Cosa sono? Sono matto!

Conosciamo più da vicino la disabilità mentale

di Paola Maria Bevilacqua

Cammino nel muto silenzio della mia anima greve, mentre sono solo, rinchiuso nel mio mondo fatto di paradisi lontani e di oscure lotte da vincere. Cammino sul treno della vita, salgo e mi accomodo su questo convoglio infinito che forse, infinito non è. Scopro fermate, quasi mai scandite dal tempo, le condivido con viaggiatori attoniti attorno a me, che, ad occhi strabuzzati ed a bocche aperte come pesci nell’acquario, vedono il treno sparire lontano, portandosi via una vita che loro non hanno, o non sanno d’avere. Non lo sappiamo, siamo matti. Viviamo senza saperlo, cresciamo senza rendercene conto, imprigionati in una dimensione spazio temporale fatta solo di noi e della nostra malattia. Voli nel cielo azzurro e ricadute in pericolosi gironi danteschi. Fiamme dell’inferno angeli e diavoli, inconsapevoli spettatori di una vita in salita. Malattia e sudore, odore di urina e disattese speranze. Vuoti obiettivi e regole ferree imposte da altri. Da altri che non vogliono volare come. Ali di Icaro, su cuori di bimbo. Fuggo scappo da non so cosa, fughe da una realtà opprimente e vuoti mondi che voglio abitare. Spazi paralleli, urla e disperazione, autolesionismo e costrizione. Caschi per proteggere il mio animo ferito che anela la libertà, ma in realtà non so nemmeno cosa voglia dire. So solo che lo voglio. Io corro, corro dietro all’ombra di me stesso che si staglia sui muri madidi di muffa. Silenzio e dolore,soffro, urlo e mi stupisco d’averlo fatto o nemmeno me ne accorgo. Piango ed ho paura. Ninna nanna e bambole, amori e simpatie. Carezze e sorrisi, condivisione di anime e di corpi. Rifugi oscuri e mani sulle mani. Paura di tutto, non conosco niente. Vedo intorno a me corpi deformati da spasmi incontrollati, freddi stanzoni senza quadri ad abbellire sterili pareti. Sento ancora pianti e silenzi, risate e confusione. Rido e sono felice che buon odore di minestrone. Voglio vivere e crescere, non ho un’anima o forse ce l’ho ma non so cosa sia e nemmeno a cosa serva. Io rido, c’è odore di cibo, nascondo il mio foglio con le farfalle disegnate a pennarello blu, e corro a mangiare, senza un’anima. Eterno bambino in un castello fatato, perennemente in lotta con me stesso.