Staffan, il cooperante

Data: 01/04/2020
Rivista: 04 - 2020
Autori: Fabio Pipinato
Fabio Pipinato

Staffan, il cooperante

Il passaggio di de Mistura a Trento, su invito di Ipsia del Trentino, non è passato inosservato. Ad ogni incontro pubblico c'era il pieno. Dalla Federazione Trentina per la Cooperazione che ha visto convenire 300 giovani, sino a sala Falconetto a metà febbraio, sino alla Campana dei Caduti dove è stato premiato da Giuliano Rizzi (presidente Ipsia) come tessitore di pace. 

Staffan parla 8 lingue. Nacque a Stoccolma da un padre italiano della Dalmazia, nobile dell’impero austroungarico, che si rifugia in Svezia come apolide e si sposa con una svedese, che dà ai suoi due figli la cittadinanza svedese. Staffan avrà la cittadinanza italiana solo nel 1999, per una delibera del Consiglio dei Ministri, come un riconoscimento alla carriera. Il padre spinge i due figli sul cammino della autoformazione. Raccontano gli amici di famiglia che dava 100 dollari (corrispondenti a 487 dollari con il potere di acquisto di oggi) e li inviava nelle vacanze in due direzioni diverse. Chi chiamava per primo, per chiedere soldi, aveva perso. Staffan una volta chiamò dalla Persia e l’altra dal Circolo Artico...

Questo allenamento a trovare il modo di cavarsela lo aiuterà molto nella sua carriera. Per alcuni la diplomazia è la capacità di capire le ragioni degli altri. E questa diventa la caratteristica di de Mistura. Impressionante la sua capacità di chiedere e ascoltare i molti trentini che lo avvicinavano. 

La capacità di capire le ragioni degli altri, significa anche capire la comunicazione. Tornato a Roma per lavorare con il WWF, aprì una campagna contro la caccia. Rimase famoso il suo invito alle TV di essere ad un’ora precisa davanti alla sede della Federazione della Caccia, arrivando con un camion che scaricò due tonnellate di bossoli.

Oggi Staffan parla perlopiù della sua esperienza siriana, dove per 4 anni ha cercato di porre fine ai conflitti. Ma la pace in Siria non dipendeva più dai siriani. Era ormai un conflitto con troppi interessi, con 11 potenze sul terreno, pronte tutte a combattere una guerra sino all’ultimo siriano. Una tragedia di proporzioni senza precedenti. Mezzo milione di morti, ed oltre sei milioni di profughi, di cui una parte sono arrivati in Europa, creando una nevrosi ben utilizzata da alcune forze politiche. Pochi riflettono che i profughi dalla Siria, e prima dall’Iraq e dalla Libia, fuggivano da conflitti in cui abbiamo delle dirette e gravi responsabilità. Come ben diceva un cartoon del noto El Roto del Pais, “noi mandiamo bombe e loro ci mandano rifugiati”. Ma in questi anni di missione impossibile, de Mistura riuscì a stringere rapporti personali con tutti gli attori del conflitto. Ed è simbolico di una vita spesa per la pace e la cooperazione internazionale, che il suo addio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con il suo rapporto finale sulla Siria, abbia visto un omaggio senza precedenti: tutti i delegati gli hanno tributato in piedi una gran ovazione.

Ovazione anche di coloro che hanno impedito un accordo di pace, ma che riconoscevano il lavoro instancabile di de Mistura. Va ricordato che i Cinque Membri Permanenti sono responsabili della vendita dell’82% della produzione di armamenti nel mondo: ed uno di essi, in concreto la Gran Bretagna, ha cercato di convincere la Germania a proseguire nella vendita di armi all’Arabia Saudita, dopo l’inaccettabile omicidio di Kashoggi… business first, come si dice in inglese… Non importa che l’Arabia Saudita abbia disseminato nel mondo moschee con imam salafiti o wahhabiti, i creatori del radicalismo religioso, la base del terrorismo islamico…

Ed è qui che la figura di de Mistura diventa emblematica: è un servitore di valori universali, dell’umanità, non di Stati o di organizzazioni. Ma non è stato un vaso di creta fra vasi di ferro. È stato capace di portare avanti una battaglia di ideali e di valori, usando la diplomazia nel senso più nobile, di incontro e condivisione. Mentre ora la diplomazia sta diventando solo uno strumento tecnico al servizio di interessi nazionali. Il multilateralismo, cioè la cooperazione come strumento di pace e di governabilità, è in fase di rigetto per nazionalisti e sovranisti, che sfruttano in una epoca di crisi la xenofobia, la paura e la cupidigia. 

La speranza è che dalla società civile nasca un rinnovamento basato sui valori che ci stiamo dimenticando, anche se stanno nelle costituzioni: la trasparenza contro la corruzione, la partecipazione dei cittadini contro l’indifferenza, la giustizia sociale contro i crescenti squilibri, la pace contro le spinte nazionalistiche. E si arrivi così ad un momento nel quale gli interessi ritornino ad essere gli ideali, e dove si rifletta sulla nostra storia, perché si capisca che una governabilità mondiale basata solo su interessi e non su valori comuni è una illusione che la storia ha sempre smentito.

Papa Francesco ci ha indicato la grave crisi del nostro tempo. Una Terza Guerra Mondiale, frazionata in tanti conflitti locali, la crisi della solidarietà e della giustizia sociale, il ritorno di falsi profeti e il ritorno degli Uomini della Provvidenza. Ma la testimonianza di Staffan de Mistura, una vita dedicata con successo ad un impegno ideale, ci dice che quanto il Papa chiede è possibile. E riteniamo il messaggio di fondo di Staffan: non perdete mai la capacità di indignarvi.