VAIA

L'innovazione che genera alberi dal suono della foresta ferita

Data: 01/08/2020
Rivista: 08 - 2020
Autori: Lorenzo Pupi
Lorenzo Pupi

VAIA

L'innovazione che genera alberi dal suono della foresta ferita

Intervista a Federico Stefani, cofondatore di Vaia

a cura di Lorenzo Pupi

 

Ciao Federico, benvenuto nel nostro spazio dedicato all’innovazione sociale. Hai voglia di raccontarci chi sei e cos’è il progetto Vaia?

Sono un ragazzo trentino cresciuto in Valsugana a Pergine, ho 28 anni e ho deciso di fare qualcosa per il mio territorio grazie alla voglia di mettermi in gioco e un po' di visione per il futuro. Ho sempre fatto associazionismo da quando ho 14 anni, e a 16 anni ho fondato l’APS Il Sogno, attiva nel settore culturale e giovanile della cittadina di Pergine Valsugana.

Ricordo che tutto è cominciato mentre scrivevo la mia tesi a Ferrara, un master in international management. A causa della tempesta Vaia non riuscivo a comunicare con amici e famiglia in Trentino, e solo allora ho realizzato la gravità della situazione. Una tempesta senza precedenti. Quando poi sono salito sulle mie montagne ho visto con i miei occhi che i boschi della mia infanzia non c’erano più. Non volevo abbandonarmi allo sconforto e quindi ho pensato ad un modo concreto per raccontare al mondo quello che era successo.

Più di 42 milioni di alberi abbattuti, 494 comuni coinvolti, 4 regioni colpite duramente, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto. Un totale di 8,5 miliardi di euro di danni complessivi. Ancora oggi gli effetti sono ben visibili e ci vorranno decenni perché ritornino le foreste di un tempo.

 

Come nasce e come si evolve successivamente il progetto?

Il tutto nasce da una metafora, dall’esigenza di amplificare la voce delle comunità ferite e del loro territorio, tutt’oggi seriamente compromesso. Per questo l’oggetto è un amplificatore passivo che vuole ridare dignità agli alberi e ai territori colpiti da un vento a oltre 200 km/h. Dopo una prima fase di ideazione mi sono accorto dell’esigenza di avere una squadra per condividere al meglio quella che da un’idea si sarebbe trasformata in una proposta concreta. Ho coinvolto così due cari amici dell’università, Paolo e Giuseppe, con i quali abbiamo iniziato a scrivere tutto il progetto, cercando di rispecchiare quelli che erano i nostri valori guida: il rispetto per il territorio e le sue comunità, la sostenibilità sotto ogni aspetto sia sociale che ambientale, e il design come veicolo di tutti questi valori. Il gruppo si è poi evoluto accogliendo e incontrando altri giovani che hanno creduto in questo percorso, e la community è iniziata a crescere e a rinforzarsi come le radici dei nuovi alberi che stiamo contribuendo a ripiantare.

 

Quale difficoltà avete dovuto affrontare più di tutte?

Sicuramente uno degli sforzi maggiori è stato quello di trovare collaborazioni con imprese e artigiani del territorio, forse perché inizialmente non avevano compreso la nostra determinazione e la nostra spinta innovativa. Ma non per questo ci siamo dati per vinti e abbiamo continuato a cercare, trovando poi persone che fossero disposte a uscire dai propri schemi e con la voglia di sperimentarsi. Sicuramente uno tra tutti è Giorgio Leonardelli, il nostro designer e mastro artigiano. Con lui abbiamo realizzato il nostro VaiaCube.

 

Spiegaci meglio come funziona questo oggetto di design resiliente.

VaiaCube è un amplificatore passivo per smartphone realizzato in legno di larice e abete. Ha una forma cubica di 10x10x10 cm, è completamente naturale e grazie alla sua forma e alla sua particolare capacità risonante, è in grado di amplificare come per magia qualsiasi suono emesso dal telefono, che sia una conversazione tra colleghi o della piacevole musica durante una festa. È un oggetto funzionale sotto tanti aspetti, ad esempio in pieno lockdown abbiamo scoperto che molte persone lo usavano per i meeting online oppure per condividere la musica con i vicini di casa.

Ogni VaiaCube è fatto a mano e ogni modello ha una spaccatura diversa e unica che rappresenta la ferita subita dalla foresta. Questo taglio è inciso dall’artigiano e ogni volta segue le venature naturali del legno. Il meccanismo che rende autentico il progetto è il fatto che ad ogni VaiaCube acquistato corrisponde un albero nuovo che viene impiantato nei luoghi colpiti dalla tempesta. Questo processo è strutturato in accordo con il Nucleo Trentino della Forestale, e in collaborazione con Etifor, uno spin-off dell’Università di Padova che garantisce la certificazione FSC per la salvaguardia delle foreste. Quindi ogni albero piantato segue una filiera certificata e guidata da enti terzi con operatori e professionisti che sanno valutare quale tipo di pianta è più adatta per la nuova piantumazione.

 

Qual è il vostro sogno?

Vogliamo far crescere il modello sostenibile recuperando materie di scarto in luoghi specifici e collaborando con le comunità di appartenenza per cercare di ridistribuire i benefici sociali ed economici sul territorio. Vogliamo in questo modo essere un vettore di storie positive. Vaia ci piace pensare sia il suono della resilienza che cerca di dare al mondo una visione inclusiva e positiva. Ed è per questo che recentemente abbiamo voluto riscoprire in prima persona con tutto il team il nostro territorio, facendo un’esperienza condivisa che ci facesse comprendere meglio le potenzialità del nostro agire.

 

Ci vuoi raccontare l’esperienza che avete fatto recentemente per ritrovarvi come team dopo le restrizioni Covid?

Siamo reduci da una crisi sanitaria senza precedenti, che ci ha costretti a rivedere il nostro stile di vita e le nostre priorità. In questi mesi abbiamo lavorato in smart working dalle nostre case. È stata una situazione complessa per tutti, soprattutto per i tanti ragazzi della nostra età che hanno dovuto affrontare sospensioni di stage, mancati rinnovi o, peggio, licenziamenti dettati dall'attuale stato di emergenza. Questa escursione è stato un modo per ricordarci chi siamo e da dove veniamo.  Per noi andare nei luoghi di passaggio della tempesta Vaia acquisisce un duplice significato: rappresenta la nostra volontà di ripartenza, un riscatto per la comunità, ma anche il desiderio di riscoprire il nostro bellissimo territorio. 

 

Bene, grazie Federico per le tue parole e per aver lanciato questa interessante realtà. Ora ci regaleresti uno sguardo verso il futuro?

I primi 500 alberi sono stati piantati, e abbiamo raggiunto i 10.000 VaiaCube nel mondo. Una community sempre più grande di persone che hanno una coscienza del mondo e cha hanno voglia di non essere indifferenti a quello che il pianeta come ecosistema ci richiede. Vogliamo far sì che il nostro messaggio sia universale e che sia più inclusivo possibile. Un messaggio di sostenibilità è una scelta che è a portata di tutti e tutti possono esserne partecipi e promotori.