PERGINE FESTIVAL NO LIMITS

Connessioni con la natura e tra esseri umani

Data: 01/10/2020
Rivista: 10 - 2020
Autori: Ivan Ferigo
Ivan Ferigo

PERGINE FESTIVAL NO LIMITS

Connessioni con la natura e tra esseri umani

La summer edition del Pergine Festival ha avuto molto da raccontare in termini di connessioni ed accessibilità. Una rassegna dedicata al rapporto tra uomo e natura, all’interno della quale, attraverso il progetto No Limits – coordinato da Associazione Fedora, realtà che abbiamo conosciuto nel numero di giugno – sono stati resi accessibili tutta una serie di servizi e un paio di eventi. Tra gli uni rientrano video promozionali, materiali informativi, totem identificativi, mappatura dei luoghi, mappe tattili, servizio d’accompagnamento, formazione volontari e interpreti LIS; degli altri ci occuperemo in questo articolo. 

Partiamo da Alberi Maestri, performance itinerante ideata dal collettivo Pleiadi. Un percorso sensoriale, individuale e collettivo, alla scoperta degli alberi, in mezzo al verde sovrastante la cittadina. Una passeggiata immersiva nella quale, attraverso parole e suoni dell’audioguida in cuffia, conoscere la complessità della Nazione delle Piante (per citare Stefano Mancuso), la sua intelligenza, il suo movimento impercettibile ma costante, la sua capacità di agire in rete e in armonia.

Delle dodici repliche previste, quattro erano del tutto accessibili. È interessante confrontare come, in modi distinti, sordi e ciechi hanno vissuto questo singolare viaggio. Per i primi, aiutati dalla guida dell’interprete LIS Omar Ferroni, è stata una bellissima esperienza, nella quale trovare una ricchezza della natura inaspettata, in una sensazione immersiva piena. Una possibilità che ha provocato emozioni e riflessioni diverse, facendo comprendere significati inattesi. Grati per l’opportunità, i sordi auspicano che eventi come questo non restino un’eccezione, ma diventino la normalità. 

Con i ciechi – spiegano Luca Falbo e Ginevra Bocconcelli di Fedora – si lavora su un differente livello d’accessibilità. Si punta su ciò che non vedono e sul tatto. Un cieco può toccare gli alberi, annusare i fiori, ascoltare spiegazione e poesia dalla traccia audio; è curioso cercare di capire come percepiscono forme e dimensioni. Talvolta l’audioguida invita a vedere qualcosa: alcuni non necessitano della descrizione del paesaggio, scegliendo di fare in autonomia un lavoro di immaginazione. 

Affronta il tema della “diversità” sotto un’altra luce il Museo dell’Empatia, progetto tra ricerca e installazione sviluppato da Diana Anselmo e allestito per tre sere al Parco Tre Castagni. Un percorso emotivo che, attraverso dieci storie quotidiane, dirette e profonde, abbinate ad altrettanti semplici oggetti, vuol far riflettere su dieci tipi di emarginazione sociale da superare per conquistare la “normalità” comunemente intesa. Discriminazioni che colpiscono chi è sordo, cieco, sordocieco, in sedia a rotelle, tetraplegico, gay, transessuale, sieropositivo, migrante, vittima di bullismo. La maggioranza delle persone non prova queste esperienze, non le conosce, non ne è toccata. Il progetto dà voce a identità negate e soggettività non conformi, il cui punto di vista è spesso ignorato, offrendo a tutti la possibilità – dato il periodo, solo metaforica ed emotiva – di mettersi nei loro panni. Il percorso è stato reso fruibile tramite tablet con spiegazione in audio italiano, sottotitoli e LIS. 

Il Pergine Festival sembra voler suggerire la via di una riconnessione con la natura e tra gli esseri umani. Ponendo innovazione, sostenibilità, inclusione e accessibilità come punti principali nell’agenda del mondo di oggi e domani.