Hackability

Design e disabilità mano nella mano

Data: 01/12/2018
Rivista: 12 - 2018

Design e disabilità mano nella mano

Nel 2012, a Torino, da un’idea di Carlo Boccazzi Varotto ed Enrico Bassi, nasce la community “Hackability”, il primo hackathon (gare non competitive tra team, che a seconda dell’esigenza della persona disabile, creano e/o migliorano un presidio) tra team che competono per la progettazione di tecnologie di supporto alla disabilità. «Volevamo creare una rete tra persone con bisogni particolari, designer e maker (ovvero “creatori”) pronti a mettere a disposizione le proprie competenze.»

Il progetto parte da un unico pensiero di base: Le persone con disabilità sono potenzialmente abili “Hacker” e “Designer”, perché sono in grado di reinventare oggetti già esistenti in modo da adattarli alle proprie esigenze oppure riescono ad immaginare nuove tecnologie. Grazie a questa idea di base nascono dei veri e propri laboratori di prototipazione leggera dove poter creare un ambiente di lavoro condiviso, organizzato in team composti da makers, designer e persone con disabilità permettendo di realizzare il nuovo “Artigianato digitale”, caratterizzato da una produzione fortemente adattata alle esigenze dell’utente. L'obiettivo principale è quello di costruire tecnologie a basso costo al fine di supportare nella vita quotidiana le persone con disabilità, utilizzando strumenti open source, stampanti 3D e macchine a taglio laser, tutto questo per creare o ricreare oggetti di uso comune per meglio adattarli alle esigenze delle persone.

L’ideatore della community dichiara : “Siamo riusciti a mettere in contatto molte persone provenienti da ogni parte d’Italia. Maker e designer hanno ideato insieme a più persone con disabilità oggetti di uso comune originali, calibrati sulle esigenze personali e regalati a lavoro finito. In seguito i vari prototipi sono stati immessi sulla nostra piattaforma online in modalità open source, in modo che tutti potessero attingere alle conoscenze elaborate” - e aggiunge - “Abbiamo pensato a un format che potesse realizzare questo incontro di idee. Un hackathon atipico, nel quale i partecipanti non fossero solo esperti di informatica.”