Il Gabbiano

Data: 01/02/2018
Rivista: 02 - 2018
Autori: Lorenzo Pupi
Lorenzo Pupi

Dal reinserimento lavorativo alla qualità della persona

La cooperativa “Il Gabbiano s.c.s.” opera sul territorio del comune di Trento dal 1987. Nata come risposta a bisogni sociali del territorio ad oggi occupa una novantina di persone che si occupano di arredo, manutenzione del verde, servizi di sgombero, traslochi, posa e verifica dei giochi in parchi e giardini, sia per enti pubblici sia per imprese e privati cittadini. Un’esperienza pluriennale unica nel settore, ci spiega il suo presidente Samuel Forti, che unisce diversi aspetti come l’inclusione, inserimento lavorativo e realizzazione di prodotti di qualità utili al territorio. Con il loro lavoro ed esperienza nell’innovazione sociale producono panche, tavoli, bacheche, recinzioni, vasi, cestini e chiodi da ferrata che nascono direttamente nei laboratori di carpenteria metallica, falegnameria e verniciatura nella sede di via Provina, 20 a Ravina a Trento. La loro presenza sul territorio conta oltre 15.000 elementi tra panche e tavoli in legno-metallo. Sono tutti manufatti prodotti da persone che su segnalazione dell’assistente sociale iniziano un percorso di reinserimento lavorativo affiancato da esperti del settore e che ricevono una formazione continua, ma soprattutto un’occasione di riscatto dal loro disagio. Quando e come nasce la cooperativa? La cooperativa nasce da una precedente esperienza, o meglio da un esigenza, quella di reinserire chi avesse terminato un percorso carcerario per potersi così reinserirsi nella comunità attraverso un lavoro dignitoso. E’ per rispondere a questo bisogno che nasce il progetto Gabbia/no. Un gioco di parole che nei suoi 30 anni di storia a dato vita ad una cooperativa solida e riconosciuta sul nostro territorio ma non solo. Nel suo nome mantiene la sua forte identità e un legame con le origini di cui andiamo tutti fieri. Quest’anno abbiamo celebrato i trent’anni, e raggiunto numerosi traguardi, sia come numeri di persone reinserite che come servizi offerti. Il settore è in espansione e il lavoro non manca. Questo grazie ai progressi e agli investimenti fatti su persone e strumentazioni. Quest’anno abbiamo celebrato i trent’anni, e raggiunto numerosi traguardi, sia come numeri di persone reinserite che come servizi offerti. Chi sono i beneficiari dei vostri servizi? Siamo una cooperativa di tipo B e ad oggi abbiamo in stagione, 90 dipendenti, questo perché abbiamo 15, 20 persone con intervento 19 per il mantenimento e pulizia del verde per i Comuni, che sono impiegati a livello stagionale e a seconda delle richieste. Chi arriva da noi ha un’età media di quarant’anni, e sono tutte persone che ci vengono segnalate dall’assistente sociale. Hanno un vissuto legato alla detenzione, ma anche alle dipendenze da droghe o alcool, fino ad arrivare a chi soffre di dipendenza da gioco d’azzardo che purtroppo negli ultimi anni sembra essere una significativa fonte di disagio. Che tipi di laboratori sono presenti all’interno della vostra realtà cooperativa? Dunque, la nostra esperienza commerciale inizialmente si basava su richieste dirette per i nostri servizi, fino a quando la Provincia di Trento decise di rinnovare l’arredo urbano delle piste ciclabili parchi e soste e stringere con noi e il Comune di Trento una convenzione che insieme al sistema delle gare d’appalto ci ha permesso negli ultimi trent’anni di inserirci nel mercato con qualità. Nello stesso periodo abbiamo attivato l’area dedicata alla carpenteria del ferro, falegnameria, un servizio manutenzione verde privato e pubblico, operiamo anche il treeclimbing, traslochi speciali, e recentemente abbiamo attivato una collaborazione con il museo Caproni per l’allestimento degli spazi. Sempre nel settore, ci occupiamo anche di allestire spazi e mostre per Trentino Sviluppo ma anche per altre realtà pubbliche o private ed estere. Infine ci occupiamo della manutenzione di parchi giochi e quest’ultimo servizio ci rende particolarmente orgogliosi! Da circa tre anni, infatti, siamo distributori ufficiali di una ditta specializzata a livello internazionale in questo settore. Hanno creduto nella nostra mission e soprattutto nel nostro lavoro qualificato: “ la qualità ha scelto l’esperienza”, cita lo slogan. Come avviene un’inserimento lavorativo nella vostra cooperativa? Dunque l’inserimento lavorativo comincia con una segnalazione da parte dell’assistente