La mia estate a prodigio

Rivista: 10 - 2016
Autori: Milena Boller
Milena Boller

La mia esperienza a Prodigio


La mia estate a prodigio

Luci che ci illuminano

La mia estate a prodigio

Luci che ci illuminano

1 aprile, ore 10:30: la prima volta che ho solcato la porta di Prodigio. Quel giorno, che oramai sembra così lontano, mi presentai perché avevo sentito parlare dell’Associazione e volevo svolgere un’attività di tirocinio per l’università. Ho sempre fatto del volontariato nel campo del sociale ed inizialmente questa esperienza mi sembrava una come le precedenti: mai avrei pensato di affezionarmi così tanto all’atmosfera, alla sinergia e allo spirito che si respira nella piccola redazione di Pro.di.gio..

Potrei parlare a lungo di tutte le attività a cui ho potuto partecipare grazie all’Associazione che è sempre alle prese con progetti, eventi, manifestazioni e quant’altro; ma ciò su cui vorrei soffermarmi non sono le azioni, bensì le persone che ho potuto incontrare e conoscere e che in un modo o nell’altro mi hanno aiutato a maturare e a crescere.

Quest’estate ho imparato ad osservare ed ascoltare i vissuti degli altri. Tutte le vite sono così: hanno una luce, una scintilla che sta lì, ferma, solo in attesa che qualcuno la carpisca e la faccia sua. Quest’estate ho trovato molte luci che hanno illuminato la mia vita. Ho conosciuto il volontario Antonio e il suo percorso formativo nel progetto “Redazione accessibile”, l’artista e operatore Maurizio detto “Mene” e la sua determinazione nel migliorare la comunità usando la creatività. I giovani del Centro Oltrefersina che mi hanno fatto emozionare con le loro storie di viaggi e di peripezie. Leggendo gli articoli di Pro.di.gio ho conosciuto Olga ed ho capito l’importanza che una casa domotica può avere nella vita di una persona con disabilità. Ho conosciuto la storia, di Emiliano il motociclista che corre in circuito senza una gamba e mi sono sorpresa nel vedere come una passione ti possa far superare tutte le barriere che si credevano insormontabili. Infine mi sono emozionata leggendo la storia del fotografo amatoriale Roberto che nonostante la cecità ha “disegnato con la luce” il suo vissuto e ne ha fatto una mostra.

Osservando le loro vite, ho rivalutato la mia e mi sono resa conto di quanto sia importante agire per migliorare le cose, perché anche solo uno di noi può fare la differenza. In sintesi, Pro.di.gio mi ha insegnato ad essere “una goccia che perfora la roccia”.

“1 aprile, ore 10:30: la prima volta che ho solcato la porta di Prodigio… “L'ultima? Spero non accada mai.

Milena Boller