Matteo Giomo un piccolo grande uomo vincente

di Paola Maria Bevilacqua

Oggi vi voglio presentare un atleta unico e speciale. Tedoforo, portatore della fiamma Olimpica delle Olimpiadi di Torino, il 22 gennaio 2006 per la città di Treviso. Data storica per lui, per la sua famiglia ed anche per noi. Matteo è un portatore di Sindrome Down. Un vero sportivo che ha dato lustro al nostro Paese più volte, in moltissime manifestazioni di livello Mondiale ed in diverse discipline quali sci, basket e tennistavolo. Matteo è leggermente introverso a tratti schivo, decisamente riflessivo ed educatamente “maschio gentile”. Balla molto bene (lo so perché ho avuto il piacere di ballare con lui anni fa) è composto (adesso, da giovane era leggermente “monello”) è però rimasto decisamente ribelle alle regole e poco incline all’obbedienza. Matteo difende sempre a spada tratta le sue idee e la sua libertà, riflette ed argomenta sulle cose con i suoi tempi e con la sua sensibilità e con la sua razionalità si spiega la vita ed a volte, ci permette di capirla meglio. Matteo “testardo”, Matteo però tanto vero. Ciò lo rende persona seria e credibile che difende le sue idee a prescindere da chi gliele imponga o tenti di imporgliele. I nostri giovani normodotati spesso non sono forti e deciso come lui. Matteo Giomo è un portatore di Sindrome Down dei tempi moderni, utilizza il computer, lavora in un punto commerciale, frequenta palestre ed è pieno di amici ed apprezza il “gentil sesso”. Su Matteo è stato svolto ed ancora continua. Un grande lavoro fatto dalla famiglia che lo segue da sempre con affetto e con un passo indietro per lasciare a lui la libertà di crescere a volte anche sbagliando. Va riconosciuto ai suoi genitori che avendo anche un altro figlio, si sono sacrificati cercando di bilanciare amore ed attenzioni verso entrambi, in egual misura e ci sono certamente riusciti. Ascoltiamo Matteo in un’intervista in cui lui ha detto esattamente ciò che vuole che si sappia di lui. Come avrete capito lo stimo molto e ve lo presento con grande rispetto.

Matteo Giomo “So che la sindrome di down vuoi dire aver un cromosoma in più il numero 21, una sera guardando la trasmissione di Costanzo (n.d.r Costanzo Show) c’erano dei ragazzi down e ho detto alla mia mamma: Mamma anch’io sono down!?. Lei mi ha risposto semplicemente di si e mi ha spiegato che avevo un cromosoma in più; allora mi sono messo a piangere gli ho detto “Levamelo! Perché me l’hai messo? Non lo voglio.. Avevo capito che avevo qualcosa di diverso. Poi passando allo sport che già praticavo, mi sono reso conto che anch’io potevo vincere le gare e prendere le medaglie e poi andare all’estero (Alaska, Giappone) lavorare e così essere felice ma, il cromosoma in più lo avevo sempre in mente. Se se non lo avessi avuto non sarei andato in Alaska e in Giappone dicevo tra me, però non ero contento, poi con il tempo sono entrato nella categoria c21-(cromosoma 21) ho pensato tanto e dopo qualche giorno ho detto alla mamma: Ho deciso che il cromosoma in più me lo tengo e non se ne parli più, così ogni 21 del mese festeggeremo, così avremmo 12 compleanni fasulli è uno vero. La mia mamma mi ha abbracciato ed insieme abbiamo ripreso questo magnifico viaggio che è la vita. Io dico sempre: basta cancellare una S perché le cose cambino e la sfortuna diventi fortuna. Ciao amici sono Matteo Giomo portatore di Sindrome Down, uomo, atleta, amico della vita.