Lavorare nell'integrazione e nella cooperazione

Data: 01/10/2017
Rivista: 10 - 2017
Autori: Fabio Pipinato
Fabio Pipinato

Alice Rachele Arlanch (Miss Italia) di Anghebi di Vallarsa (14 abitanti) ha recentemente dichiarato «parlare ancora del colore della pelle nel 2017 è segno di una mentalità molto arretrata». E sulle polemiche riguardanti la collega di colore terza classificata nello stesso concorso di bellezza aggiunge: «Samira è italiana, nata e vissuta in Italia. Altro non c'è da aggiungere». Sono due i temi di cui mi occupo professionalmente: integrazione e cooperazione. E sono, non casualmente, i due temi di maggior discussione oggi. C'è voluta una giovane ragazza di 21 anni per fare chiarezza su questi due temi.
Ora proviamo a concentrarci sui numeri riguardanti il lavoro che in Trentino la solidarietà crea.
Il sistema di accoglienza in Trentino interessa una dozzina di organizzazioni del terzo settore; tutte con segreteria permanente. Quattro di queste dodici sono partner di Cinformi (Centro Informativo per l'immigrazione). Tra queste annoveriamo ATAS (co-fondata dalle ACLI) e il Centro Astalli dei Gesuiti con una quarantina di operatori ciascuna. Se continuiamo la sommatoria con le organizzazioni minori arriviamo a circa 150 giovani trentini impiegati: preparati, poliglotti, interconnessi che motivano il doppio di volontari e alcune decine in servizio civile. Ad affiancare gli staff che lavorano direttamente con gli immigrati vi sono, sempre stipendiati, segreterie organizzative, psicologi, assistenti sociali, ricerca lavoro, operatori pubblici, protezione civile con un rapporto “grossomodo” di tre a uno il che significa un'ulteriore cinquantina di persone.
A differenza di molti internauti che affollano il web non mi scandalizzo del fatto che dei 35 euro di costo per ogni richiedente asilo poco più di 30 servino a stipendiare questi giovani trentini che abitano il territorio trentino oltre a far lavorare aziende per la ristorazione, pulizia o lavanderie (funzioni che dovrebbero essere prese in carico dagli immigrati stessi se avessimo un atteggiamento meno paternalistico e una legge che permetta da subito l'integrazione nel mondo del lavoro). I 35 euro, infatti, arrivano anche dallo Stato e non solo dalla Provincia e, a sua volta, lo Stato li chiede in quota parte all'Europa.
Gli operatori disseminati sul territorio a favore dell'integrazione/interazione significa – socialmente - “controllo sociale”, ammortizzare il conflitto con la comunità locale che ha usi, costumi e tempi che sono “culturalmente” differenti. Più privato sociale significa inoltre meno polizia pubblica.
Ora andiamo oltre mare e parliamo di cooperazione internazionale. Affrontiamo di petto la ricetta che sembra accomunare Salvini e Renzi: “aiutiamoli a casa loro” (con la differenza che c'è chi lo predica e chi lo fa). Le Acli lo fanno o, meglio, cercano di farlo assieme a più di 300 fondazioni, associazioni, gruppi disseminati in tutto il Trentino. Una quindicina di questi hanno segreteria permanente che in linguaggio tecnico chiamiamo “desk” e quindi persone che scrivono e rendiconto progetti che, per fortuna, passano una selezione. Inoltre organizzano attività di sensibilizzazione, raccolte fondi etc. Stiamo parlando di una cinquantina di persone, anche qui spesso giovani (trentini che lavorano in Trentino), che si interfacciano quotidianamente con il mondo di 400 missionari trentini, laici, operatori nei sud del mondo.
Le due organizzazioni con il maggior numero di collaboratori si occupano della storica cooperazione comunitaria con i Balcani e con il Mozambico. La Provincia Autonoma ha una legge che riserva lo 0,25% del bilancio per la cooperazione internazionale. Trattasi di una percentuale fissa che le ACLI hanno da sempre auspicato e difeso.
Insomma, attorno ai 250 operatori sopradescritti (200 per l'accoglienza e 50 per la cooperazione internazionale) ruota un mondo di volontari incredibile che solo certi territori come il nostro possono stimare. Si, perchè, questi operatori sono soprattutto animatori di comunità, tessitori di sociale, facilitatori di interazioni positive e propositive. Tutt'altro dalla “mentalità molto arretrata” che la nostra Miss Italia ha recentemente sottolineato.
Basterebbe un voto emotivo, un cambio di programma, una legge da un solo articolo approvata in fretta e furia per chiudere realtà e esperienze che danno occupazione a centinaia di giovani trentini. E poi?