I Giochi paralimpici di Rio 2016

Rivista: 10 - 2016
Autori: Giulio Thiella
Giulio Thiella

Al termine della rassegna sportiva per eccellenza, non si può che restare affascinati dalla forza e determinazione di questi atleti


I Giochi paralimpici di Rio 2016

Al termine della rassegna sportiva per eccellenza, lo sport ha superato la disabilità

I Giochi paralimpici di Rio 2016 sono finiti

 

Al termine della rassegna sportiva per eccellenza, non si può che restare affascinati dalla forza e determinazione di questi atleti Si è svolta quest’anno in Brasile dal 7 al 18 settembre la 15° edizione dei Giochi paralimpici, dove 4300 partecipanti da tutto il mondo si sono sfidati in 22 sport portando a casa un totale di 526 medaglie, in una competizione internazionale all’insegna dell’inclusione. L’introduzione delle attività sportive come aiuto alla riabilitazione ha origine dopo il secondo conflitto mondiale, come nuovi metodi di trattamento terapeutico. La nascita delle Paralimpiadi risale però al 1960, quando per la prima volta si svolsero a Roma in occasione dei Giochi Olimpici, anche se per il nome ufficiale “Giochi Paralimpici” bisognerà aspettare il 1988, quando furono chiamate così per la prima volta, letteralmente con il significato di “evento parallelo alle Olimpiadi”. Quella prima edizione vide la partecipazione di ben 400 atleti provenienti da 23 paesi, che si sfidarono nelle diverse categorie dei soli 8 sport riconosciuti all’epoca, tra cui atletica leggera, nuoto, pallacanestro in carrozzina, tennistavolo e biliardo. Una componente imprescindibile degli sport ammessi alle Paralimpiadi è la classificazione, che permette agli atleti di competere con partecipanti aventi funzionalità fisiche simili, come ad esempio la suddivisione in base al peso nelle discipline di combattimento corpo a corpo. Le classificazioni vengono compiute sia in base al tipo di disabilità, sia in base allo sport praticato, e comporta perciò una valutazione medica, fisica e tecnica di modo da rendere le gare adatte a tutti e favorendo così una competizione equilibrata. Per questo motivo le tipologie di disabilità fisica riconosciute sono molteplici, come ad esempio la potenza muscolare, la ridotta mobilità degli arti o la mancanza di questi.

Le disabilità visive comprendono anche le cecità parziali sufficienti da essere considerati ciechi totali. Le guide per gli atleti con disabilità visive sono una parte essenziale della competizione, tanto che atleta e guida sono considerati a tutti gli effetti una squadra, ed entrambi vengono premiati in caso di vittoria. Per quanto riguarda le categorie riservate alle disabilità cognitive, sono ammessi tutti gli atleti con significativi deficit intellettivi, e come sempre la categoria di appartenenza determina contro quali atleti si compete. 101 gli atleti italiani che hanno partecipato a questa edizione, tra cui Beatrice Vio, portabandiera azzurra e schermitrice classe 1997 alla sua prima esperienza paralimpica, che è riuscita a portare a casa una medaglia di bronzo nel fioretto a squadre e un oro nell’individuale. La sua esultanza è già storia, dopo l’ultimo punto leva il fioretto al cielo, una gioia incontenibile sfogata davanti ai tanti suoi tifosi che l’hanno seguita apposta dall’Italia. Un’altra conferma arriva invece dal pluricampione Alex Zanardi, che a 49 anni sale ancora sul podio del ciclismo su handbike, la quinta medaglia in due Paralimpiadi, a 15 anni dal terribile incidente che lo costrinse ad abbandonare la carriera di pilota e ad andare oltre. “Mi sono spezzato ma non mi piego”, dichiarò in diretta durante la sua prima apparizione in pubblico. L’animo dei Giochi sembra essere proprio questo, per quanto alto sia l’ostacolo che la vita pone davanti alle persone, queste saranno sempre in grado di adattarcisi e di renderlo un punto di forza, per raggiungere i propri limiti, superarli e andare oltre, verso nuove mete.

 

                                                                                             Giulio Thiella