La disabilità positiva

Patrizia Saccà ed il tennistavolo come terapia riabilitativa per tetra e paraplegici

di Paola Maria Bevilacqua

Intervisto Patrizia Saccà lasciandola parlare liberamente. É una bella donna intelligente e molto curata. Sorride spesso e mi guarda dritto negli occhi comunicandoci la sua forza interiore. Una forza che solamente lo sport riesce a dare, un fiume in piena inarrestabile. Un esempio di disabilità vincente. “Ciao Patrizia ci parli del tennistavolo e di te?”

Mi chiamo Patrizia Saccà ho avuto un incidente all’età di 14 anni. Ho attraversato per qualche anno il tunnel della depressione fino a che ho deciso che questo dolore sordo che avevo dentro dovevo riuscire a farlo zittire oppure dovevo combatterlo con forte armi. Ho iniziato a coniugare la mia vita con i dolori che mi affliggevano alla schiena confrontandomi su diverse discipline sportive quali: nuoto, tiro con l’arco, subacquea, vela, basket ed infine col mio grande amore il tennistavolo. Ho iniziato a giocare a cavallo della fine degli anni 1988-1990. Ho partecipato a due Paralimpiadi (Barcellona 1992, riuscendo a vincere la medaglia di bronzo nella mia categoria, e Pechino). Ho partecipato a diversi Italiani, Europei e Mondiali. Ma le medaglie sono state tante e non voglio annoiarvi con la noiosa elencazione del mio Palmares, con l’elencazione delle innumerevoli medaglie che ho portato al collo. Vi voglio invece parlare del mio sport il tennistavolo. La Federazione Italiana tennistavolo si chiama Fitet. Ci sono 700 società sportive ed oltre 80 strutture dedicate in tutta Italia. Oltre 20.000 tesserati tra atleti, arbitri e dirigenti e circa 400.000 il numero dei praticanti amatoriali. Il Tennistavolo è diventato Sport Olimpico nell´edizione delle Olimpiadi di Seul del 1988. In tale contesto l´Italia è in crescita, sia di iscritti che di risultati. La FITeT coordina tutte le attività del Tennistavolo Italiano. L´attuale dirigenza, che dal dicembre 2004 è guidata dal Presidente Francesco Sciannimanico, ha avviato diversi piani di lavoro mirati al conseguimento di risultati di alto livello ed al potenziamento di immagine e promozione della disciplina. La FITeT è una struttura federale centrale suddivisa in settori (tecnico, agonistico, arbitrale, propaganda e rapporti scuola, stampa, organi di giustizia), diretta dal Presidente e dal Consiglio Federale eletti ogni quadriennio olimpico. La Saccà continua leggendo un libricino con degli appunti che si è scritta: “Vi è un protocollo d’intesa fra il Comitato Paralimpico e la Fitet. Il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) nella sua riunione del 10 luglio 2009 ha riconosciuto la FITeT quale Federazione Sportiva Paralimpica.

A decorrere dal 1° ottobre 2009 il CIP ha trasferito alla FITeT la gestione tecnico-organizzativa-formativa e finanziaria del “Tennistavolo Paralimpico”, sia a livello nazionale che internazionale. La FITeT sostituirà il CIP quale organismo di rappresentanza nazionale nei confronti della ITTF (International table tennis Federation). L´attività delegata verrà gestita secondo le deliberazioni degli organi FITeT, in ottemperanza ai regolamenti tecnici vigenti ITTF ed in linea con I principi informatory e le direttive del CIP e dell´IPC. A seguito dell´avvenuto riconoscimento, il Presidente FITeT siede di diritto all´interno del Consiglio Nazionale del CIP. Ho voluto raccontarvi alcuni dettagli tecnici di questo sport per farvi capire che non parliamo più di un gioco da oratorio ma di una vera e propria disciplina sportiva. Io ho vinto tante medaglie come vi dicevo prima ma medaglie d’argento e di bronzo, come atleta non sono mai riuscita a prendere la “gold medal”.

Invece da allenatore ho centrato questo obiettivo ambitissimo. Sono istruttore dal 2000 e già da allora ho iniziato a recarmi al USU (Unità Spinale Unipolare) di Torino. In questa unità spinale ho iniziato come la chiamo io la “ping- pong terapia”. Ho incominciato a fare corsi come istruttore che mi hanno portato a scoprire atleti di fama mondiale. Sono in grado senza falsa modestia di scoprire talenti agonistici ma anche di far giocare ragazzi autistici, ragazzi portatori di Sindrome Down, atasici. Insegno ping-pong a tutto tondo ed è questa la mia medaglia d’oro più ambita. Vedere la gioia negli occhi di genitori innamorati dei propri figli disabili, oppure vedere il sorriso su di un volto contorto da attacchi di spasticità di un atleta che riesce a dire:” ma allora posso farlo anch’io “mi riempie d’orgoglio. Concludo dicendovi che amo lo sport e che credo che sia l’unico strumento che possiamo usare per combattere i dolori che la disabilità ci “regala”. La disabilità è parte attiva del mondo sociale ma ricordatevi che non è un mondo a parte. Viviamo in società, siamo la società, siamo disabili e siamo vivi.