Uno sguardo oltre confine

Data: 01/04/2020
Rivista: 04 - 2020

Uno sguardo oltre confine

Lo scorso semestre ho avuto l’opportunità di trascorrere alcuni mesi in Belgio, grazie al programma Erasmus+ offerto dall’Università di Trento. Mi sono stabilita nella città di Anversa, la seconda più grande del Belgio. Le città delle Fiandre sono molto simili fra loro: borghi antichi e strette strade di ciottolato conducono generalmente alla piazza principale, circondata da alti edifici medievali. Queste cittadine, dove il tempo sembra essersi fermato, meritano certamente una visita. Proprio riflettendo su questo punto, ho iniziato ad interrogarmi sulla questione relativa alla loro accessibilità sia fisica che culturale: questi luoghi meravigliosi ma allo stesso tempo così antichi, sono facilmente visitabili e/o abitabili da persone con disabilità? 

Cercando maggiori informazioni sull’argomento sono rimasta piacevolmente sorpresa: la regione delle Fiandre, sul suo sito web ufficiale VisitFlanders ha dedicato un’intera sezione (in inglese) all’accessibilità della regione, fornendo informazioni precise, accurate, efficaci e complete circa le modalità di trasporto, l’assistenza sanitaria, l’accesso agli edifici, ai siti culturali, ai parcheggi e ai servizi. Ogni singola attrazione viene descritta minuziosamente nella sua architettura, indicando se vi è la possibilità di richiedere assistenza del personale e se il luogo è dotato di ascensori e/o rampe per facilitare lo spostamento del disabile. La guida si occupa di un numero piuttosto ampio di problematiche (sordità, cecità, difficoltà motoria e psichica, nonché deficit dell’apprendimento, allergie alimentari e demenza) e fornisce le necessarie informazioni circa le principali città e regioni fiamminghe. 

Interessanti iniziative per l’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali sono state inoltre avviate dalla città di Anversa. Sempre sul sito turistico ufficiale della città, sono presenti tutte le informazioni necessarie per la pianificazione del soggiorno. Nonostante alcuni luoghi risultino inaccessibili per la ristrettezza delle vie e l’architettura degli edifici, vengono forniti tutti gli strumenti per poter beneficiare al meglio dei servizi offerti dalla città. Per i più tecnologici, vengono indicate alcune app per smartphone specificamente dedicate al supporto del disabile nella ricerca di un parcheggio, servizi igienici accessibili e assistenza sanitaria. In più, la città ha studiato un sistema che permette di visitare le principali attrazioni in maniera efficiente e semplice: una mappa – reperibile gratuitamente negli uffici turistici – indica due itinerari alternativi percorribili anche in sedia a rotelle (wheelchair-friendly). I due percorsi, rispettivamente di 3 e 3,5 chilometri, attraversano Anversa permettendo di visitare i luoghi più significativi della città, creando utili pit-stop in prossimità di bar, ristoranti e musei accessibili. 

Nonostante il punto focale sia posto sulla condizione del turista, non bisogna credere che queste indicazioni possano essere utili solo per il visitatore occasionale. Un costante aggiornamento dell’accessibilità dei luoghi e una corretta e precisa informazione può infatti rivelarsi utile anche per il residente o l’abitante di una zona limitrofa. La creazione di una rete sociale attenta alle necessità della disabilità è senz’altro un valore aggiunto per uno Stato, e in questo campo il Belgio fornisce un buon esempio di inclusione sociale. Da italiana, consapevole della bellezza che il nostro Paese può offrire, mi rendo conto di come a volte la mancanza di un’accurata informazione possa rivelarsi un elemento discriminatorio, particolarmente nei confronti della disabilità. Questo è certamente un peccato: uno sguardo oltre confine a volte può rivelarsi un buon punto di partenza.