VIOLENZA E DISABILITÀ: AL GENERE SI SOMMA LA SALUTE

Data: 01/12/2020
Rivista: 12 - 2020
Autori: Noemi Manfrini
Noemi Manfrini

VIOLENZA E DISABILITÀ: AL GENERE SI SOMMA LA SALUTE

Lungi dall’essere sconfitta, la violenza sulle donne è, purtroppo, un’attualissima piaga anche nel nostro Paese. I numeri delle violenze subite dalle donne, spesso dentro le mura domestiche, non danno tregua, e ce ne riportano la drammatica quotidianità telegiornali e notiziari, tra femminicidi, violenze fisiche e psicologiche, stalkeraggio e minacce.

Se al genere uniamo anche una componente di maggior fragilità, come la disabilità, ecco che lo scenario diventa peggiore e i numeri ancor più spaventosi. 

Per renderci conto delle proporzioni del problema, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), tra le sue varie attività, ha promosso, nei mesi scorsi, la ricerca “VERA” (acronimo di “Violence Emergence, Recognition and Awareness”). 

I dati, che sono stati estratti, incrociati ed analizzati dalla ricercatrice Lucia Martinez, sulla base di ben 519 interviste, parlano chiaro: le donne con disabilità sono più a rischio di violenza, in quanto subiscono una discriminazione multipla, come donne e come disabili. L’esito non è una semplice somma, ma una condizione ancora più complessa.

 

I NUMERI 

Dall’indagine emerge un’incidenza notevole: su 519 intervistate, ben 339 donne hanno subito violenza in qualche forma (65,3%). 

Preoccupante è la troppa chiara consapevolezza della violenza subita da parte di alcune e l’assenza totale di riconoscimento di una violenza da parte di molte altre. 

Dall’analisi degli incroci delle diverse domande, infatti, risulta evidente che solo il 33% delle intervistate riconosce effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire. Ciò va ad indicare che, purtroppo, molto spesso la persona stessa fatica a riconoscere e definire come “violento” un atto che la danneggia, se non è di natura strettamente fisica o sessuale.

 

CHI COMPIE LA VIOLENZA

Nell’80% dei casi i carnefici sono prevalentemente persone note alla vittima. Nel 51% di questi casi si tratta, specificatamente, di una persona affettivamente vicina, ossia il partner o un familiare, mentre nel 21% si tratta di un conoscente e nell’8% di un operatore.

 

LE FORME 

La violenza più ricorrente è quella psicologica, subita dal 54% delle donne; segue la molestia sessuale, che include anche le violenze a sfondo sessuale che si verificano attraverso il web (37%); la violenza fisica (24%) e la violenza economica (7%).

 

LA VIOLENZA VISSUTA IN SILENZIO

Solo il 37% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza afferma di aver reagito. Fra queste, solo il 6,5% ha deciso di confidarsi, in cerca di aiuto, con la propria rete di familiari e amici e solo il 5,6% si è rivolta ad un Centro antiviolenza.

 

POLITICHE E AZIONI DI CONTRASTO 

Atti internazionali, come la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la Strategia ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile, richiamano un impegno degli Stati e delle organizzazioni su questi aspetti. 

La FISH, promuovendo la ricerca “VERA” e aderendo ogni anno alla Manifestazione Nazionale promossa da “Non Una Di Meno” ed altre organizzazioni, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza maschile sulle donne, intende favorire la consapevolezza e l’adozione di politiche e strategie adeguate. 

Tutti noi siamo chiamati a fare qualcosa: anche solo vigilare, registrare qualsiasi segnale, denunciare e offrire vicinanza alle donne vittime di violenza. Tutte. Ricordiamocelo.