Un pulcino salverà il mondo

Inventata in Trentino la stufa che cova le uova e che consuma meno legna

di Fabio Pipinato

La stufa trentina che cova le uova vince in Kenya il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde). L’idea è venuta dalla cooperazione tra Trentino e Kenya. I saperi più profondi del Trentino si sono incrociati con la sperimentazione in Kenya ed ha portato alla creazione di una stufa che costa zero euro e, quindi, di ampia diffusione.

La premessa

Negli altipiani del Kenya di notte fa freddo e solo poche uova (3 su 10) diventano pulcini. Per diversi motivi ma, soprattutto, perché v’è uno forte sbalzo di temperatura tra giorno e la notte. La stufa è fatta di materiali semplicissimi: fango, terra rossa, paglia e due scodelle in pietra refrattaria atte ad accogliere la legna. La stufa alta 70 cm circa viene a sostituire le “tre pietre” poste a terra ed al centro della capanna sopra le quali, sino a pochi mesi fa, si metteva il pentolone e che consumavano molta/troppa legna.

Ora la stufa consuma meno legna e ciò equivale a risparmio di tempo e fatica da parte delle donne nel procurarla nel bosco, meno fumo e ciò equivale a meno malattie respiratorie ed essendo ad una certa altezza meno “mal di schiena” nel sollevare pesi. Ma soprattutto più pulcini! Nell’incavo sotto la stufa ove solitamente viene deposta la legna da seccare, infatti, sono state messe delle uova da cova (fertili) e dopo 21 giorni sono nati i pulcini. Involontariamente è stata ideata la prima incubatrice a legna.

I saperi antichi ci sono stati d’aiuto. Nella vallate del Trentino, infatti, dentro al cassone sotto la stufa si ponevano un tempo le uova. Non solo. Anche i bambini prematuri e sottopeso venivano messi dentro una scatola di scarpe sopra a della bambagia e posti accanto alla stufa. Quindi s’è sperimentata la stufa a diverse altitudini ed ha funzionato. Ad un patto...che la cavità ove si schiudono le uova venga tenuta quasi quotidianamente pulita dal contadino per prevenire malattie per i neo nati pulcini. In questa cavità i pulcini rimangono la prima settimana di vita. Viene loro dato mangime adeguato ed acqua. La stufa, poi, comunica con un piccolo recinto protetto delle dimensioni della stufa stessa che si trova anch’esso in cucina. Qui la temperatura è ambiente essendo la gabbia all’interno dell’abitazione e contigua alla stufa. I pulcini possono crescere indisturbati ed al sicuro. Escono dalla cavità per passare al primo recinto a partire dalla seconda settimana di vita e con il passare dei giorni si allontanano sempre più dalla stufa prendendo confidenza con il nuovo ambiente protetto.

Questo primo recinto con rete a maglia stretta interno alla casa ed adiacente la cucina è possibile solo in Africa e non certo in Europa ove le diverse legislazioni ne vieterebbero l’allevamento per motivi di igiene, sicurezza, etc.. Il primo recinto è collegato, tramite una fessura sulla parete in legno, trattandosi spesso di baracche, ad un secondo recinto sempre a maglia stretta protetto ed esterno alla casa ove i piccoli polli, possono tentare lo sbalzo di temperatura e di umidità. Questo secondo recinto ha una rete di ferro anche a pavimento onde evitare incursioni di animali predatori. Il raccordo tra queste tre semplici unità: sottoforno, recinto interno e recinto esterno con relativa gradazione di temperatura costituiscono l’innovazione che ha permesso allo staff di Tree is Life in Kenya di vincere il Green Innovation Award. Trattasi di una modalità molto semplice di allevamento ma, nel contempo, molto efficace. Ora si sta differenziando anche con altri uccelli da cova.

Le galline nate in queste condizioni protette sono di gran lunga più forti e sane delle loro coetanee che nascono liberamente nei cortili delle baracche africane e che spesso diventano preda facile di altri animali. Queste crescono sotto l’occhio del fattore, della massaia che si accorgono subito se una è malata o è debilitata. In cucina, inoltre, cadono sulla gabbia gli avanzi alimentari abituando i pulcini a cibo diversificato.

Trattasi di un allevamento che si realizza a bassissimo costo e senza la necessità di corrente elettrica; per cui accessibile ai più. In tutta l’Africa v’è una capanna, una cucina ed un focolare. Basta alzare il focolare sfruttando il calore sia verso l’alto per cucinare le pietanze e sia verso il basso per la cova delle uova.

Le famiglie che hanno sperimentato la “stufa che cova” hanno avuto un’addizionale di reddito di un quarto di stipendio circa. Un uovo da cova, infatti, costa meno di un euro (0,90 Kshs). Se un contadino acquista un uovo potrà rivendere il pulcino dopo un mese a 2,5 euro. L’utile, tolte le spese di mangime ed ammortamento stufa, è di 1 euro per pulcino. Moltiplichiamo il tutto per 50, tante quante le uova che stanno sotto una stufa domestica, e vedremo che l’utile per il contadino sarà di 50 euro al mese. Non male; in quanto il reddito medio delle famiglie contadine che vivono per lo più di autoproduzione è di 150 euro al mese. E, grazie alla stufa, passerebbero subito a 200 euro al mese.

È stata addirittura la “first lady” del Kenya Sua Eccellenza Ms. Margaret Kenyatta a consegnare il premio nelle mani del direttore del progetto “Tree is Life” Thomas Gichuru che ha costruito di persona le prime stufe a olle copiando un prototipo di quelle che scaldano le case trentine. L’artigiano Gianni Gecele ha aiutato il co-fondatore di “Tree is Life” Fabio Pipinato nell’implementare la stufa presso Ipsia, l’ong de le ACLI Trentine in collaborazione con la Fondazione Fontana. Gianni e Fabio hanno girato il Trentino a piedi ed hanno fatto tesoro di saperi antichi che stanno tornando utili in cooperazione internazionale.

Sono soprattutto le donne africane, costrette quotidianamente a fare diversi chilometri a piedi per procurare legna per preparare il pranzo ad aver apprezzato il progetto co-finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento. Non cucinano più curve ed in assenza di fumo. E non è un caso che il progetto abbia ricevuto un riconoscimento anche da Unwomens (Agenzia delle Nazioni Unite per le donne) e sia stato esposto presso un expò internazionale a Nairobi e presentato a Papa Francesco in Vaticano.