Chris Nikic, quando la volontà supera la disabilità!

Il primo uomo con la sindrome di Down a diventare un Ironman

Data: 01/02/2021
Rivista: 02 - 2021
Autori: Noemi Manfrini
Noemi Manfrini

Chris Nikic, quando la volontà supera la disabilità!

Il primo uomo con la sindrome di Down a diventare un Ironman

«Chris Nikic, tu sei un Ironman!» è l’urlo che si è sentito, mentre il giovane tagliava il traguardo, dopo 16 ore, 46 minuti e 9 secondi, passate a nuotare, pedalare e correre. Un ragazzo stanchissimo, ma felice e orgoglioso di aver portato a termine questa impresa. A 21 anni, Nikic è entrato con onore nella storia dello sport, diventando il primo atleta con la sindrome di Down a concludere un “Ironman”, la gara dei pazzi che ci credono. Come Alex Zanardi, recordman mondiale tra i paralimpici, o come Rudy Garcia Tolson, il primo a concluderne uno fra coloro che sono amputati completi di gambe, o come anche Alberto Ceriani, altro italiano, primo al mondo a riuscirci fra i ciechi, guidato da Carlo Pellegri. Insomma, Chris ora sta lì fra i grandissimi. 

L’Ironman è la prova più dura di una delle discipline più dure dello sport, il triathlon. Si nuota in mare aperto per 3,8 chilometri, poi si inforca una bicicletta e si pedala per 180 chilometri, quindi si corre una maratona. Chris ci è riuscito dopo poco più di un anno di allenamenti, insieme a tanti amici e un coach diventato amico e maestro. Una sfida ritenuta impossibile per chi è nato con sindrome di Down. Ci credevano in pochi, anche fra quelli che lo conoscono e gli sono vicini. 

«Obiettivo raggiunto. Ora uno nuovo e più grande per il 2021. Qualunque sia, la strategia è la stessa: 1% migliore ogni giorno. Sì, ci sono riuscito, grazie a consapevolezza e inclusione. Consapevolezza per la sindrome di Down e Special Olympics. Inclusione per tutti noi con tutti voi»: lo ha scritto Nikic, in un lungo post sul suo profilo Instagram pensando al futuro. Quel traguardo non è una vittoria solo per lui, e ce lo spiega suo papà: «Serve per affermare che si può vivere una vita di inclusione e normalità, oltre a essere un esempio per altri, piccoli e grandi, con le loro famiglie che affrontano tante difficoltà, dimostrando come nessun obiettivo sia troppo lontano».

Per capire meglio quello che ha fatto questo giovane, occorre fare un passo indietro, molto prima di quella gara a Panama City Beach, in Florida. Bisogna tornare alla sua infanzia. Perché il suo percorso per diventare un Ironman passa da lì, dalle difficoltà che ha trovato e come ha saputo superarle già dalle settimane seguenti la sua nascita. A 5 mesi ha subito un intervento chirurgico a cuore aperto. Cominciò a camminare da solo dopo aver compiuto 4 anni. Aveva difficoltà a deglutire e a mangiare. Papà Nik e mamma Patty hanno dovuto farlo andare in sette diverse scuole elementari, cercando quella giusta. Ogni volta, sentivano parlare di lui puntando l’attenzione sui limiti anziché sulle possibilità.

Lo sport lo ha aiutato ad uscire dal tunnel di tristezza e solitudine in cui pensava fosse la sua vita. Cominciò a correre. E poi a nuotare e giocare a pallacanestro. Tutto grazie a Special Olympics (SO), enorme organizzazione che si occupa di gioco e sport per chi ha disabilità intellettiva e/o relazionale, presente in tutto il mondo, anche in Italia. Fu qui che Chris si appassionò moltissimo allo sport. In particolare gli piaceva il triathlon, perché metteva insieme ciò che più amava: corsa, ciclismo e nuoto. Qualche volta non poteva partecipare a gare o allenamenti, come quando dovette subire un’operazione all'orecchio, ma questo lo faceva tornare più determinato di prima. Aveva un obiettivo: «Ci devo riuscire, voglio diventare un Ironman». Ne era sicuro, se ce l’avesse fatta voleva dire che poteva raggiungere qualsiasi obiettivo. E così è stato!