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Genio e follia spesso convivono

Matti da slegare, geni da legare

di Antonella Fiorito (maggio 2000 p. 10)
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La copertina

Segnaliamo l'uscita di un saggio intitolato "Geni da legare", scritto da uno psichiatra francese, Philippe Brenot, ed edito da Piemme.

Potrà confortare chi soffre di problemi mentali scoprire che molte patologie, quali depressione maniacale, asocialità, ossessioni, anoressia, hanno attanagliato molti geni quali Rilke, Kafka, Goethe, Proust, Rousseau, Van Gogh, Schumann, Pavese, Virginia Woolf ed altri che scopriremo leggendo il libro.

L'autore ci informa che il 72% degli scrittori soffre, o ha sofferto, di depressione. Diderot diceva che "genio e follia si toccano da vicino". Anche se questo è risaputo, il dare nome e cognome a questi illustri pazienti ci ha stupiti.

Scoprire infatti che Sigmund Freud, padre della psicanalisi, aveva fobie sociali, non era, cioè, a suo agio in mezzo alla gente e che per sopperire a tali problemi usasse delle droghe che "gli scioglievano la lingua", come confessa in una lettera, ci lascia di stucco e ci fa riflettere molto.

Si scopre, quindi, come molti dei protagonisti della letteratura, dell'arte, della musica soffrissero alla stessa stregua di molti che oggi a volte non sanno come uscire dalle loro paure, dai loro esaurimenti, dal mal di vivere in genere e da patologie invalidanti e a volte letali. Alle persone normali infatti non è lecito avere comportamenti diversi, estrosi, a meno che non creino artisticamente e allora anche il comportamento più balzano viene assolto.

Ci auguriamo che la lettura di questo libro aiuti tutti ad essere più comprensivi e tolleranti nei confronti di chi soffre di disagio psichico. Questi malati, infatti, hanno più che mai bisogno di essere ascoltati, seguiti, confortati e soprattutto compresi nella loro speciale sensibilità. L'arteterapia, la musicoterapia, la scrittura creativa cercano di realizzare questi obiettivi, considerando il malato nella sua completezza, nella sua potenzialità di espressione artistica.

L'arte, quindi, come terapia e come espressione di una genialità spesso torturata o malata.

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La recensione su Caffè letterario

Edizioni Piemme

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