Uniti contro l'AIDS

La prevenzione passa da una corretta informazione

Data: 01/12/2018
Rivista: 12 - 2018
Autori: Giulio Thiella
Giulio Thiella

La prevenzione passa da una corretta informazione

Dal 1988 è stata istituita a livello mondiale la Giornata contro l’AIDS, organizzata ogni anno l’1 dicembre con l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone sui comportamenti a rischio e sui metodi di prevenzione.

L’AIDS ( Acquired Immuno-Deficiency Syndrome, in italiano “sindrome da immunodeficienza acquisita) è una malattia che colpisce le persone contagiate dall’HIV, il virus dell’immunodeficienza umana, che diminuisce le capacità difensive dell’organismo a causa dell’azione aggressiva contro i linfociti CD4, fondamentali per il nostro sistema immunitario.

Il termine sieropositivo invece deriva dagli esami diagnostici eseguiti per individuare il virus, infatti se nel sangue vengono rilevati gli anticorpi specifici, significa che la persona è stata contagiata e che può a sua volta trasmettere l’HIV ad altri soggetti, anche se non è ancora affetta da AIDS. Quest’ultimo è considerato quindi lo stadio terminale causato dall’infezione, e significa che il virus dell’HIV ha già compromesso gravemente le difese immunitarie riducendo quasi completamente i linfociti, lasciando l’organismo completamente disarmato di fronte a qualunque agente infettivo o tumorale, che di conseguenza può svilupparsi in tutto l’organismo.

Il contagio avviene entrando in contatto con sangue infetto, attraverso anche minuscole lesioni delle mucose che permettono il passaggio di piccole quantità di sangue, per questo la trasmissione del virus può avvenire attraverso donazioni di sangue e di organi, in gravidanza e allattamento tra madre e figlio, in seguito allo scambio di siringhe usate ma soprattutto attraverso rapporti sessuali non protetti. Si calcola che quasi il 90% delle trasmissioni del virus sia causata da quest’ultimo comportamento, ed è per questo motivo che la maggior parte delle campagne di sensibilizzazione si concentrano sulla sensibilizzazione all’uso dei preservativi e alla loro distribuzione gratuita.

A seguito del contagio possono trascorrere dalle tre settimane fino ai 6 mesi prima della comparsa dei primi sintomi o degli anticorpi nel sangue, anche se il rischio di contagio è già presente. Successivamente si presenta la fase di infezione acuta durante la quale avvengono i primi fenomeni di allarme del nostro organismo come febbre, ingrossamento dei linfonodi e perdita di peso. A volte questa fase è asintomatica e quindi l’infezione può essere rilevata solo attraverso gli appositi test.

Le prime terapie per combattere il virus sono state create nel 1986, ma ancora non esistono vaccini in grado di prevenire o debellare efficacemente la malattia. Per chi è già stato contagiato però esistono molti farmaci che consentono di ridurre significativamente la carica virale e addirittura di bloccare l’HIV sul nascere, permettendo ai pazienti di vivere una vita normale a patto di non interrompere la terapia.

Attualmente si calcola che le persone infette in tutto il mondo siano 35 milioni, un dato in costante aumento. Questo perché le terapie in commercio consentono a chi è già infetto di tenere a bada la malattia, pur senza poterla debellare del tutto, e a queste persone si sommano ogni anno circa 2 milioni e mezzo di nuovi contagiati, soprattutto nelle zone dell’Africa sub-equatoriale e nel sud-est asiatico.

In Italia sono almeno 150 mila le persone sieropositive, ma i contagi continuano a calare rispetto agli anni ’90: se allora si registravano 30 casi ogni 100.000 abitanti, oggi il numero è sceso a 6.

Gli importanti passi avanti a livello scientifico e divulgativo hanno permesso negli anni di combattere efficacemente la malattia, che nei primi anni senza le cure adeguate ha mietuto più di 35 milioni di vittime in tutto il globo, e anche di ridurre drasticamente i casi di contagio dal 2000 ad oggi.

L’impegno verso la ricerca e la sensibilizzazione vanno a braccetto e gli sforzi per i prossimi anni sono incentrati alla scoperta di una cura definitiva, ma anche ad un’informazione sempre più capillare in quelle zone del pianeta dove ancora i comportamenti a rischio sono più diffusi e le probabilità di contagio maggiori.