L'Altro Spazio

Data: 01/06/2018
Rivista: 06 - 2018
Autori: Chiara Soma
Chiara Soma

Un aperitivo visto dalla giusta prospettiva

L’Altro Spazio è un locale unico nel suo genere, situato in via Nazario Sauro nel centro storico di Bologna. Ne avevo sentito parlare la prima volta due anni fa, tra una seduta di fisioterapia e l’altra, a centinaia di chilometri di distanza. In quel periodo una delle poche cose di cui avevo la convinzione era che fare la barista non rientrava più nelle opzioni per il futuro, avrei dovuto trovarmi un’alternativa. Due anni, tante esperienze, delusioni e tentativi di ricominciare dopo, mi ritrovo a Bologna per un week end di vacanza con Diletta, una mia cara amica. Arriviamo all’ Altro Spazio quasi per caso e una volta entrate capisco che in realtà, ancora una volta, mi sbagliavo. 
“Non è il lavoratore che si adatta al luogo, ma il luogo che si adatta al lavoratore”, lo afferma Nunzia Vannuccini, titolare de L'altro Spazio e Presidente dell’Associazione Farm, che ha dato vita a questo locale nell’ottobre 2015.

In cima alla rampa per entrare nel bar c’è un bel labrador color cioccolato, appena mi vede mi viene incontro abbaiando, lo saluto avvicinando piano la mano:” Sono solo delle ruote, non fanno niente tranquillo!” dico io. Al cane in realtà basta annusarmi le dita qualche secondo per tranquillizzarsi. Non so ancora che in realtà le ruote per lui rappresentano la cosiddetta “normalità”.
“Elettra, vieni qui!” una voce proveniente dall’interno richiama la nostra attenzione. È Manuela, la barista de L’Altro Spazio, nonché padrona di quel bel cagnolone, che si affaccia dall’ingresso del locale. Manuela ci accompagna dentro e ci invita ad accomodarci. Elettra ci segue trotterellando contenta, è ora dell’aperitivo e lei, che accompagna sempre la sua padrona al lavoro, lo sa. Di lì a poco i tavoli si riempiranno di patatine e stuzzichini, se gioca bene le sue carte qualcosa di buono toccherà sicuramente anche a lei!
L’atmosfera è tranquilla e rilassata, Diletta si accomoda su un divanetto, io riesco senza troppe difficoltà a sistemarmi come voglio in uno dei lati del tavolo lasciati appositamente senza sedia. Ordiniamo da bere e ci guardiamo un po’ intorno. L’ambiente è ampio e luminoso, grandi poster colorati ravvivano le pareti. Il bancone in legno arricchito da una cornice di piantine verdi è il punto focale di tutta la stanza. Elettra nel frattempo si è appoggiata pigramente ad una delle ruote della mia carrozzina e sta schiacciando un pisolino. “La devi scusare” mi dice Manuela mentre prepara i nostri drink. “La carrozzina è casa sua, pensa che quando era piccola utilizzava la mia come cuccia”.
Mentre mi parla si avvicina disinvolta al nostro tavolo, una mano regge il vassoio, l’altra spinge la carrozzina.
Ebbene sì, nel caso ve lo stesse  chiedendo,Manuela è una barista. Una barista comodamente seduta sulla sua sedia a rotelle. 
Ci porge i nostri drink e le tanto agognate patatine. Elettra a quel punto si anima, è il momento di fare gli occhi dolci alla ricerca di qualche boccone prelibato. Comincia a girovagare per i tavoli scodinzolando, a quel punto decido di gironzolare un po’ pure io. Sono molto incuriosita da questa piccola parentesi bolognese dove la barista gira tranquilla seduta su quattro ruote come me, dove non mi incastro e non vado continuamente a sbattere addosso a tutti nel tentativo di avvicinarmi ad un tavolino , o dove non scompaio alla vista di chi mi guarda dall’alto di banconi da bar monumentali. Il bancone dell’Altro Spazio infatti è costruito su misura, realizzato in maniera tale da poter preparare cocktail e fare caffè anche da seduti.
Esplorando l’ambiente circostante, mi rendo conto che l’Altro Spazio è anche molto altro. Ogni cosa è studiata per rendere il locale accogliente per tutti. Scorgo sul bancone del bar e sulla porta del bagno delle incisioni in braille. Manuela mi racconta che ai clienti ciechi viene fornita una mappa tattile per orientarsi tra i tavoli ed un menù scritto in braille. Tutto il personale dell’Altro Spazio è in grado di tradurre le informazioni visive alle persone cieche e conosce il linguaggio dei segni. Abilità che permette loro di comunicare facilmente anche con persone sorde.
All’interno del bar vengono organizzati spesso aperitivi e cene al buio, dove è possibile mettere alla prova i propri sensi. Per chi fosse interessato inoltre, ogni settimana  si tengono dei corsi di sensibilizzazione al braille ed alla lingua dei segni.

Per me e Diletta è arrivato il momento di andare, salutiamo Manuela ringraziandola per l’ottimo aperitivo e per il tempo dedicatoci. Mi avvicino per dare un’ultima carezza ad Elettra, che nel frattempo si è seduta buona buona in un angolo con la pancia piena. “Alla prossima ragazze e mi raccomando.. “ prosegue rivolta a me ”..dovessi ritrovarti  dalle parti di Bologna, sappi che qui stiamo cercando una barista”.