sociale che presenta la problematica della persona: problemi giudiziari, dipendenze e in alcuni casi lievi ritardi mentali. In ogni caso la persona viene poi accolta nella nostra struttura da personale competente e inizia una fase di individuazione delle aspettative e ambizioni rispetto ai servizi proposti. Spesso la scelta avviene a priori anche su suggestione della persona stessa che ci segnala in quale ambito gli piacerebbe lavorare e formarsi. Ovviamente segue un training per capire quale attività è più compatibile con le abilità e competenze della persona, e se questa procedura va a buon fine si inizia un periodo di affiancamento e di formazione specifica che aiuta il lavoratore a reinserirsi nella società, calandosi nel suo nuovo ruolo. Ogni tipo di lavoro, per qualità richiesta implica una formazione adeguata e varia da area a area. Nel campo della carpenteria metallica, ad esempio, abbiamo un 90% dei casi che raggiungono la qualifica di saldatore e il relativo patentino. Questo è legato, da una parte ad un fattore di qualità, poiché la certificazione n.1090 che possediamo come azienda, richiede il possesso di tale certificazione in ambito di realizzazione di opere strutturali. Dall’altro ci piace pensare che stiamo fornendo degli strumenti indispensabili per accedere al mercato del lavoro. Dove non abbiamo ancora certificazioni specifiche come nel caso della falegnameria, cerchiamo comunque di dare qualità e in questo senso abbiamo investito recentemente in un macchinario per il taglio del legno, un pantografo a controllo numerico. Così facendo siamo consapevoli che chi esce da questa esperienza ha delle competenze reali e spendibili nel mondo del lavoro. Quali sono le tempistiche per un reinserimento lavorativo e l’età media della persone che arrivano da voi? Le tempistiche dedicate ad una persona che viene reinserita sono dell’ordine di 2, 3 anni in linea con le indicazioni per percorsi di questo tipo fornite dall’Agenzia del Lavoro. L’età media è di 40 e in prevalenza uomini. Il primo anno è dedicato ad uno stage mirato sul tipo di mansione e non solo. Il restante tempo è dedicato alla formazione specifica e all’assunzione di brevetti come nel caso della carpenteria metallica per diventare “saldatore qualificato”.Abbiamo anche una politica che tiene molto conto della trasmissione delle competenze. Essa avviene grazie alla notevole esperienza dei nostri tutor e capi squadra. Questo passaggio da una parte velocizza i tempi di reinserimento dei nuovi arrivati e dall’altra permette di accrescere competenza e consapevolezza in chi ha fatto un percorso lungo e continuo e che si ritrova ad insegnare ad altri. Ci sono iniziative o progetti di cui andate fieri? Sicuramente ci rende orgogliosi il percorso cominciato due anni e mezzo fa che ci ha portati oggi ad essere il distributore ufficiale di un importante marchio specializzato in allestimenti per i parchi gioco. Questa sfida, vinta su un piano internazionale ci ha permesso di essere premiati per il nostro lavoro, la nostra qualità e non da ultima la nostra missione sociale. Siamo stati scelti infatti in quanto cooperativa sociale che riusciva a realizzare una filiera etica e sostenibile. Un percorso di crescita riconosciuto anche dall’esterno e che ci permette di assicurare la qualità delle opere realizzate. E’ un progetto in cui crediamo tantissimo e vogliamo portarlo avanti. Anche la falegnameria ha subito un percorso di crescita in tutti i sensi, sia sul fronte formativo della persona che della qualità di lavoro realizzato. L’altro obiettivo che ci stiamo dando è aumentare le qualità del servizio verde aumentando la qualità del lavoro delle persone, facendo formazioni interne con i dipendenti ed esterni come la fondazione Mach. Questo perché crediamo che l’obbiettivo finale sia sostanzialmente dare tutti gli strumenti possibili e che qualifichino il soggetto svantaggiato in modo tale che possa essere competitivo una volta che si ritrova sul mercato. Altro obiettivo prefissato qualche anno fa in sinergia con la Fondazione Museo Storico era quello di creare una società atta a conoscenza e miglioramento del territorio in ambiti pubblici. Da quel lavoro oggi possiamo vantare la realizzazione di almeno due allestimenti per le mostre alle Gallerie di Pièdicastello (Alluvione 1966 – La Grande Guerra ). Un Augurio per il futuro è quello di estendere queste tipologie di servizi anche in altri ambiti socio-storici-culturali.