Integrazione e appartenenza nel welfare di quartiere

Confronto sull’esperienza di INTEREST promossa da ATAS Onlus

di Giulio Thiella

Sabato 13 giugno si è tenuto presso la Bookique di Trento il confronto sul progetto INTEREST: INtegrare TEssendo REti e Servizi Territoriali promosso da ATAS Onlus, Associazione Trentina Accoglienza Stranieri, che dal 1989 si occupa dell’integrazione e della convivenza tra persone provenienti da paesi e culture diverse, che si trovano a convivere nello stesso territorio.

INTEREST rappresenta il proseguimento del progetto TRA.Mi.Te. che consisteva nel Tessere Relazioni per l’Abitare tra i Migranti e il Territorio. Quest’ultimo progetto, realizzato anche grazie al contributo del Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi e dal Ministero dell’Interno, si è proposto di attivare la cittadinanza, diverse associazioni e cooperative di Trento e Rovereto verso un percorso di riqualificazione sociale del proprio contesto abitativo. Tra settembre 2013 e giugno 2014 gli operatori e volontari del progetto, aiutati dai cittadini maggiormente coinvolti, si sono impegnati per ridare valore alle relazioni e alla condivisione degli spazi, con l’obiettivo non solo di sensibilizzare le persone alla convivenza, ma anche di favorire il dialogo, la soluzione pacifica delle piccole controversie quotidiane, dal condominio al quartiere, dal singolo alla collettività, dai cittadini alle istituzioni.

Al termine del progetto è stata redatta una piccola guida all’abitare, “Sentirsi a casa anche fuori casa”, che rappresenta la conclusione di un’iniziativa molto sentita e partecipata dagli abitanti dei quartieri in cui è stata sperimentata.

Il progetto INTEREST che ha dato continuità a TRA.Mi.Te., è stato attivato alla fine del 2014 e si è recentemente concluso il 30 giugno scorso. L’obiettivo di quest’anno era quello di esportare in tutto il quartiere ciò che si era sviluppato a livello condominiale. Le zone coinvolte sono state Brione a Rovereto, Madonna Bianca/Villazzano 3 e Solteri/Magnete/Centochiavi a Trento, e Parto a Cles.

La contrada, il rione, il quartiere, il condominio stesso, sono istituzioni civili che fino a poco tempo fa avevano un forte significato di appartenenza e convivenza per i suoi abitanti, realtà che tendono a sopravvivere spontaneamente solo nelle piccole comunità di paese, mentre le periferie vengono progressivamente fagocitate dall’espandersi implacabile delle città, perdendo così i loro caratteri distintivi.

Riscoprire valori come il dialogo, l’integrazione, l’ascolto e lo scambio reciproco, permette di ricucire quel tessuto sociale sfibrato dai ritmi moderni e dall’individualismo.

Il rischio cui andiamo incontro è di operare una spersonalizzazione del territorio in cui viviamo, ma di cui non ci sentiamo più parte integrante, andando ad influire negativamente sul singolo e sulla collettività intera.

Le proposte, realizzate insieme ai cittadini attivati dal progetto, si sono attuate attraverso diversi tipi di incontro, quali percorsi formativi sullo sviluppo delle relazioni di comunità, scambi di esperienze per scoprire e conoscere iniziative simili e di successo, ma anche iniziative culturali e dibattiti davanti ad un caffè per conoscersi meglio e confrontarsi.

“E il sogno comune è che i nostri contesti diventino più vivibili, più sani, più sicuri, più belli, più solidali,...più nostri.” Le parole di Stefano Sarzi Sartori, coordinatore del progetto, fanno capire l’obiettivo di queste iniziative volte alla riattivazione di quei meccanismi solidali alla base di una comunità più unita e felice. Un monito anche alle associazioni e agli enti che operano nel terzo settore, che spesso si occupano di ambiti simili, ma che non entrano in contatto diretto tra loro. Il rischio concreto risiede in una deriva autoreferenziale che non giova a nessuno e che si scontra con le necessità di condivisione delle conoscenze e delle risorse a disposizione.

Rigenerare le risorse esistenti e affidarle ai cittadini, di modo che le custodiscano e le accrescano, responsabilizzando le persone sulla cultura del bene comune da tutelare e da lasciare un giorno in eredità a chi verrà dopo di noi.

Il coinvolgimento e la partecipazione scaturite da questi progetti mostrano come le relazioni possibili siano infinite e sempre riattivabili, dimostrando che conoscersi e sentirsi più uniti porta dei benefici a noi e a chi ci circonda.

Rivalutare lo spazio comune come luogo di tutti e per tutti, e non più di nessuno.

Venirsi incontro e non allontanarsi. Ascoltare e non far finta di non aver sentito.

Partecipare e coinvolgere, attivarsi e attivare gli altri nei processi decisionali che spesso deleghiamo a terzi, ormai estranei e disinteressati ai problemi che non conoscono in prima persona.

Queste sono promesse che dobbiamo impegnarci a mantenere, come singoli e come collettività; per un futuro più familiare e meno estraneo, che non incuta più quel timore che permea ormai tutti gli strati della nostra società.

Può sembrare un’impresa impraticabile, un’utopia irraggiungibile, ma come per tutte le cose, i primi passi sono sempre i più piccoli e i più importanti, perché come ha scritto un abitante di quartiere che ha partecipato al progetto INTEREST, “Se uno inizia a parlare una volta, un’altra volta, l’amicizia poi viene così, perché se poi ti rivedo, ti saluto e scambiamo due parole”. Sembra un buon punto di partenza.

ATAS Onlus, Associazione Trentina Accoglienza Stranieri

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