IL SOSTEGNO A DETENUTI ED EX DETENUTI

La situazione ai tempi del lockdown raccontata da chi ci lavora quotidianamente

Data: 01/06/2020
Rivista: 06 - 2020

IL SOSTEGNO A DETENUTI ED EX DETENUTI

La situazione ai tempi del lockdown raccontata da chi ci lavora quotidianamente

Da prima dell’inizio del lockdown, il 9 marzo, l’associazione APAS ha visto l’impossibilità di svolgere una delle sue attività più importanti: svolgere colloqui con i detenuti della Casa circondariale di Spini di Gardolo. Nonostante non si potesse mantenere uno dei capisaldi della mission dell’associazione, l’équipe operativa non si è persa d’animo e ha messo in campo altre strategie con le capacità di adattamento che la caratterizzano. 

Per prima cosa l’Associazione ha provveduto a lanciare un appello a volontari e cittadini per invitarli a scrivere una lettera di sostegno e solidarietà ai detenuti. L’iniziativa ha avuto un buon seguito con oltre venticinque lettere inviate in carcere.

Collaborando con gli altri attori del panorama penitenziario e sociale trentino, l’associazione è riuscita ad avere in gestione un nuovo alloggio extramurario per ospitare detenuti fortemente a rischio dal punto di vista sanitario. Questo spazio, un appartamento di proprietà del Comune di Trento dato in co-gestione a Centro Astalli e APAS, ospita attualmente quattro persone che se fossero rimaste in carcere avrebbero rischiato serie complicanze, in caso di contagio da Covid-19. 

Sempre sul piano delle nuove strategie, in collaborazione con l’associazione ATAS e col sostegno finanziario del Ministero di Giustizia, verrà avviata una nuova ospitalità per persone che usufruiscono della cosiddetta legge 199, cioè persone che possono accedere alla misura degli arresti domiciliari perché in possesso del requisito di avere meno di diciotto mesi di pena residui.

Per le persone già ospitate dall’associazione, si è dovuto affrontare il problema dell’inoccupazione. La maggior parte di queste persone si sostiene con il corso per i pre-requisiti lavorativi del Laboratorio di APAS il quale però non è potuto essere operativo per tre settimane. Grazie agli sforzi degli operatori che si sono dedicati nel portare avanti i lavori, agli aiuti che l’associazione ha messo in campo e al dialogo costante con l’UMSE Sviluppo rete territoriale e servizi, in particolare l’Ufficio Innovazione e Inclusione Sociale della Provincia Autonoma di Trento, il Laboratorio ha potuto riaprire senza che gli utenti che lo frequentano soffrissero perdite economiche che nel loro stato di precarietà potevano rivelarsi estremamente difficoltose da affrontare.

Sul piano interno, APAS ha dovuto rinunciare per molto tempo ad uno dei propri organi principali: il volontariato. Per due mesi non è stata svolta nessun tipo di attività di volontariato, cosa impensabile per un’associazione nata dal volontariato. Solo da pochi giorni e con contatti molto ridotti, l’associazione è riuscita a far riprendere alcuni contatti tra i propri utenti e le volontarie e i volontari.

Simone Giordan

Operatore APAS