Rosanna Benzi e Rachel Kachaje

Due storie esemplari per un cambiamento culturale

Data: 01/12/2020
Rivista: 12 - 2020
Autori: Ivan Ferigo
Ivan Ferigo

Rosanna Benzi e Rachel Kachaje

Due storie esemplari per un cambiamento culturale

Rosanna Benzi e Rachel Kachaje. Due donne diverse, provenienti da contesti temporali, geografici e culturali completamente differenti, ma accomunate dall’aver dedicato la loro vita alla rivendicazione dei diritti delle persone con disabilità, dall’aver lottato per cambiare in meglio la nostra società. Scegliendo di centrare questo numero sulla tematica femminile, e pensando al contempo ai valori che hanno portato – 21 anni fa – Pino Melchionna a fondare Prodigio, risulta appropriato raccontare le vicende esemplari di queste due donne. 

Rosanna Benzi e il vizio di vivere

Rosanna Benzi (Morbello, 10 maggio 1948 – Genova, 4 febbraio 1991) ha una storia sì di malattia e sofferenza, ma soprattutto di libertà, consapevolezza, dignità. Di incredibile serenità e di voglia di vivere. 

Non ancora 14enne, è colpita da una grave forma di poliomielite, la bulbo-spinale, che le causa una tetraplegia e una grave insufficienza respiratoria. Una malattia che la costringe a trascorrere il resto della sua vita in un polmone d’acciaio, un macchinario per la ventilazione artificiale, all’ospedale San Martino di Genova. 

Nonostante questa condizione, Rosanna ha sempre lottato per i diritti delle persone con disabilità. Lo ha fatto attraverso una rivista, “Gli Altri”, che lei stessa fondò nel 1976, e attraverso libri come Il vizio di vivere e Girotondo in una stanza. Strumenti di cultura, comunicazione e consapevolezza tramite i quali, in un’epoca di forti mutamenti in tema di diritti (sono gli anni dei referendum su divorzio e aborto, della legge Basaglia, etc.), sostenere la necessità di un cambiamento del modo di pensare e vedere gli handicappati (allora li chiamavano così), che per lei dovevano essere visti come tutte le altre persone. Capaci di lavorare, viaggiare, amare, in un’ottica di rispetto, inserimento e accoglienza. 

Rosanna era contro l’ipocrisia e la visione pietistica della disabilità. Non tradiva sofferenza per il suo stato, era anzi piena di vita, di voglia di conoscere, d’entusiasmo. Dall’osservatorio della sua stanza d’ospedale, riusciva a guardare, raccontare e interrogare, come osserva Lavinia D’Errico nella biografia La femme-machine. Vita di Rosanna Benzi nel polmone d'acciaio (Meltemi, 2018), «la città che emargina e la città che include, la società che cambia». 

Guardando video da YouTube su di lei, emerge il ritratto di una donna coraggiosa, piena di grinta e di fede in Dio, che ama profondamente la vita. Per lei, l’handicap non è una malattia, ma una condizione. Il polmone d’acciaio non uno stato da accettare con rassegnazione e passività, ma una realtà dalla quale lottare, combattere, vivere. In un rapporto di affetto, tenerezza, amore, fedeltà (quasi) assoluta. La malattia, la sofferenza, il dolore fanno parte dell’esistenza, pertanto vanno vissuti e affrontati. Insomma, verticale od orizzontale, poco cambia. L’importante è spendersi per le cose in cui si crede, vivere la vita comunque, perché non vivere è già essere sconfitti. 

Nonostante non potesse spostarsi, camminare, muoversi, Rosanna si sentiva libera. Aveva il vizio di vivere. 

Rachel Kachaje, una campionessa dei diritti umani

Ci trasferiamo in Malawi, piccolo Paese del sud-est dell’Africa, per ricordare una guerriera, un’attivista, una paladina dei diritti delle donne e delle persone con disabilità. Questo era Rachel Kachaje, scomparsa lo scorso 3 settembre a 62 anni. 

La lista delle cariche da lei assunte nel campo della cooperazione internazionale è impressionante. Figura chiave nella costituzione del Forum Africano della Disabilità. Fondatrice e responsabile esecutiva il DIWA (Disabled Women in Africa). Nel 2013 è nominata ministra per gli affari della disabilità e della terza età nel governo presieduto da Joyce Banda. Dal 2015 era – prima donna a ricoprire l’incarico – presidente mondiale dell’organizzazione non governativa internazionale DPI (Disabled Peoples’ International), dopo esserne stata per 8 anni responsabile dell’area sviluppo. 

Ha contribuito attivamente all’implementazione in molti Paesi – e non solo in Africa – di importanti documenti e trattati ONU. Tra questi, le Regole Standard per l’uguaglianza di opportunità delle Persone con Disabilità (1993), la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006), gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 (2015). 

Rachel ha agito in un contesto, quello africano, dove tutt’oggi le disuguaglianze sociali sono nette. All’interno del suo operato, fondamentale è il suo particolare impegno per fare emergere i diritti delle donne e delle ragazze con disabilità. Una necessità quanto mai stringente in Paesi dove il patriarcato era ed è ancora prevalente, dove le culture tuttora stigmatizzano e discriminano le donne in tutti gli ambiti della vita. 

Con la sua morte, il movimento mondiale per i diritti delle persone con disabilità perde un’importante leader africana e mondiale. Non muore però la sua eredità di risultati e proposte, nella speranza che le battaglie da lei sostenute possano essere proseguite nella direzione da lei indicata.