Salvare vite grazie ad una stampante

Data: 01/04/2019
Rivista: 04 - 2019
Autori: Daniel Guida
Daniel Guida

Salvare vite grazie ad una stampante

Chi avrebbe mai pensato che una tecnologia innovativa, nata già nel lontano 1986, avrebbe fatto dei passi da gigante tali da arrivare addirittura a salvare delle vite? Come prima cosa dobbiamo conoscere la protagonista di questa storia, vale a dire la “Stereolitografia”, meglio conosciuta come “stampante 3D”, creata da Charles W. Hull. Essa, mediante il trasferimento di dati ad un computer rende possibile realizzare degli oggetti tridimensionali in diversi materiali come resina, pasta oppure pelle sintetica. Questa tecnologia viene usata per realizzare diversi prodotti, dall’oggettistica all’arredamento, ma in quest’ultimo periodo ha trovato applicazione anche nel settore sanitario, nello specifi co per creare organi e protesi. All’Università di San Diego, in California, usando questa speciale stampante i ricercatori sono riusciti a riprodurre il primo midollo spinale artifi ciale, supportato da cellule staminali. La sperimentazione su alcune cavie da laboratorio con lesioni spinali ha portato ottimi risultati: il trapianto si è concluso a un risanamento completo. La speranza è che in un prossimo futuro si possa tentare di applicare la stessa cura anche agli esseri umani, infatti se i risultati fossero altrettanto positivi questa tecnologia consentirebbe a coloro che hanno subito lesioni simili di tornare a camminare. Sfruttando sempre questa tecnologia da diversi anni si cerca di riprodurre degli organi compatibili col corpo umano, come polmoni e reni. Sarebbe una conquista importante, soprattutto perché potrebbe risolvere il problema della disparità tra quanti avrebbero bisogno di un trapianto e il numero relativamente ridotto di organi disponibili a tale scopo. Purtroppo ciò non è ancora possibile a causa di vari fattori, come le ripercussioni che un organo artifi ciale potrebbe avere sul resto del corpo, dato che ancora non sono stati sviluppati materiali perfettamente compatibili con i tessuti organici. Nonostante i progressi nel campo di questa rivoluzionaria applicazione della tecnologia della Stereolitografi a alla creazione di organi siano apparentemente lenti, rimane la speranza che il futuro in cui tale scoperta possa aiutare molte persone non sia lontano. Nell’ambito della creazione di protesi, spicca un caso trentino: proprio a Pergine, infatti, ha sede Eurocoating, una delle aziende leader di questo settore in Europa e nel mondo. L’azienda fu fondata in provincia di Parma da Nelso Antolotti alla fi ne degli anni ottanta ed inizialmente si occupava di produzione dei rivestimenti in plasma-spray per pezzi meccanici. Un’intuizione però lo portò ad interessarsi al settore biomedicale e così nel 1999 venne aperta a Pergine una divisione dell’azienda incentrata sulla creazione dei rivestimenti per protesi e, in seguito, delle protesi stesse. Si tratta di protesi ortopediche come ginocchia, bacini e dischi vertebrali realizzate proprio tramite il 3D printing. Eurocoating è una delle prime aziende in europa ad utilizzare questa rivoluzionaria tecnologia che permette di creare da zero protesi personalizzabili al millimetro, nella stessa lega di titanio usata per gli aerei. Ad oggi sono state prodotte più di 400 mila protesi che dal Trentino arrivano in mezzo mondo per rimettere in piedi pazienti infortunati.