Alzheimer: curiamo le persone, non la malattia

Impariamo a curare la malattia, dando una mano al malato

Data: 01/10/2018
Rivista: 10 - 2018
Autori: Daniel Guida
Daniel Guida

Impariamo a curare la malattia, dando una mano al malato

Le malattie mentali come l'Alzheimer sono malattie che crescono giorno dopo giorno, creando disagi sia per chi ha questi problemi sia per chi li deve curare. Ma come crescono i pazienti malati di demenza, cresce anche la comunità scientifica alla ricerca di un modo per aiutarli a vivere una vita normale.

Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, durante il convegno "Dalla famiglia alla comunità: L'innovazione al servizio della persona con demenza" in occasione della dodicesima giornata mondiale dell'Alzheimer, a Milano, ha parlato di come bisogna dare una voce ai malati, ascoltare le loro attenzioni e aiutarli nell’approcciare la loro malattia a tutti e approcciare tutti alla loro malattia, con un’assistenza che parta non dalla malattia ma dal paziente, dai bisogni e dalla realtà nella quale vive.
Kate Swaffer, presidente di D.A.I [Dementia Alliance International: Associazione Internazionale dei Malati] ammalata da dieci anni, era presente al convegno, proprio per fare da portavoce ai pazienti e a diffondere il messaggio che non è la malattia che deve essere vista sotto un microscopio ma devono essere i pazienti. "See the person, not the dementia" una frase chiave ripetuta da Kate come un messaggio forte " Guarda la persona e non la demenza".
Tale messaggio non è solo per chi lavora con persone che hanno tali malattie, ma per tutta la comunità, tanto da creare una cittadella italiana a Monza,chiamata "Paese Ritrovato", per curare persone con demenza. Suggerendo alla popolazione tecniche: come non spaventarli, come rispettare i loro spazi vitali, evitare di toccarli anche solo su una spalla, fino all'importanza di guardarli negli occhi. Nella vita quotidiana possono sembrare cose da poco, ma per chi è malato, può fare la differenza.
Il progetto fino in questi due anni è stato ampliato e ora riguarda 14 progetti, tutti adibiti a creare un territorio inclusivo per i pazienti. Obiettivo: non tagliare fuori dal contesto sociale nel quale vivevano prima della diagnosi. Nelle quattro comunità di Albino, Cavedine, Cicala e Abbiategrasso si sono svolti vari convegni e incontri: il corso di ginnastica per i pazienti, i gruppi di cammino ad Albino e molte altre attività organizzate dalla comunità, mostrando come la voglia di aiutare e cambiare ci sia e che tutti vogliono dare una mano per creare un ambiente di comunità per tutti.