RE-CIG

L'innovazione che passa dal riciclo di mozziconi di sigaretta

Data: 01/06/2020
Rivista: 06 - 2020
Autori: Lorenzo Pupi
Lorenzo Pupi

RE-CIG

L'innovazione che passa dal riciclo di mozziconi di sigaretta

Intervista a Marco Fimognari, fondatore di Re-cig

 

Il tema del riciclo e riuso sembra oggi più che mai vivere un trend di crescita senza precedenti. Alcuni dati prevedono una crescita del settore a livello globale che nei prossimi 10 anni raggiungerà i 540 miliardi di valore. E poi ci siete voi, che siete una realtà molto innovativa e soprattutto locale. 

 

Avete voglia di introdurci brevemente chi siete?
Come prima cosa Vi ringraziamo per averci dedicato un po’ del vostro tempo ed aver posto l’attenzione su questo tema, che per noi è molto importante. Re-cig è una piccola realtà locale, nata dopo quasi 5 anni di studio, analisi e “prove tecniche”. Ci definiamo e ci definiscono innovativi perché facciamo qualcosa di nuovo.
Nel corso di questi anni abbiamo studiato, sviluppato e brevettato un processo che ci consente di trasformare un rifiuto come i filtri di sigarette in un materiale rigenerato e nuovamente utilizzabile, ovviamente dopo aver eliminato le sostanze nocive contenute al loro interno. Il settore del riciclo è il futuro di tutti. Ogni azienda oggi sviluppa piani di sostenibilità e di basso impatto ambientale. Noi cerchiamo di fornire uno strumento pratico, ma anche informazione e sensibilizzazione.

Il littering è la modalità di abbandono dei piccoli rifiuti  sul territorio, e riguarda spesso i mozziconi di sigaretta, che rappresentano un problema spesso sottovalutato. Quale vantaggio presenta la vostra soluzione?
Il problema dei mozziconi è veramente grande. 
Quando abbiamo iniziato questa avventura, non ci rendevamo conto di quanto fosse ampio e variegato questo mondo.
Abbiamo pensato ad una soluzione completa del problema  a 360°. Il servizio che offriamo parte dalla raccolta passando per la purificazione e la lavorazione, ed arrivando alla              realizzazione di una materia prima seconda.
Il nostro cliente può affidarsi a noi, trovando una soluzione completa, questo credo sia il nostro punto di forza.

Spesso si legge di nuove tecniche di smaltimento di rifiuti o di riuso di materie prime derivate dal residuo delle nostre attività umane, ma viene spontaneo chiedersi: sono davvero green questi processi di riciclo? E il vostro?
Nel panorama ci sono tantissimi progetti. Quello che abbiamo cercato di mantenere nel nostro ciclo produttivo è il minimo impatto ambientale. La fase di riciclo è improntata sul recupero delle acque di lavaggio e puntiamo ad arrivare ad un sistema a circuito chiuso (utilizzo sempre della stessa acqua, tramite il trattamento integrato).  Stiamo valutando di effettuare la raccolta con degli automezzi a basso impatto, la nostra documentazione è stata realizzata da un’azienda che utilizza macchinari a basso impatto ambientale e inchiostri a base di acqua privi di solventi e alcool.
I contenitori che daremo a disposizione di grandi realtà, sono realizzati recuperando contenitori  già usati, rigenerati, sanificati e riverniciati da un’azienda specializzata.
La definizione di Green va molto oltre rispetto al fine dell’azienda. Ci siamo resi conto che oltre a puntare al nostro obiettivo aziendale (raccogliere e trasformare un rifiuto), dobbiamo iniziare a riconsiderare tutti i processi che abbiamo stabilito, rendendoli meno impattanti.
Dobbiamo cambiare l’ottica con cui vengono progettati i processi industriali, ed è quello che stiamo cercando di fare.

