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Un riflettore sulla rotta balcanica

Data: 01/12/2018
Rivista: 12 - 2018
Autori: Miranda Minella
Miranda Minella

Un riflettore sulla rotta balcanica

Paolo Fuoli, Luca Renda e Francesco De Maria sono i tre ragazzi del collettivo “Checkmate” che il 18 settembre hanno scelto di partire per il confine bosniaco-croato, per un periodo di permanenza di 45 giorni.

Abbiamo incontrato Paolo, l’unico trentino del gruppo, qualche giorno prima della partenza. “Ho lavorato un anno al Punto d’Approdo di Rovereto e poi ad ATAS come operatore d’accoglienza dei richiedenti asilo” ci ha spiegato.

“Questo progetto – ha detto – nasce da una scelta che ho fatto nel dicembre 2017 quando ho pensato a una migrazione controcorrente, che andasse incontro alle persone in arrivo. Avevo infatti capito che non potevo accogliere l’immigrazione da sedentario, in ufficio: per questo motivo ho deciso di partire per la rotta balcanica.  L’idea era quella di avvicinarmi per vedere quanto è difficile. C’è l’enorme bisogno di persone che possano raccontare direttamente dal campo un territorio senza voce. Sono stato alcuni mesi in Serbia e tornato ho avuto la sensazione di non poterla più lasciare: ho avuto un mal di frontiera. È stato difficile ritornare alla normalità”. Alle abilità narrative di Paolo si uniscono anche le capacità dei suoi due compagni.

“Per raccontare il territorio ho contattato il cineasta Luca che avevo conosciuto a Sid. Da fine maggio abbiamo iniziato a masticare l’idea di partire insieme. Francesco, invece, è stato coinvolto per le foto e i video”.

I paesi prescelti sono Velika e Kladusa: “Abbiamo preferito il confine più caldo dove viene praticato il the Game, ovvero il tentativo dei migranti di attraversare illegalmente la frontiera, nonostante la brutalità della polizia. Molte persone rimangono bloccate per anni in un lembo di terra impenetrabile”.





 

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