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L’intervento chirurgico al cervello sembra dare i risultati migliori

Nuova cura per l’epilessia

di Ugo Bosetti (ottobre 2001 p. 11)
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L'intervento chirurgico per curare certe forme epilessia darebbe risultati migliori e più duraturi rispetto al trattamento farmacologico. L'affermazione arriva dal Canada dove un'équipe di medici, guidati dal dottor Samuel Wiebe, ha condotto uno studio clinico su 80

pazienti affetti da questo disturbo: i risultati ottenuti con l'operazione chirurgica sono sette volte più efficaci rispetto a quelli ottenuti con i farmaci. In alcuni casi addirittura si è arrivati alla scomparsa degli attacchi: delle quaranta persone sottoposte all'operazione infatti il 58% non ne ha subito alcuno nel primo anno dall'intervento contro l'8% di chi era stati trattato con i farmaci; dei pazienti che hanno subito l'intervento, ben il 38% inoltre ha avuto la guarigione completa.

Questo tipo di intervento era già utilizzato come metodo di cura dell'epilessia ma, per la sua invasività, era considerato soltanto come l'ultima risorsa cui far ricorso, quando ogni altra via era chiusa. Nei fatti invece, si è dimostrata molto più efficace dei farmaci perché riesce ad eliminare alla radice il problema.

Con il bisturi viene rimossa una sezione di circa 6 centimetri del cervello senza che, questo il risultato della nuova tecnica, si producano nel paziente danni cognitivi ossia danni alla capacità di produrre ed elaborare concetti ed idee, esprimere emozioni adeguate, richiamare alla memoria esperienze passate.

Qualche disturbo si è avuto solo in due casi in cui la capacità della memoria cosiddetta a "breve termine", di quella che memorizza le nuove informazioni, si è ridotta.

L'epilessia, nota ai nostri vecchi come mal caduto, è una sindrome molto complessa caratterizzata da frequenti crisi a volte pericolose per lo stesso individuo che ne va soggetto (improvvise perdita di conoscenza con caduta a terra). È provocata da un gruppo di neuroni con un'attività elettrica particolarmente intensa. Da queste cellule scaturisce una scarica elettrica che si propaga alle altre cellule in modo rapido ed incontrollato: se la scarica interessa un numero ridotto di cellule, la crisi è di tipo focale mentre se si estende ad altre aree cerebrali si parla di epilessia generalizzata.

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