L’orizzonte rubato

Racconto

di Martina Dei Cas

Zaida e Nur si dirigono al fiume. La nonna li segue, sollevando l’orlo del burka per non sporcarlo. Arriva che la nipote sta già scrivendo sulla sabbia. I tratti arzigogolati sembrano magici, ma l’incanto dura poco. Il belato di una pecora ricorda loro che il gioco è un lusso proibito alle bimbe del Pamir.

“Cos’ha scritto tua sorella?” chiede la nonna.

Nur incespica. Il maestro Farrouk non è bravo come la maestra di Zaida, ma è nato uomo e ciò lo autorizza ad insegnare nella madrasa in muratura ai maschi del villaggio. Le bambine e la maestra invece devono accontentarsi di una baracca con gli spifferi.

“È una poesia”

“Hai proprio una sorella studiosa!”

“Sì, ma papà mi ha ordinato di non dire a nessuno quant’è brava, che sarà la nostra disgrazia “

“Lo dice ma non lo pensa: ha solo paura”

“Di cosa?”

“Delle parole, che sono più potenti dei fucili dei talib e delle bombe degli americani.”

“Ma il maestro Farrouk ci ha detto che nessun uomo dovrebbe costringere un altro ad avere paura. E che se trattiamo male le femmine Allah si arrabbia.”

La nonna ride: “A quanto pare anche nel tuo maestro si nasconde il germe della bontà, parola di vecchia analfabeta!”

“Cosa vuol dire analfabeta?” chiede Nur sconcertato.

“Analfabeta è chi non sa leggere né scrivere; chi ha voce, ma è come muto, perché nessuno lo ascolta davvero. Voi siete le nuove voci del Paese, non lasciate che vi zittiscano”

“Va bene” promette Nur.

“Ora vai a giocare” lo esorta la nonna, spolverando il burka. È affezionata alla stoffa che la separa dal mondo, anche se a volte la soffoca. Vorrebbe liberarsene, ma ha paura. Al diavolo!

Tremando si scopre la testa. Il suo volto stanco si moltiplica sull’acqua fino all’orizzonte. Zaida l’abbraccia: ”Come sei bella, nonna”

Lei sorride sdentata e si chiede come sarebbe stato avere una vita piena di sogni, pianti, lotte, soddisfazioni. Una vita vera.

All’improvviso nella valle si ode uno sparo: qualcuno sta provando un kalashnikov.

Zaida raccoglie i secchi dell’acqua, mentre Nur grida di affrettarsi.

La nonna accarezza la poesia sul terreno prima di cancellarla, dandosi dell’illusa e avvolta nel burka del colore del cielo si riavvia verso il suo inferno quotidiano. È triste, ma non rassegnata, perché la magia delle parole incise nella terra l’ha convinta che presto un nuovo orizzonte sorgerà per le bambine nate all’ombra dei monti Pamir!