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Autonomia e indipendenza con le case intelligenti

Data: 01/06/2019
Rivista: 06 - 2019
Autori: Daniel Guida
Daniel Guida

Autonomia e indipendenza con le case intelligenti

Il futuro è un continuo divenire di novità ed innovazioni, ed in continuo sviluppo sono anche le tecnologie volte a facilitare la vita, soprattutto quella di chi soffre di disabilità fisiche. Negli ultimi anni si è parlato spesso di case domotiche o “case intelligenti”, che rendono possibile gestire ogni cosa (luci, porte, riscaldamento e aperture di porte o finestre) grazie al click di un telecomando o del cellulare. Grazie ad esse, molte persone con problemi motori possono vivere comodamente e autonomamente. Questa tecnologia è in continua evoluzione ma inizia già ad essere adoperata nella costruzione di diverse case, così da renderle accessibili a qualsiasi persona e farla sentire a suo agio.

 

Ci sono vari tipi di case domotiche. Quelle basilari prevedono il controllo delle luci tramite semplici strumenti creati da Google, come Google Home, in grado di fungere da assistente per la casa e da altoparlante smart, con cui si possono regolare luci, temperatura ed eventuali allarmi antifurto. Ma si può arrivare anche a comandi più complessi, fino a controllare interamente la propria casa tramite un telecomando o il proprio smartphone, aprendo le porte e le finestre, regolando riscaldamento, le luci ed ogni altro oggetto collegato all’elettricità. Indubbiamente molto utile per chi ha disabilità fisiche gravi, purtroppo questo sistema è difficile da realizzare. È necessario che l'appartamento o la casa vengano progettati appositamente, perché devono essere attrezzati con sensori, fili e altri strumenti predisposti ad essere controllati tramite smartphone. Ciò risulta molto costoso, a differenza di Google Home, per il quale non serve modificare drasticamente gli impianti elettrici.

 

Alcune case di questo tipo comunque esistono già, e qui a Trento ne abbiamo un esempio. In via Antonio Gramsci, proprio vicino all'ufficio del nostro giornale, sono stati realizzati degli appartamenti autonomi per aiutare persone con disabilità fisiche a restare indipendenti. Uno di loro è Paolo Simone, che ci ha concesso una piccola intervista per raccontare come sia vivere in uno di questi appartamenti.

 

Sappiamo che da qualche tempo abita in un appartamento domotico vicino alla nostra redazione. Può presentarsi a chi ci sta leggendo e dirci come sia vivere in un appartamento domotico?

 

Mi chiamo Paolo Simone, ho 45 anni e sono affetto da SMA (Atrofia Muscolare Spinale). Sono originario di Ortisei, ma mi sono trasferito a Trento nel 1992 per motivi di studio e lavoro, mi occupo di informatica.

L’appartamento è dotato di porte, finestre, condizionamento e riscaldamento controllabili con tasti, con una consolle oppure con uno smartphone, questo permette di gestire le luci e la temperatura, di arieggiare, di uscire sui balconi e da casa autonomamente. Si vive pertanto con un maggior comfort e minor bisogno di personale di assistenza.

L’appartamento in cui vivo ha delle funzioni per me molto comode, ma non è più definibile domotico, almeno a mio avviso, ai sensi della tecnologia attuale. Ciò in quanto non presenta controllo vocale, interfaccia web per la gestione da pc, integrazione con dispositivi multimediali, sensori di vento o pioggia per la chiusura automatizzata, sistemi di allarme, webcam, controllo accessi, ecc...

 

Quanto ritiene sia importante la tecnologia nella vita di una persona disabile?

 

La tecnologia è fondamentale, ma più delle funzioni domotiche direi che per le patologie come la mia sono d'aiuto soprattutto la carrozzina elettronica, il sollevatore che permette gli spostamenti, gli ausili che aiutano la respirazione ed il computer con internet che permette di lavorare ed essere una risorsa attiva anche da casa e con una disabilità fisica grave.

 

Quanto riesce a supportare nell'autonomia una persona disabile?

 

Approfondendo la domanda precedente, la tecnologia permette di spostarsi, cambiare postura e andare in bagno autonomamente. Potrebbe forse anche aiutarmi nella preparazione di semplici pasti, però la struttura attuale della cucina non è adatta alle mie esigenze (ad esempio i forni sono durissimi da aprire). Era stata pensata per un inquilino con una diversa patologia, e colgo l'occasione per sottolineare che ogni soluzione va costruita su misura delle esigenze che possono variare moltissimo in funzione del tipo di disabilità di chi le utilizzerà. È oltremodo difficile trovare un comune denominatore che possa andare bene a tutti, ad esempio le maniglie grandi dei cassetti possono facilitare un tetraplegico, ma essere invece di ostacolo per me.

Un ultimo punto importante riguarda la tempistica e la qualità degli interventi tecnici di riparazione. Purtroppo, nonostante la gentile disponibilità degli interlocutori in ITEA ed il grande impegno e lungimiranza nella creazione di appartamenti adatti a persone con disabilità, è spesso necessario sollecitare ripetutamente in caso di guasti, probabilmente per qualche difficoltà organizzativa ed economica.

 

Grazie mille per averci concesso un po' del suo tempo