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Autismo: cosa si richiede alla scuola (parte 2)

Riflessioni di Tiziano Gabrielli in merito alla sua esperienza personale. Seconda parte.

di Tiziano Gabrielli (dicembre 2003 p. 5)
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Questa è la seconda parte dell’articolo inviatoci da Tiziano Gabrielli sul rapporto “alunno autistico – scuola” ossia sulla metodologia che l’istituzione “scuola” dovrebbe adottare verso l’alunno autistico per dargli le migliori opportunità di crescere dentro di sé e nella relazione con gli altri. La terza ed ultima parte nel prossimo numero.


Alla scuola si richiede qualità e non quantità.

Prerequisiti

Il prerequisito di ogni richiesta al bambino, da parte delle insegnati o dei compagni, deve essere la sua ATTENZIONE che inizia con lo “sguardo reciproco” (occhi negli occhi e si conta sino a cinque, mantenendo una corretta distanza), e qualsiasi azione o richiesta va rispettivamente accompagnata o formulata “verbalmente” (es. “Guardami Jacopo...Consegna i quaderni alle tue compagne”).

Durante lo sguardo reciproco (attentività ottenuta), si fanno verbalmente le richieste in modo chiaro, semplice, diretto, senza ambiguità o doppi sensi, con modalità e velocità di voce normali e moderate.

Solo se necessario, oppure solo inizialmente, utilizzare ulteriori supporti alla richiesta verbale, quali l’indicazione con l’indice, con lo sguardo, con la direzione della testa, con l’uso di un’immagine fotografica di quanto richiesto – aiuti che vanno progressivamente ridotti –. Nello stesso modo oltre ai suggerimenti si possono utilizzare rinforzi (“bravo”... “campione”... ecc; quelli che si usano anche per i coetanei) e premi (specialmente gettoni di ricompensa, per acquisire il diritto a una merendina, che potrebbe poi coincidere con quella che viene data a giusto orario a tutti). Questo per abituare il bambino ad essere “attento” a ciò che gli si propone, alle richieste, o a ciò che succede attorno a lui e che l’attenzione premia.

NB. In senso più generale non si premia l’azione effettuata ma l’attentività e un altro importante obiettivo è prolungarne i tempi progressivamente.

Abituare il bambino a mantenersi attento significa consentirgli di partecipare, osservare e apprendere qualsiasi competenza sino alla normalizzazione.

Verbalizzazione

Ogni richiesta spontanea fatta da Jacopo se formulata in forma verbale corretta, intelleggibile, va prontamente esaudita anche se esula dalla situazione in cui ci si trova o su cui ci si applica (es. sta disegnando e chiede di andare in bagno. Si interrompe e lo si porta subito in bagno).

Questo per consentire a lui la comprensione dell’utilità del linguaggio verbale

Qualsiasi richiesta fatta da Jacopo, se scarsamente o solo parzialmente verbalizzata, oppure addirittura non verbale, seppur comprensibile, va sempre trasformata in richiesta verbale intelleggibile; va espressa dall’operatore con voce chiara e in modo semplice; va suggerita; va richiesta in imitazione e solo poi eseguita.

Meglio rinforzare il linguaggio verbale con il linguaggio del corpo, dei segni, delle convenzioni ecc (es. rispondo sì, muovendo la testa; chiedo “perché?” usando il segno con la mano; ecc.). Secondo gli esperti oltre l’80% del linguaggio tra gli uomini non è verbale e pertanto questa dimensione della comunicazione va attentamente insegnata ai bambini, persino quelli autistici.

Ogni apparente distrazione di Jacopo, per seguire un accadimento attorno a lui (attenzione ad un fenomeno inatteso), con interruzione delle attività in essere, (es. passaggio di un aereo nel cielo; il girarsi al richiamo di un amico, ecc.) dovrà essere gratificata per far comprendere a Jacopo che l’attenzione va prestata anche al mondo attorno, o anche contemporaneamente a ciò che si sta facendo.

Jacopo deve formulare VERBALMENTE descrizioni di ciò che sta vedendo o facendo o che sta per fare ovvero dare risposte a ciò che gli viene chiesto. Se la verbalizzazione è troppo tardiva, si procede ugualmente all’azione, sfruttando la sua esecuzione come momento per fargli riformulare, facilitandolo, la richiesta nel modo verbale e gestuale dovuto. (Successivamente quando le richieste e la comprensione saranno raggiunte...e ci si rivolge al bambino per esaudire una sua richiesta, si potrebbero introdurre due opzioni-risposta affinché lui scelga, facendo attenzione a porre la richiesta meno allettante per ultima: “vuoi una caramella o un mestolo?” Il bambino ‘non molto attento’ seppur in grado di comprendere il linguaggio tende a recuperare e ripetere l’ultima parte dell’offerta ma il disappunto di non ottenere quanto realmente desiderato aumenterà la sua attenzione alla successiva formulazione della richiesta. Quindi non gli si offre solo la possibilità di effettuare una scelta autonoma ma lo si abitua ad elevare ad un livello attentivo più adeguato la verbalizzazione)

Qualsiasi richiesta fatta a Jacopo, dovrà essere formulata dapprima verbalmente e se possibile associata con il linguaggio del corpo (es. “Ci sediamo per la lezione” e se intendo con ciò fermarmi in una stanza, mi siedo); poi con suggerimenti fisici (es. indicare con lo sguardo; avvicinargli l’oggetto in questione) che saranno progressivamente eliminati.

MA COMUNQUE se il bambino, al terzo tentativo, non esegue quanto gli si richiede, LO SI FACILITA E SI COMPLETA SEMPRE L’ESECUZIONE DI QUANTO RICHIESTO.

Questo per comprendere il legame fra richiesta verbale e azione e per impedirgli la frustrazione nell’esecuzione fallita di un compito (cosa diversa dalla frustrazione prodotta dal corretto rifiuto di un capriccio...Frustrazione questa che non gli fa male se prontamente diluita con una nuova proposta).

Usate aiuti meno intrusivi possibile e diluite in molti gettoni ricompensa le azioni per ottenere un premio.

Adeguatezza e comportamenti problema

Favorire qualsiasi partecipazione o relazione con altri purché “adeguata”, “consona” alla situazione.

Guidare verso comportamenti corretti, adeguati, circostanziati, convenzionali.

NB. Ricordare che il comportamento adeguato va richiesto e preteso non solo da Jacopo ma anche da chi sta attorno a lui, adulto o coetaneo.

Da comportamenti inadeguati di un coetaneo o di un adulto (anche se in generale non appaiono così gravi perché noi siamo abituati a pensare come normodotati capaci di una valutazione di merito) possono originare per imitazione o per lo stimolo sensoriale che li ha accompagnati, i comportamenti problema o inadeguati che, una volta appresi, sono poi di difficile rimozione.

Favorire l’attenzione a ciò che fanno gli altri bambini. (Es.: “-coinvolgerlo con frasi del tipo: “Guarda che stanno facendo. Vuoi fare anche tu il girotondo?”, “Chiedi che si fermino”. “Chiedi: Fermatevi per cortesia, voglio giocare”, “Chiedi ora a Francesca e Michela che ti diano la mano”- “Ok “Giro, giro tondo...”, “Guarda cosa fa Giorgia, aiutala a raccogliere le foglie”, “Guarda cosa scrive alla lavagna Michele” e, se particolarmente semplice e concreto quanto scritto, “scriviamo anche noi quello che ha scritto Michele”; oppure “disegnamo quello che ha scritto: es. APE” ecc.)

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