ORIENTE OCCIDENTE

Una danza accessibile a tutti i corpi

Data: 01/10/2020
Rivista: 10 - 2020
Autori: Ivan Ferigo
Ivan Ferigo

ORIENTE OCCIDENTE

Una danza accessibile a tutti i corpi

Il tempo di isolamento, la paura del contagio, il distanziamento interpersonale, l’incertezza sul futuro hanno scosso le nostre vite e la percezione del nostro corpo. A maggior ragione, si è trovato ad interrogarsi su questi mutamenti il mondo della danza, arte che per definizione ha a che fare con il gesto fisico, l’espressione corporea, la relazione e il contatto tra i corpi. Su questi nodi concettuali si è fondata la quarantesima edizione di Oriente Occidente. Un festival che da diversi anni dedica una decisa attenzione al rapporto tra danza e disabilità, nella convinzione che l’arte e la cultura debbano essere alla portata di tutti. Ci focalizzeremo qui su tre momenti: una performance accessibile, il progetto europeo di cui è esito, la presentazione di un libro. 

Siamo stati invitati allo spettacolo Gravity (and other attractions) della compagnia tedesca Un-Label. Sul palco, due danzatori: lei udente, lui sordo. Una storia, pur raccontata in inglese, a cui si può accedere udendo la poetica audiodescrizione o seguendo la lingua dei segni, oltre che osservando la coreografia e la scenografia digitale. Il lavoro di Costas Lamproulis (concept, drammaturgia e direzione) parte proprio da un testo in audiodescrizione sulla base del quale è stata poi creata, combinando musica, movimenti e parole, la performance. Un percorso che vuol essere il più possibile accessibile, ma lavorando anche di sottrazione per lasciare il giusto spazio all’immaginazione.

Gravity è uno dei risultati di ImPArt, progetto co-finanziato dal programma Creative Europe che intende sperimentare pensieri e approcci per aprire nuove strade per l’inclusione delle arti, incoraggiando un cammino di ricerca con artisti internazionali con e senza disabilità. Per un’arte realmente accessibile ed inclusiva. Al piano aderiscono quattro partner: oltre ad Oriente Occidente e Un-Label, ci sono Synergy of Music Theatre – SMouTh (Grecia) e Small Theater (Armenia). 

Altre due produzioni frutto del progetto – The Little Prince e Re:construction – sono state presentate nel workshop “ImPArt Lab: ripensare il palcoscenico”. Un momento che è servito a fare il punto di quanto fatto in due anni e mezzo di ricerca e collaborazioni. È emerso, in estrema sintesi, come un piano di questo tipo permetta di esplorare possibilità, cercare soluzioni, conoscere persone, costruire rapporti, riempire lo zaino di idee ed esperienze. 

Sul tema danza e disabilità, infine, c’è da dire della presentazione di Making an entrance di Adam Benjamin, coreografo co-fondatore della CandoCo Dance Company e pioniere della danza integrata. Un’opera datata 2002, ma sempre attuale per visione e contenuti, ora disponibile anche in italiano grazie alla traduzione di Monica Morselli per Cue Press. Un testo chiave su come insegnare danza trasversalmente ad allievi disabili e non. In esso, l’autore individua come focus l’improvvisazione, una forma di apprendimento aperta, libera e paritaria, nella quale guardare le cose con umorismo e una mente giocosa, imparando ad accettare e valorizzare la vulnerabilità. 

Nonostante una pandemia ancora presente, Oriente Occidente ha dimostrato che è possibile e necessario esserci, reinventarsi, occuparsi – oggi più che mai – dei corpi fragili. Per una danza accessibile a tutti i corpi.