Clima: è ora di agire!

Ne parliamo con il meteorologo Dino Zardi

Data: 01/10/2022
Rivista: 10 - 2022

Clima: è ora di agire!

Ne parliamo con il meteorologo Dino Zardi

Era il giorno del mio ventesimo compleanno e io mi apprestavo a scartare i regali degli amici. A un certo punto rimasi stupito e attonito nell’ascoltare il ruggito di tuoni, che per la loro intensità non dimenticherò mai. Mi affacciai alla finestra e quel che vidi mi stupì: un diluvio di una violenza e di una forza tale da farmi percepire alla fine del temporale, un canto diverso dal solito, da parte dei volatili che abitano gli alberi vicini a casa mia. Questo, come tanti altri incubi ad occhi aperti, saranno sempre più frequenti, come hanno potuto constatare gli abitanti della provincia di Ancona il 15 settembre scorso. E ci saranno incubi talmente intensi e grandi da far fuggire popolazioni che non potranno più sopportare le temperature, che diverranno sempre più umanamente insostenibili con difficoltà dovute anche alla carenza di cibo e di acqua. Servirà quindi uno status di rifugiato climatico che attualmente non è presente. Perché le persone coinvolte in queste situazioni non saranno poche, anzi, al contrario si parla di circa un miliardo di esseri umani. È come se negli anni avessimo dimenticato la bellezza della natura che ci circonda. Una natura che secondo me è come una donna, la donna che ci ha donato la vita.  

Per approfondire questi temi, abbiamo chiesto aiuto al meteorologo Dino Zardi, professore all’Università di Trento e ideatore del “Festivalmeteorologia” di Rovereto. 

 

Professor Zardi, quali consigli pratici si sente di dare alle generazioni future per convivere con i cambiamenti climatici?

 

In futuro vedremo sempre meno precipitazioni. È quindi opportuno creare serbatoi per la raccolta dell’acqua piovana. Al contempo, si verificheranno delle precipitazioni più intense, che richiederanno più attenzione da parte di tutti per la prevenzione dei disastri naturali, come per esempio, la pulizia di fiumi e torrenti. In generale, bisognerà essere più preparati ad affrontare fenomeni anche estremi sapendo cosa fare e imparando a consultare con attenzione i bollettini e le allerte e ricordare sempre che il bene più prezioso è la vita umana, non i beni materiali. 

 

In Sudafrica, nel 2017, si arrivò al cosiddetto “giorno zero”, ovvero al giorno in cui le riserve d’acqua non erano più sufficienti a coprire il fabbisogno del Paese. Secondo le attuali previsioni, arriveremo a una simile data anche in Italia? Se sì, quando? 

È improbabile che ciò accada, ma sarà importante contingentale l’uso dell’acqua, stando attenti a non sprecarla.

Come viene vista da parte delle centrali idroelettriche questa crisi idrica?

La situazione è critica. C’è come è intuibile, molta più difficoltà, ma il supporto da parte della rete territoriale attraverso previsioni meteorologiche più precise e puntuali, è importante per poter pianificare meglio il lavoro svolto all’interno delle centrali stesse.

Nonostante le evidenze, ci sono ancora molti negazionisti del “cambiamento climatico”. Cosa possiamo dire per convincerli?

Non vale la pena impegnare i nostri sforzi per questa causa. È molto meglio andare avanti per la nostra strada.

Come si presenta il terreno in Trentino Alto-Adige, vista la grande siccità dei mesi scorsi?

La situazione nel complesso è migliore rispetto ad altri territori. Ma vale la pena sottolineare che la situazione interna è disomogenea per la grande diversità che contraddistingue la zona. Uno dei territori che soffre di più è la Val Venosta.

Le bollette, fra speculazione e guerra, aumentano. Secondo lei, questi rincari ci faranno riflettere più a fondo sull’ecosostenibilità? A che punto siamo in Italia in materia di energie rinnovabili?

Direi che la parola chiave in questo contesto è: parsimonia. È importante ridurre il nostro impatto attraverso semplici accorgimenti, per esempio usando i mezzi pubblici o facendo riunioni virtuali ove possibile per evitare spostamenti superflui. Questa è una situazione di emergenza che non va presa sottogamba. Per quanto riguarda le rinnovabili si sta facendo troppo poco, in Germania per esempio c’è stata, nel primo semestre del 2022 un’installazione pari a 20 GW, in confronto al nostro 1 GW.