“Nati due volte”, un libro da leggere

Il nuovo romanzo di Giuseppe Pontiggia per riflettere sul significato di “vita normale”

di Redazione

In tempo di caccia con ogni mezzo all'audience ed in prossimità di un periodo di feste in cui sarà d'obbligo divertirsi, sembrerà strano, quasi fuori luogo, segnalare un libro che ha per protagonista un handicappato. Non fermatevi però alla prima impressione!

Il nuovo romanzo Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, romanziere di Como più volte premiato per i suoi lavori, l'ultima lo scorso agosto proprio qui da noi a Predazzo in valle di Fiemme, è scritto per farci riflettere sul significato di "vita normale".

La narrazione infatti è introdotta da una dedica significativa: Ai disabili che lottano non per diventare normali ma se stessi. Protagonista del racconto esposto in prima persona è un padre, un giovane insegnante, seguito nel suo sforzo di costruire un rapporto con il figlio Paolo affetto da "Tetraplegia spastica distonica".

Il suo insegnamento al figlio, dalla nascita all'adolescenza, si trasforma progressivamente nell'apprendimento dell'arte del vivere inventata giorno per giorno dal figlio per sopravvivere alla propria minorazione.

Una serie di personaggi fanno da cornice ai due protagonisti incarnando le reazioni troppo spesso di sconcerto e fuga della gente comune (ma non solo) di fronte al handicap: presidi incompetenti, compagni di scuola vili, medici impreparati e cinici, congiunti terribili, centri di recupero funzionale ma anche generatori di nevrosi. Accanto a questi però non mancano figure di grande dedizione (la moglie del narratore che pure nel libro appare in via marginale) e di solidarietà altruistica (la maestra elementare e la psicologa).

I bambini disabili, come suggerisce il titolo, nascono due volte: la prima, la nascita biologica, li vede impreparati al mondo, la seconda, la rinascita sociale, li affida per la crescita all'amore e all'intelligenza degli altri. Ma questa rinascita, come anche pro.di.gio. sostiene fin dal suo primo numero, esige che anche gli altri mettano in moto un cambiamento integrale nei confronti del handicap, un cambiamento giunto finora solo a metà del guado.

Il libro non è neanche tanto grosso: 232 pagine suddivise in 38 flash. pro.di.gio. lo consiglia ai suoi lettori perché esso lascerà di sicuro tracce nel loro animo. Il testo non diventerà certo un classico della letteratura italiana, non se ne parlerà nei salotti e gli studenti negli anni venturi non lo presenteranno alla maturità come La coscienza di Zeno di Svevo oppure Se questo è un uomo di Levi ma per il tema considerato, per la sobrietà con cui esso è trattato, per l'attualità dell'argomento merita grande considerazione. È solo un suggerimento...

Una postilla: poiché questo giornale si occupa di disagio ed è scritto ed edito da persone affette da un qualche disagio, ci permettiamo qualche critica. Tanto per dire, la descrizione della quotidianità di questo come dei mille altri Paolo non è così "scorrevole": le difficoltà non sono soltanto quelle scelte da Pontiggia per strutturare il suo racconto (lo scontro con una dottoressa cinica, essere preso in giro da un compagno di scuola crudele, recitare la parte di Polifemo in uno spettacolo allestito dai disabili...).

Il guaio della disabilità è un guaio esistenziale di fondo in chi lo soffre e non contingente di alcune situazioni del quotidiano. Siamo d'accordo con lui che l'idea di una normalità uguale per tutti non abbia senso ma sul punto che una normalità non esista nei fatti ci vede in pieno disaccordo: essa è quel mondo comune condiviso e partecipato dalla grande maggioranza della gente e del quale tutti i Paolo non virtuali come quello di Pontiggia vorrebbero far parte senza purtroppo riuscirci proprio ed esclusivamente a causa del proprio handicap. Da qui lo scontro con la propria diversità cioè con il distacco da quella vita normale che ogni Paolo in carne ed ossa vorrebbe vivere ma non vivrà mai.

Giuseppe Pontiggia: Nati due volte. Edizioni Mondatori, lire 29.000.