Ti va di Ballare

Il workshop per danzatori abili e non di Adam Benjamin al Cid, durante il festival oriente e occidente

Data: 01/10/2018
Rivista: 10 - 2018
Autori: Miranda Minella
Miranda Minella

Il workshop per danzatori abili e non di Adam Benjamin al Cid, durante il festival oriente e occidente

Dal 7 al 9 settembre al CID di Rovereto (Centro Internazionale Danza), durante il Festival di danza contemporanea e di teatrodanza “Oriente Occidente”, si è svolto il workshop “Performance presence and presentation” di Adam Benjamin.

Il laboratorio, tenuto in lingua inglese, era indirizzato agli operatori e ai danzatori abili e non, con l’obiettivo di approfondire i concetti di tempo e spazio, movimento ed emozioni.

Adam Benjamin, National Teaching Fellow e co-fondatore di CandoCo Dance Company, ha ideato una pratica totalmente inclusiva che raccoglie le esigenze di coloro che si apprestano ad intraprendere questo percorso.

Il 40% del gruppo che si è iscritto al suo corso presentava diverse disabilità, intellettive e fisiche. “Il gruppo, essendo così variegato, si è sentito da subito a proprio agio” spiega Adam. “Nella fase iniziale c’è sempre qualche difficoltà ma l’importante è trovare un linguaggio comune. Io e il gruppo siamo entrati velocemente in sintonia”. Il maestro aggiunge poi: “La più grande differenza che ho notato in Italia è che, rispetto all’Inghilterra, non c’è stato un punto di rottura: la danza formale rimane ancora una costante per il palcoscenico italiano. Ed è strano: abbiamo rotto le barriere sessuali, politiche e di genere ma non quelle sul corpo”.

La pratica inclusiva di dance ability va controcorrente proprio perché è aperta a tutti. Questo genere di workshop è attivo dal 2007 mentre dal 2016 il centro ha aggiunto anche formazioni più intense e percorsi con una selezione iniziale. Una chiave di volta necessaria che ha come politica “se sono disabile, posso diventare un artista”. Vedere un loro referente sul palco aiuta le persone non abili a credere nelle loro potenzialità.

Anna Consolati, responsabile progetti europei di danza e disabilità, lo sa bene:“Con i progetti europei cerchiamo di far prendere coscienza: i percorsi di studi sono importanti per dimostrare che anche loro sono artisti. Più che togliere, aggiungono qualità. Nelle prossime edizioni del festival ci saranno sul palco danzatori con disabilità, laboratori internazionali e nazionali e possibilità di formazione a livello italiano anche durante l’anno. Ospiteremo poi ricerche creative di compagnie inclusive.

Cercheremo di cancellare una serie di immaginari, puntando a spettacoli di qualità artistica messe nel cartellone, senza dichiarazione ulteriore legata alla

disabilità degli attori”. Anna, riferendosi agli utenti più vulnerabili, conclude: “Potete immaginare di salire sul palco perché siete artisti, non disabili”.