Ricamare Comunità

Al convegno della FAI si impara a ricostruire il tessuto sociale dal basso

di Lorenzo Pupi

«È tempo di ricucire quel prezioso tessuto di relazioni umane, come si fa con un ricamo, per generare meccanismi virtuosi di solidarietà e collaborazione». (Il presidente della Fai, Massimo Occello)

Abbiamo colto con piacere l’invito da parte della FAI al convegno “Ricamare Comunità” da lei organizzato presso la sede della Federazione Trentina.

Obiettivo dell’incontro? Ripensare al sistema del welfare fuori dagli schemi, sostenere le spinte provenienti dal basso ponendo la cittadinanza al centro dello sviluppo. Un paniere di argomenti interconnessi e avvincenti. Dalle locali esperienze di quartiere nella città di Trento, passando per quelle di Bologna e Catania, si è delineato un filo conduttore che fa emergere la voglia di cambiamento, nel sistema dei servizi e della cura alla persona. Una presa di coscienza sociale che trova la forza dalle relazioni tra persone, dallo scambio e dallo sforzo comune di enti e istituzioni, in generale portatori di interessi. Se ne è parlato al convegno a Trento dal titolo “Ricamare Comunità” che si è tenuto alla sala Don Guetti presso la sede della Federazione delle Casse Rurali, in cui sono sfilate tante esperienze concrete di welfare che parte dal basso. L’iniziativa è della cooperativa sociale Fai con la collaborazione della Fondazione Cassa Rurale di Trento, il consorzio delle cooperative sociali Consolida, il Comune di Trento e la Provincia autonoma.

Il convegno ha offerto anche l’occasione per un confronto sul ruolo del privato sociale in un contesto di ridimensionamento delle risorse.

Per Massimo Occello, presidente di Fai, che ha aperto i lavori, «è tempo di ricucire quel prezioso tessuto di relazioni umane, come si fa con un ricamo, per generare meccanismi virtuosi di solidarietà e collaborazione. Da una maggiore interazione sociale, a partire dai vicini di casa, per condividere necessità, scambiarsi professionalità, portare avanti progetti di interesse comune possono derivare benefici collettivi».

Stiamo andando verso un nuovo welfare di comunità secondo il sociologo Nadio Delai: «Nel 2030 gli anziani saranno il 50% in più di oggi. La crisi di risorse pubbliche obbliga a una mutazione genetica del concetto di welfare, che deve ripartire dal basso»: tante le iniziative che partono dalla gente per la gente e contribuiscono a ricamare il nuovo welfare di comunità.

«Individuare i bisogni prima che diventino emergenze». La frase di Rossana Gramegna, presidente della Fondazione Cassa Rurale di Trento che ha sostenuto il progetto della cooperativa Fai, introduce a un concetto nuovo di welfare, che intercetta bisogni non espressi di emarginazione e disagio. Per questo occorre uscire nelle strade, nei parchi, nei luoghi di aggregazione per incontrare le persone e le loro esigenze.

I bisogni sociali in aumento, da un lato, e le risorse pubbliche in contrazione, dall’altro, rendono urgente la costruzione di un nuovo sistema di protezione sociale, in cui dovranno convergere responsabilità e risorse diverse: quelle pubbliche, quelle private individuali e familiari, quelle del privato sociale, quelle del mercato privato, quelle della mutualità spontanea, basata sullo spirito collaborativo e solidale che abita la comunità.

Quest’ultimo ambito (il welfare che cresce dal basso) raccoglie già oggi delle esperienze interessanti nate in Trentino e in Italia, assumendo le caratteristiche di un “welfare di rammendo”. «Si tratta - ha affermato Delai - di risposte a situazioni di disagio ma anche di voglia di crescere e di impegnarsi che, se opportunamente accompagnate, possono trasformarsi in un welfare di ricamo, diretto a dare qualità evoluta alla nostra convivenza».

Numerose le esperienze di condivisione e scambio virtuoso che partono dalla comunità presentate al convegno. Annalisa Morsella e Paolo Vicentini, collaboratori di Fai, hanno illustrato i risultati dei laboratori RaccontArti attivati nella Circoscrizione Oltrefersina, che hanno favorito le relazioni tra adulti over 50 attraverso diverse forme di espressione come la lettura, poesia, scrittura, recitazione, l’uso del corpo e il canto. I laboratori, proposti nelle zone di Clarina-San Bartolomeo e poi a Madonna Bianca, hanno permesso ai partecipanti di superare alcune fragilità affrontando insieme temi quali la paura, la solitudine e l’indifferenza.

Nel campo dell’housing sociale sono state presentate alcune realtà di Trento come il Progetto Abito.me e l’esperienza coabitativa di Isera, e sharing economy. Si è riflettuto quindi su alcune esperienze di “rammendo” del tessuto sociale ospitando le testimonianze del quartiere Librino di Catania e delle

social streets di Bologna e di Trento.

La seconda parte del convegno è stata dedicata agli interventi istituzionali. Hanno preso la parola tra gli altri Donata Borgonovo Re, assessora alla Salute e alla Solidarietà sociale, e il presidente della Provincia Ugo Rossi.

Cooperativa Fai: chi è?

La cooperativa, presieduta da Massimo Occello, offre assistenza domiciliare a circa 450 persone e gestisce il Centro diurno “Filo Filò” a Ravina, luogo di ritrovo per diverse persone anziane della zona, la Casa del Clero e l’Infermeria dei Frati Francescani a Trento, oltre a diversi altri servizi territoriali. La cooperativa dà lavoro a 130 persone, 119 delle quali sono donne. Metà di esse sono straniere. La Fai raggiunge con i suoi servizi tutta la città di Trento. Altri servizi sono forniti in associazione temporanea di impresa con le

cooperative sociali Sad e Spes. Per aiutare le famiglie che desiderano mantenere una persona cara non più autonoma in casa, Fai ha dato vita recentemente a uno sportello che fornisce informazioni sui servizi di assistenza alla persona.