciamo.

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Ricordare lo sterminio dei disabili è fare della memoria un monito

Il 27 gennaio ricorre il giorno della memoria. Una giornata dedicata al ricordo anche degli stermini nazisti delle persone con disabilità.