A scuola di Giornalismo Sociale

Rivista: 04 - 2016
Autori: Lorenzo Pupi

A scuola con la Redazione Pro.di.gio per imparare l'inclusione e il valore delle diversità.


A scuola di Giornalismo Sociale

Quando il linguaggio della comunicazione giornalistica permette ai giovani di formarsi sul senso di accoglienza e inclusione sociale

L'Associazione Prodigio ha cominciato il 2016 con una nuova proposta progettuale rivolta alle scuole secondarie e superiori. “A scuola con la Redazione Pro.di.gio.” si tratta di un laboratorio di comunicazione giornalistica sociale, che dal racconto per immagini e l’interazione di gruppo, permette di imparare l’importanza dell'inclusione e del senso di accoglienza.

In un’epoca dove la comunicazione è entrata prepotentemente nelle tasche di tutti, minori compresi, è necessario aggiornare e fornire i più piccoli di strumenti di comprensione utili per leggere le notizie, per raccontare e condividere esperienze sui social network e per tutelarsi da comportamenti poco lungimiranti verso ciò che è considerato diverso. Questo laboratorio d’informazione condivisa e partecipata guarda prevalentemente a tematiche ad alto valore sociale in cui informazione, rete e azione si mescolano, dando vita ad una comunicazione attenta ai bisogni, sensibile alle diversità e tesa alla ricerca di stimoli positivi per sensibilizzare la comunità. In questo processo gli alunni sono protagonisti di ciò che raccontano.

Prima tappa sperimentale del percorso si è svolta presso l’Istituto comprensivo di Roncegno Terme in Valsugana e sono state coinvolte due classi terze. Durante il ciclo d’incontri le ragazze e i ragazzi hanno avuto la possibilità di conoscere i segreti del giornalista-reporter nel sociale. Attraverso il gioco, la conoscenza e l'esperienza hanno appreso l'importanza delle parole, come si costruiscono reti di concetto, come si diffonde una notizia e come si possa realizzare un'esperienza giornalistica condivisa. Si scopre così un giornalismo inusuale, multidisciplinare e attivo nel sensibilizzare la comunità alle diversità e al loro apporto positivo. Dare il giusto peso alle parole e pensare alle loro relazioni sono competenze fondamentali da assimilare soprattutto in giovane età, si da comprendere la complessità delle tematiche sociali.

Nella prima fase le due classi coinvolte hanno potuto confrontarsi tra loro, attraverso il gioco dei concetti e una serie di brainstorming, avvicinandosi insieme ai temi della buona informazione, della rete e dell'inclusione sociale.

Si dice che un'immagine vale più di mille parole, ma per leggerne il significato spesso serve conoscerne il contesto, i protagonisti e il messaggio sotteso, qualunque esso sia.  Ecco questo ciclo di lezioni ha voluto facilitare proprio tali aspetti collaterali, concentrandosi sull'importanza del dialogo e della consapevolezza rispetto a tematiche delicate come la disabilità, l'essere straniero, l'essere escluso a qualsiasi titolo dalla comunità, nonché il valore insito nel senso di accoglienza. Partendo da questi presupposti si è cercato di mostrare concretamente ai giovani come si racconta un concetto complicato come l'accoglienza, la non discriminazione, l'inclusione e la condivisione, mostrando loro esempi positivi di chi in passato ha tentato questo tipo di approccio comunicativo. Ne è risultato un percorso inclusivo scandito dalla conoscenza pratica degli strumenti di chi fa informazione e sensibilizzazione nel sociale. Come si crea una fotografia? Come si pubblica e diffonde? Quale messaggio si vuole dare e perché? La simbiosi tra capacità di racconto, sensibilità e uso degli strumenti a disposizione fa si che si possa comunicare correttamente in questo campo. Nella seconda fase del progetto, apprese le basi della comunicazione, abbiamo visionato insieme agli studenti una serie di fotografie e documenti video che riguardavano tematiche legate alla disabilità, all’emarginazione e all’esclusione sociale, prendendo spunto da esperienze progettuali sperimentate sul territorio trentino da associazioni e cooperative che hanno saputo dare una risposta concreta ai bisogni di integrazione, superando molte barriere culturali. Un momento curioso del progetto è stata la dimostrazione di come si può creare una macchina fotografica funzionante, grazie a semplice materiale di riuso. Un modo anche per ricordare ai ragazzi che la comunicazione non è sempre un'opera costosa e per pochi addetti ai lavori. E' invece un'opera condivisa e multi potenziale, in cui la tecnica si fonde con la creatività e la possibilità di agire per migliorare la comunità. Si è cercato in particolare di formare gli studenti sull'importanza di come si raccontano i fatti, i dati e i messaggi che si vogliono trasmettere, attraverso scrittura, la fotografia e il video. Ricordando loro che queste nozioni potranno tornargli utili per altri progetti. Se un tempo non ci si poteva esimere dal saper scrivere e leggere, oggi con il potenziamento tecnologico non si può rimanere analfabeti nel campo dell'uso dei social network e della creazione e condivisione di prodotti multimediali, soprattutto se trattano di tematiche particolari. Per questo il gruppo di lavoro è stato seguito durante tutto il progetto da due giornalisti della redazione Prodigio, che hanno guidato le classi nel raccontare le proprie realtà di riferimento, i luoghi comuni, non solo in senso astratto, ma reali come gli spazi che condividono ogni giorno a scuola. Nella fase conclusiva, infatti, si è passati dalla teoria all'azione, uscendo tutti insieme in cortile e sperimentando con la macchina fotografica in mano quanto appreso in classe. Il risultato sono due piccoli progetti fotografici che rimarranno alla scuola come prodotto di lavoro condiviso. Un momento cristallizzato nel tempo in cui gli studenti hanno rappresentano la socialità di uno spazio condiviso, il cortile della scuola. Si sono così immedesimati nel ruolo di reporter, divenendo protagonisti di ciò che sentivano di raccontare. Un gioco formativo svolto usando diversi strumenti, dai cellulari a reflex professionali con i quali hanno potuto sperimentarsi nel raccontare le loro abitudini scolastiche in cortile.

Questa prima progettualità mira a formare gli studenti nella consapevolezza e rispetto delle diversità, attraverso la possibilità concreta di conoscerle e raccontarle con sensibilità e strumenti adeguati.