Niente di nuovo sul fronte OPG

Il 31 marzo scadrà il termine per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Ma le premesse non sembrano auspicare la svolta tanto attesa

di Giulio Thiella

Il piano di superamento degli istituti per infermi di mente autori di reati, portato avanti negli ultimi anni attraverso proroghe e ritardi, sembra giunto finalmente al termine. La data è fissata per la fine di marzo, ma le perplessità riguardo al post-OPG continuano ad alimentare le critiche riguardo a una questione tenuta nel cassetto fino al 2010, quando finalmente si è deciso di sbirciare dentro. La situazione di degrado e indigenza vissuta qui da centinaia di malati psichici è apparsa a tutti evidente e inaccettabile; veri e propri manicomi criminali, anche se sulla carta risultano aboliti dal 1978. Strutture realizzate per l’assistenza di pazienti psichiatrici dove, con il tempo, le esigenze di custodia hanno prevalso su quelle di cura.

Nel 2008 l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale ha finalmente permesso di far luce sulle reali condizioni di vita negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, e una dettagliata relazione ha favorito l’emanazione di un primo decreto legge del 2011 che indicava il 1° febbraio 2013 come il termine per la chiusura definitiva degli Opg. Termine disatteso e rinviato al 31 marzo 2014, successivamente prorogato fino ai giorni nostri.

I Ministri di Giustizia e Sanità assicurano che non vi saranno ulteriori ritardi, e che le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) entreranno regolarmente in funzione per prendersi carico di chi è ancora sottoposto a misure di sicurezza detentive.

Le nuove strutture saranno caratterizzate da una maggiore assistenza sanitaria e psicologica, e dall’assenza di celle o sistemi di contenimento, ampiamente usati negli Opg. Questi istituti accoglieranno un numero molto limitato di pazienti, meno di 30, per facilitare l’individuazione del percorso trattamentale sul singolo paziente, ma anche per rendere l’accesso a queste strutture una misura residuale. Verranno difatti preferite alternative meno invasive come per esempio l’affidamento alle comunità di trattamento o ai Dipartimenti di Salute Mentale.

È stato previsto anche un limite per la durata della permanenza presso le REMS, pari al massimo della pena per il reato commesso. Questa importante novità permette di evitare i cosiddetti “ergastoli bianchi”, causati dalle continue proroghe semestrali che rendevano gli Opg dei luoghi spesso impossibili da abbandonare.

A preoccupare maggiormente è la riconversione delle strutture, affidata alle regioni, che quasi certamente non saranno in grado di assicurare l’apertura delle nuove Residenze entro i tempi stabiliti. Questa situazione oggettiva fa temere il ricorso a soluzioni provvisorie, viste di cattivo occhio per la loro innata tendenza, in certi ambiti, a protrarsi sine die.

L’obiettivo principale è invero quello di implementare le attività trattamentali finalizzate alla riabilitazione e alla conseguente concessione di misure meno invasive, così da dimettere più pazienti possibili verso le altre strutture di assistenza presenti sui territori. I rischi di una dimissione di massa ricadrebbero però proprio sui centri di assistenza psicologica, impreparati ad accoglierli in gran numero e in breve tempo.

Il superamento dei manicomi criminali è a un passo, ma le perplessità rimangono non solo perché le nuove strutture non sono ancora state predisposte, o perché fino allo scadere del termine gli OPG accoglieranno internati, e nemmeno il fatto che già si parli di pre-REMS, che come se non bastasse ricordano una fase del sonno caratterizzata dagli incubi, fa temere che nemmeno quest’anno si riesca ad archiviare l’era degli ospedali psichiatrici, anche se un vago presentimento purtroppo lo lasciano.