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Chiudere prima non basta

La chiusura anticipata delle discoteche per prevenire le stragi del sabato sera

di Redazione (aprile 2007 p. 7)
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Lo stillicidio di morti sulla strada, specie al sabato sera o meglio “notte-mattina”, considerato l’orario di chiusura delle discoteche, impone a tutti, cittadini, politici, uomini delle istituzioni e forze di polizia, un’urgente riflessione sui modi di prevenirle. A fine marzo, la Provincia di Trento ha dato il via, con l’unanimità del Consiglio, ad un’ipotesi di stop anticipato dell’orario d’apertura della ventina di discoteche sparse per il territorio provinciale. Accanto a questo, un invito alle forze di polizia e ai carabinieri ad intensificare i controlli sulle strade. Giuseppe Melchionna, presidente di Prodigio, da anni impegnato nella prevenzione delle stragi del sabato sera e degli incidenti stradali in genere sensibilizzando gli studenti con la sua testimonianza, è stato interpellato dal quotidiano locale “il Trentino” per esprimere la sua opinione sul provvedimento. Questa l’intervista apparsa sul giornale il 23 marzo scorso.

“Bene la chiusura anticipata ma così non si cura il male”.

Anticipare la chiusura delle discoteche è un segnale positivo ma attenzione a non confondere il sintomo con il male. Giuseppe Melchionna, presidente dell’associazione Prodigio, commenta così l’ipotesi, prospettata dalla Provincia, di chiudere prima i locali da ballo in Trentino. Un provvedimento che, nelle intenzioni, vuole prevenire le “stragi del sabato sera”. Da decenni Pino Melchionna è costretto su una sedia a rotelle proprio in seguito ad un incidente stradale. Oggi fa della prevenzione nelle scuole una “missione” e trascorrere molto tempo a contatto con gli studenti, trasmettendola sua esperienza.

“Le misure restrittive non piacciono ai giovani. Possono essere un deterrente, così come i controlli delle forze dell’ordine ma non dimentichiamo che la prevenzione parte dalla consapevolezza da parte dei giovani dei rischi che corrono mettendosi al volante dopo aver esagerato con l’alcol o, peggio, dopo aver assunto droghe.

Oggi questa consapevolezza, posso dirlo grazie ai quotidiani contatti con gli studenti, non c’è: per la stragrande maggioranza di loro l’incidente è una fatalità, non il risultato di comportamenti che vanno contro la vita e la legalità. È investendo sulle agenzie educative, la scuola innanzitutto (ma ovviamente i primi devono essere genitori) che si possono ottenere dei risultati.

Melchionna teme, inoltre, che certi interventi drastici siano solo figli di una “onda emotiva, legata ad episodi drammatici come i nove morti in una notte registrati dalle cronache poche settimane fa: e uno di quei ragazzi era volante di una potentissima BMW...”. Ogni anno in Italia ci sono 6000 morti sulle strade. Altre 1000 persone ogni anno subiscono traumi irreversibile sono costretti per sempre sulla sedia a rotelle.

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