Il sistema sanzionatorio penale tra riforme in atto e prospettive evolutive

Un’analisi sugli sviluppi dell’ordinamento penale vigente

di Giulio Thiella

Il 16 e 17 ottobre 2014 si è tenuta presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento la conferenza di diritto penale “Il sistema sanzionatorio penale tra riforme in atto e prospettive evolutive”.

Per l’importante occasione sono giunti a Trento esperti e rappresentanti delle Istituzioni di tutta Italia come il prof. Francesco Carlo Palazzo, ordinario di diritto penale all’Università di Firenze, il prof. Luciano Eusebi, docente di diritto penale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e il prof. Marco Pelissero, ordinario di diritto penale dell’Università di Genova.

Ad aprire i lavori la dott.ssa Daria De Pretis, nel suo ultimo impegno istituzionale da Rettrice, prima della nomina a giudice della Corte Costituzionale avvenuta il 18 ottobre con la chiamata del Presidente della Repubblica Napolitano.

Presenti alla conferenza anche la dott.ssa Antonia Menghini, professore aggregato di diritto penitenziario e il prof. Gabriele Fornasari, entrambi professori dell’Università ospitante.

Il prof. Palazzo ha lucidamente analizzato le principali criticità del sistema sanzionatorio vigente, inquadrando il maggiore problema nella contraddizione che si viene a creare tra il sovraffollamento delle strutture carcerarie italiane e la sempre più diffusa convinzione dell’ineffettività delle pene detentive per prevenire i reati e per rieducare chi li ha commessi.

È stato analizzato criticamente anche il ricorso alla detenzione domiciliare, in quanto fortemente discriminante verso chi un domicilio non lo possiede, andando a creare una netta disparità di trattamento rispetto alle stesse tipologie di reato.

Un passo nella direzione giusta è rappresentato dal crescente ricorso al modello di giustizia riparativa, come sistema di soluzione delle controversie che mira a far incontrare e confrontare autore e vittima, cercando di riparare al danno causato dal reato.

Dopo l’intervento di Palazzo ha preso parola il professor Eusebi, che ha ricordato come negli anni ‘90 fossero ancora pochi gli studiosi che davano rilevanza al modello di giustizia riparativa, vista come una via difficilmente percorribile nell’ambito del diritto penale. L’illustre docente si è dimostrato soddisfatto dei passi avanti compiuti in questa direzione negli ultimi vent’anni, auspicandosi come il collega che l’ha preceduto che il diritto penale assorba sempre più i principi riparativi proposti da questo modello.

Il prof. Eusebi ha fornito una panoramica chiara ed esaustiva delle maggiori criticità da lui rilevate riguardo la determinazione della pena, ciecamente applicata in maniera aritmetica, diventando così un raddoppio del male inflitto e non più un corrispettivo per il danno realmente causato, che non verrà quindi adeguatamente riparato.

Concepire quindi le pene non unicamente come privative della libertà permetterebbe di rallentare il flusso di ingressi in carcere e di abbattere gli alti tassi di recidiva causati dalla detenzione.

Una norma è autorevole non quando punisce più severamente determinati comportamenti, bensì quando è sentita come giusta da parte della popolazione, ottenendo quindi consenso e rispetto.

 Il prof. Eusebi lancia anche un appello, affermando la necessità di utilizzare strumenti che si sono dimostrati molto funzionali in altre esperienze europee, come ad esempio gli istituti della messa alla prova o della mediazione penale, entrambi con l’obiettivo di trovare un’alternativa convincente alla carcerazione.

Le riflessioni dei docenti e degli esperti che sono intervenuti in questi due giorni di conferenza hanno permesso ai numerosi partecipanti di approfondire l’evoluzione legislativa che ha caratterizzato gli ultimi anni e che ha messo le basi per un diritto penale meno repressivo e più attento alla rieducazione e al reinserimento.