Qual è la situazione del vostro settore oggi in Italia? Esiste una regolamentazione specifica?
Oggi esiste un impianto normativo molto rigoroso, che impone molti requisiti per i quali servono risorse, tempo e certificazioni. Nonostante l’esistenza di un testo unico dedicato alla gestione dei rifiuti il (d.lgs. 152/2006) e altre normative specifiche, purtroppo vige ancora una logica del non rispetto in molti ambiti amministrativi, civili e imprenditoriali sia nelle fasi di raccolta che di smaltimento. 
Per quanto riguarda la raccolta, ad esempio, un problema spesso sottovalutato è rappresentato dai posacenere stessi. Pur vigendo una direttiva che riguarda le caratteristiche che devono avere questi “contenitori” per produrre il minor impatto ambientale, non essendo previsti termini per la sostituzione di quelli esistenti né sanzioni per il mancato adeguamento, spesso questo decreto non viene preso in considerazione. Il permanere dei mozziconi in contenitori non idonei può causare dei danni ambientali per la dispersione di sostanze altamente inquinanti. Altro aspetto oltre alla raccolta è il recupero. Ad oggi siamo l’unica azienda a livello nazionale che sta completando un lungo iter burocratico che è cominciato quattro anni fa. Paragonando il percorso ad una maratona, adesso ci troviamo davanti agli ultimi 192 metri e una volta terminato, con tutte le autorizzazioni necessarie, saremo la prima azienda specializzata ad operare nel pieno rispetto della normativa e garantendo sia la fase di raccolta utilizzando idonei contenitori che il completo recupero del materiale eliminando le sostanze nocive con un processo a basso impatto.

Guardando il vostro sito web, si capisce subito che non siete solo un’azienda come le altre. Il vostro logo del resto richiama un ideale di ambientalismo, di consapevolezza e responsabilità. Qual è la vostra mission?
Come sicuramente avrai visto, ci proponiamo come soluzione per aziende, pubblica amministrazione ed esercizi pubblici per il problema dello smaltimento dei mozziconi di sigaretta. Puntiamo anche, in futuro, ad offrire il nostro servizio direttamente ai condomini in modo da poter raggiungere la maggior popolazione possibile. Puntiamo alla collaborazione con i comuni e con le istituzioni per far sì che nel tempo diventi la normalità trattare correttamente ogni tipo di rifiuto. Cerchiamo di offrire qualcosa che fino a ieri non esisteva e cerchiamo di farlo bene e con un pizzico di design.

Essere competitivi e innovativi oggi è molto complicato, oltre a questo voi mirate ad essere anche sostenibili cercando di fatto di creare un modello locale di economia circolare, ridando vita a ciò che prima era solo un rifiuto. Come si riesce a fare tutto questo e qual è la vostra vision per il futuro?
È difficile riuscire ad essere coerenti con il concetto di sostenibilità. Come accennavo prima, bisogna stravolgere l’intera progettazione dei processi e rivedere tutte le fasi di lavoro. Noi abbiamo iniziato un’avventura con determinate procedure che ogni giorno decidiamo di modificare e modellare secondo un’ottica “green”. 
La vision del nostro progetto è la creazione di consapevolezza, responsabilità e sensibilizzazione. Crediamo che oltre al servizio che offriamo, possiamo dare a chi viene in contatto con il nostro progetto, delle informazioni che possono far riflettere (sapevi ad esempio che il 40% dei rifiuti che si trovano nei nostri mari, sono filtri di sigaretta?). Far percepire i danni prodotti da un così piccolo rifiuto potrebbe generare anche maggior attenzione a tutte le buone pratiche che si possono mettere in atto. Speriamo inoltre che progetti simili al nostro possano nascere per tutti quei piccoli rifiuti che oggi non vengono considerati dannosi per l’ambiente, creando un sistema di recupero di tanti materiali non facenti parte della filiera del riciclo. Non ti nego che essere “pionieri” non è semplice… oggi ci scontriamo in questo settore con tante leggi, tanti vincoli che dobbiamo rispettare. Ci scontriamo anche con alcune istituzioni che faticano un po’ a comprendere e promuovere un progetto così ambizioso. Alcuni enti sono più aperti (ad esempio l’Albo Nazionale Gestori Ambientali, su nostra richiesta e dopo 8 mesi di dialogo continuo, ha deliberato il riconoscimento del mozzicone come rifiuto CER 20.03.99, trovando poi una formula che ci permetterà di lavorare in tutta la nazione), altri invece sono un pò più chiusi… sai com’è, decidere ed autorizzare un’attività come la nostra non è semplice…


Se doveste spiegare ad un bambino l’importanza di quello che fate, sareste in grado di sintetizzarlo con un pensiero che sia anche un augurio di speranza per un mondo che sta vivendo la crisi più grande della storia, quella ambientale?
Il pensiero che ci ha seguito nello sviluppo del nostro progetto credo sia in grado di sintetizzare al meglio il nostro augurio “Non siamo i proprietari del Mondo, ma ne siamo i custodi”. 
Lavorando in quest’ottica, difficilmente potremmo sbagliare.