InternazionAbilità: per andare oltre i propri confini

3 dicembre 2014, la giornata mondiale della disabilità a Trento sembra un film festival

di Lorenzo Pupi

Si celebra il 3 dicembre la Giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita dall’Onu. È una giornata che riguarda direttamente 3,2 milioni di italiani disabili. Un milione e mezzo dei quali sono persone che presentano limitazioni di tipo motorio, altrettante presentano una “maggiore riduzione dell’autonomia” e 900 mila con limitazioni della comunicazione.

Per difendere i diritti della persona disabile, ogni anno il 3 dicembre si celebra una giornata di riflessione e confronto sul tema con eventi, progetti e iniziative in tutto il mondo. A Trento, L’Assessorato alle Solidarietà Internazionale, ha organizzato presso la Sala della Regione, in Piazza Dante, un evento cinematografico che ha coinvolto fin dalle sue prime fasi organizzative, numerose associazioni attive sul territorio e non solo.”Internazionabilità 2014, per andare oltre i propri confini”, questo il nome del progetto di partecipazione dal basso promosso dall’assessorato provinciale e che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di enti e cooperative sociali con specifiche competenze sulla disabilità motoria e mentale, fondazioni e associazioni che hanno sviluppato rapporti di cooperazione e collaborazione internazionale. L’obbiettivo del progetto? Celebrare questa giornata nel migliore dei modi, trasformando la Sala della Regione in un cinema in cui proiettare, docufilm non convenzionali, auto prodotti e che raccontano esperienze di riscatto tra i monti del Lagorai come nelle savane della lontana Tanzania.

 Il minimo comun denominatore di queste esperienze raccontate durante la serata? La disabilità come un viaggio verso il riscatto e l’eguaglianza, come condizione che genera opportunità insieme alla comunità, un momento per capire la complessità delle cose e un esempio di come la determinazione condivisa può farci andare oltre ogni ostacolo.

Questi alcuni temi trattati nei momenti di riflessione tra una proiezione e l’altra, ripresi a loro modo in una discussione aperta tra rappresentanti di molte associazioni e organizzazioni che operano sul territorio, e le istituzioni, qui rappresentate dell’Assessora Provinciale alla Salute e Solidarietà sociale Donata Borgonovo Re e dell’Assessora Provinciale alla Cooperazione e Sviluppo, Sara Ferrari.

Emerge dal confronto la necessità di un binomio internazionale tra progetti svolti in Africa ed esperienze di riscatto sociale presenti sul territorio Trentino e nazionale. Una testimonianza della possibile esistenza di un ponte tra culture diverse, che cercano un canale di dialogo e riscatto proprio grazie anche all’impegno del terzo settore, quello fatto di volontari, filantropi, professionisti, associazioni, enti pubblici, fondazioni, enti religiosi e cooperative senza fini di lucro. Una cooperazione internazionale che attiva progetti ad alto impatto sociale, che creano cultura, lavoro e indipendenza, affrontando le disabilità fisiche, mentali e culturali, generando sempre nuovi spunti applicabili anche su scala mondiale. È il caso del docufilm “Less is more-crossing disability in Tanzania”, che racconta la storia di Norberto De Angelis ex giocatore di football americano che giocò nella nazionale italiana. Nel 1992 parte come volontario per un progetto umanitario in Tanzania, ma un incidente d’auto lo costringe su una sedie a rotelle. Inizia la sua “seconda vita”.

Nel 2009 compie copre in sella alla sua handbike 3.798 chilometri della Route 66 da Chicago a Los Angeles, in 80 giorni. Nel 2013 gli viene chiesto di tornare in Tanzania, nei luoghi dell’incidente. Less is More documenta un viaggio di 750 chilometri, dalla città di Njombe sino a Dar es Salaam, percorsi con la sola forza delle braccia, nel 2013. Nei villaggi e nelle città, nelle scuole, le persone ascoltano e interrogano quest’ambasciatore venuto da lontano. Forti sono le reazioni degli stessi ragazzi disabili: sul loro viso si leggono sorpresa, emozione, curiosità.

Sono esperienze che ci guidano nel profondo e che meritavano di essere raccontate e promosse ad un pubblico più ampio possibile. Per questo motivo l’evento è stato dedicato interamente alle immagini, musiche e parole di tre docufilm ispirati da esperienze di vita contraddistinte dal coraggio, sfida, condivisione natura e grande umanità.

Molto belle anche le immagini realizzate in Lagorai nel trentino orientale, un viaggio in compagnia degli asini tra boschi, torrenti e vette insieme a APSS, Centro di Salute Mentale. “Voci nel Lagorai” è un cortometraggio realizzato dall’Associazione Ama, insieme a “La panchina” e la “tribù delle Yurte” e presentato in una scorsa edizione del Trento Film Festival. Il disagio mentale viene qui affrontato e descritto con assoluta naturalezza, la stessa che si può respirare nelle terre selvagge del Lagorai, confidandosi davanti ad un fuoco, aiutando i muli nella loro faticosa marcia e liberandosi degli sguardi di una società impaurita dal diverso.

In questa occasione di confronto è stato importante ricordare la forza e la voglia di cambiamento di persone che vivono costantemente a contatto con una disabilità, qui come a migliaia di chilometri di distanza, affrontando problematiche e proponendo possibili soluzioni, che inevitabilmente passano attraverso il senso di condivisione e l’autodeterminazione. In”With a different mind” presentato dalla Fondazione Fontana, si cerca di dare dignità proprio alla debolezza, alla fragilità e alla vulnerabilità, esaltando il contesto propositivo nato del network internazionale sulla disabilità tenutosi recentemente a Nairobi, Kenya. La lente della disabilità permette di affrontare i grandi tabù della nostra contemporaneità e offre un punto di vista che contrasta la dilagante disgregazione sociale e culturale, la perdita di valori, i conflitti, le intolleranze e il pregiudizio. Unico modo per sbiadire questi mali? Attenuarli avendo la possibilità di confrontarsi, di cambiare prospettiva per un impegno sociale, per ascoltare e condividere esperienze di persone che hanno vissuto e tuttora vivono un conflitto fisico o mentale, comunque personale e al tempo stesso sociale, da cui hanno saputo trarre nuova energia.

Questa serata ha puntato certamente sui lati positivi, le sfide superate, e le opportunità legate a questo mondo, ma serve ricordare a tutti, quanto è stato fatto o si può ancora fare perché l’inclusione della disabilità nella società sia una cosa normale. Attraverso una presa di coscienza definitiva da parte dei governi, come dei singoli individui. Far conoscere la realtà della disabilità e delle persone che la vivono costantemente, a coloro che non ne hanno esperienza diretta, è il primo passo per costruire una visione collettiva realmente inclusiva.