I BAGNI DI FORESTA, LA DISCIPLINA GIAPPONESE CHE MIGLIORA LA QUALITÀ DELLA VITA DEI MALATI ONCOLOGICI

Il forest bathing per malati oncologici con Camilla Costa

Data: 01/10/2021
Rivista: 10 - 2021
Autori: Martina Dei Cas
Martina Dei Cas

I BAGNI DI FORESTA, LA DISCIPLINA GIAPPONESE CHE MIGLIORA LA QUALITÀ DELLA VITA DEI MALATI ONCOLOGICI

Il forest bathing per malati oncologici con Camilla Costa

Ottobre è il mese “rosa” per la prevenzione e lotta contro il cancro al seno. E noi di pro.di.gio. abbiamo deciso di celebrarlo con una storia molto speciale. Quella di Camilla Costa, motociclista e scrittrice, già poliziotta, oggi guida di «bagni in foresta» e fondatrice di «La casa degli alberi», un bed and breakfast per scrittori e amanti della natura a Barcis, sulle rive dell’omonimo lago in provincia di Pordenone. 

Camilla, tu sei stata ufficiale di polizia giudiziaria, hai lavorato nella polizia locale di Venezia nell’ambito del primo intervento, del disagio sociale e della formazione e nel cassetto hai due lauree – in Scienze giuridiche e Scienze dei beni culturali – e un master in criminologia. Come mai nel 2018 hai deciso di cambiare vita? 

Dopo tanti anni di turni e di studio, sentivo l’esigenza di un maggior contatto con la natura. Pensavo: se non cambio vita e non mi costruisco una quotidianità più a misura di persona, mi ammalo, il mio fisico non regge più. Lasciare un lavoro da dipendente statale per diventare imprenditrice a cinquant’anni un po’ mi spaventava. Qualche conoscente, a cui forse mancava il coraggio di cambiare una vita che non gli piaceva più, mi dava dell’incosciente. Ma alla fine mi sono decisa e ho partecipato e vinto un bando europeo per ristrutturare secondo i parametri della bioedilizia una stalla di sasso dell’Ottocento a Barcis. Oltre alla natura, amo la scrittura. Il mio sogno era quello di aprire un bed & breakfast dove ospitare amanti dell’aria aperta, ma anche scrittori in fase creativa e di organizzare escursioni, eventi culturali, presentazioni di libri. Purtroppo, appena iniziato il restauro, ho scoperto che i segnali d’allarme lanciati dal mio corpo erano giusti. Avevo il cancro al seno.

Che cosa è cambiato in te dopo la diagnosi?

Il tumore è una malattia che scuote e dà maggiore consapevolezza dei tempi della vita. Da un lato, mi ha pacificata. Mi godo ogni istante e non ho più la fretta di prima di consumare le giornate. Dall’altra, mi ricorda che le lancette dell’orologio continuano a girare e il nostro tempo sulla terra è limitato. Anche il mio carattere è un po’ cambiato. Se già prima della diagnosi ero sincera, diretta e spontanea, ora lo sono ancora di più. All’inizio, gestire insieme le terapie e il restauro di «La casa degli alberi» è stato complicato, ma grazie anche al supporto della mia mamma, «un’arzilla ottantenne secondo i giornali di qui» alla fine ce l’ho fatta. Ora ho i miei controlli e una spada di Damocle sulla testa, ma la mia vita è tornata normale. Ho ritrovato la serenità. 

Il rapporto con la natura ti ha aiutata a ritrovare l’equilibrio? 

Sì, molto. San Bernardo di Chiaravalle diceva che si impara di più da una camminata nei boschi che da ore passate sui libri. E per me è stato proprio così. La foresta e la montagna sono casse di risonanza, che ci permettono di scendere nel profondo per trovare noi stessi. In più, stando a Barcis, ho potuto approfondire il tema del «forest bathing» o «shinrin yoku», una disciplina fisica e psicologica con finalità terapeutiche e preventive fondata in Giappone venticinque anni fa. 

Che cos’è?

Letteralmente «bagno di foresta», il forest bathing è una camminata lenta, guidata e consapevole nel bosco, inteso come una superficie quadrata di almeno cinque chilometri senza disturbo antropico. Una vera e propria immersione, basata su tecniche di psicologia immaginale e mindfulness, ma con importanti e documentabili ricadute per le persone che la praticano, come il miglioramento della qualità del sangue e l’aumento o la diminuzione di determinati ormoni. Per favorire la conoscenza di questa tecnica in Italia, il professor Maurizio Droli dell’Università di Udine, ideatore della stazione di terapia forestale delle valli del Natisone, ha fondato la Società italiana di medicina e terapia forestale di Gorizia, di cui anche io sono membro. Abbiamo creato un gruppo di lavoro e proprio in questi mesi – in collaborazione con il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano dove anche io sono in cura – abbiamo lanciato un progetto di ricerca finanziato dalla regione Friuli-Venezia Giulia per caratterizzare i sentieri per il forest bathing. Un elemento fondamentale, infatti, è la qualità dell’aria. Lo step successivo sarà avviare uno studio per misurare gli effetti benefici dei bagni in foresta sui pazienti oncologici.