Surf4smile in Madagascar

Intervista a Manuel Zanotto, e il racconto dell’esperienza umanitaria in questa terra lontana

di Lorenzo Pupi

Ciao Manuel raccontaci chi sei e da dove vieni!

Vengo da Vicenza, una piccola realtà che poco a poco si sta evolvendo, ho 26 anni, sono un Surfista, un bagnino di salvataggio, ho un doppio diploma di istruttore di surf e stand up paddle con la ISA, laureato in Scienze delle Attività motorie e sportive ed in dirittura d’arrivo al titolo di studio superiore di Laurea Magistrale in Sport e Prestazione Fisica. Con una passione sconfinata nello sport, attualmente sono uno studente dell’Università di Verona di Scienze Motorie. Sto concludendo il mio progetto di tesi sullo “Stand Up Paddle adattato” per ragazzi con autismo e sindromi correlate. Adoro e vivo lo sport outdoor e indoor, penso che potrebbe migliorare la vita di tante persone se utilizzato come una “medicina”.

Da dove nasce la tua passione per lo sport e la sua successiva declinazione nel mondo del non-profit?

La mia passione dello sport nasce grazie alla mia famiglia in particolare al mio papà, che sin dalla tenera età di 8-9 anni mi ha iniziato al ciclismo. Ma il mio vero amore, il surf, comincia da autodidatta a cavallo tra Italia e Spagna quando ho conosciuto Mathieu Carpentier, durante un’esperienza Erasmus, che mi ha aperto gli occhi su questo mondo, da lì è iniziata la vera e propria avventura. Parlando del mio rapporto con il mondo del Non Profit, tutto è cominciato dalla scelta di prendere parte ad un progetto propostomi dalla Prof. Vitali della Facoltà di Scienze motorie di Verona in collaborazione con la Cooperativa Sociale Trentina Archè ONLUS che opera nel Settore della disabilità già da diversi anni attraverso la pratica della Vela e il SUP surfing.

Hai recentemente aderito ad un progetto umanitario proposto dall’Associazione francese SURF4SMILE, ce ne vuoi parlare: da chi è composta e quale è la sua missione?

Surf4smile MiMa 2015 è una missione umanitaria italo-francese che si è svolta nel mese di agosto per una durata di 10-12 giorni nella regione Toamasina in particolare a Mahambo, ha avuto molteplici valenze ed obiettivi. Il principale era quello di fornire le condizioni e i materiali alla comunità di surfisti della città costiera di Mahambo, affinché i giovani locali potessero vivere le loro passioni e perché no, vivere delle stesse. L’azione è stata quella di responsabilizzare la giovane comunità di Surfisti di Mahambo nel rapporto con l’oceano e nelle loro pratiche. Obiettivi paralleli sono stati quello della sensibilizzazione all’interesse della preservazione dell’ambiente nonché porre le basi per un progetto duraturo di vita in società. SURF4SMILE è un’associazione nata autonomamente da un gruppo di ragazzi dai 15 ai 28 anni tra cui me. Tutti con una passione in comune, il surf e la volontà di condividere le gioie di questa pratica. Questa realtà è emersa con le sole forze dei suoi componenti, trovando i modi e tempi per proporre e diffondere il progetto MiMa 2015 nel web attraverso una campagna di raccolta fondi e crowdfunding sul sito web fosburit.com. Gli obiettivi principali sono stati quindi l’avvicinamento ed il perfezionamento della pratica del surf, la messa in sicurezza della disciplina e le manovre di soccorso acquatico con o senza tavole, inoltre nella nostra permanenza abbiamo organizzato una formazione di base sull’ auto riparazione di tavole, una parte dell’azione è stata dedicata alla dimensione ecologica per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente. Obiettivi complementari di notevole importanza, sono state le azioni sanitarie come la sensibilizzazione sull’utilizzo di metodi contraccettivi, la prevenzione di malattie, i test sierologici, il controllo e la prevenzione dentale e la formazione inerente il primo soccorso. Riteniamo che la formazione e la cultura possano rendere autonomi queste comunità, pertanto abbiamo apportato risorse e strutture che assicurino la vita e la continuità della nostra azione anche in futuro.

Cosa significa per te unire la disciplina del surf, con il viaggio e la possibilità di partecipare ad un progetto umanitario come quello che hai sperimentato recentemente?

È stata senza dubbio una gran soddisfazione ed una grande opportunità che non mi sono lasciato scappare ed ho accolto con grande entusiasmo! Penso che sia il sogno di tanti unire l’utile al dilettevole noi ci siamo riusciti! Sono riuscito a conciliare questi tre ambiti della mia vita, dato che il surf è una passione recente nella quale vedo un futuro, viaggiare la vivo come apertura al mondo e come un grande fattore di crescita e conoscenza personale e di sviluppo della società, ed infine l’altruismo e lo scambio di valori intrinseci in un’esperienza umanitaria non hanno uguali. Un obiettivo del nostro progetto è stato quello di permettere di rendere il surf e simili accessibile a tutti, permettendone la pratica a chi non ha le possibilità economiche o le capacità fisiche.

Credi che il surf possa essere uno strumento per coinvolgere le persone anche su tematiche ambientali, di salute e prevenzione, e in che modo?

Noi ne siamo la prova, abbiamo applicato il surf come strumento di unione, di relazione tra persone di diversi livelli sociali e demografici. Ad esempio, si può sensibilizzare le persone facendogli capire che la pulizia dell’ambiente naturale è fondamentale non solo per il fatto educativo in sé, ma per tutto l’ecosistema e gli abitanti, i fruitori e frequentatori dell’ambiente. Surf vissuto anche come momento relazionale salutare in quanto coinvolge aspetti fondamentali della nostra fisiologia sviluppando l’attività aerobica ed anaerobica, l’equilibrio e il tono muscolare. È uno strumento potente e trasversale e trova la forza nella sua semplicità.

Lasciaci con un aneddoto a tua scelta sul Madagascar, che cali il lettore tra la spuma delle onde, su spiagge sconfinate e tra sorrisi di bambini. Grazie!

Il giorno della competizione finale organizzata dal team, abbiamo potuto vedere come questi ragazzi siano in grado di mettersi in gioco veramente, impegnandosi al massimo, dimostrando una gran motivazione e tenacia nelle manovre e nella scelta delle onde. Così come il leash rappresenta la corda di sopravvivenza nell’acqua tra il surfista e la tavola, così le ragazze e ragazzi coinvolti hanno dimostrato un grande legame fra di loro sostenedosi a vicenda. Ringrazio la comunità di surfisti di Mahambo e di Ambatomalama e tutti quelli che hanno collaborato e permesso tutto ciò.

 

Lo staff

Mathieu Carpentier, ideatore, surfista ed insegnante di educazione fisica, Manuel Zanotto istruttore di surf e Sup, studente di Scienze Motorie, Christel Chenal Reporter fotografico e riprese video, Benoit Carpentier 19 anni il professionista del gruppo, Alix Carpentier 15 anni nata e cresciuta in una famiglia di surfisti. Camille Dubrana giovane surfista creativa ed ingegnosa si è occupata della comunicazione e della parte scolastica ed oceanica. Passando alla parte medico-Sanitaria parliamo di Lauriane e Marie-corentine studentesse entrambe di infermieristica che hanno apportato le loro conoscenze accademiche ed il loro supporto sanitario presso il Centro base 2 di Mahambo, Juliet Coat odontoiatra di Brest durante la missione si è occupata della parte d’intervento medico-sanitario oltre a dedicarsi alla documentazione di foto e video.