Quando per far riconoscere i propri diritti non serve alzare la voce

Il riconoscimento della Lingua dei Segni italiana (LIS), dopo lunghe dimostrazioni è forse arrivata ad una conclusione

di Lorenzo Pupi

“La convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”

Articolo 5: Uguaglianza e non discriminazione

1. Gli Stati Parti riconoscono che tutte le persone sono uguali dinanzi alla legge ed hanno diritto, senza alcuna discriminazione, a uguale protezione e uguale beneficio dalla legge.

L’Ente Nazionale Sordi ONLUS (E.N.S.), Ente Morale che opera senza fini di lucro per l’integrazione dei sordi nella società, ha proclamato lo stato di agitazione per la mancata approvazione della Lingua dei Segni Italiana (LIS) nonché per accelerare l’iter della proposta di Legge per l’abbattimento di tutte le barriere della comunicazione. A tal fine, il 14 novembre ha organizzato un sit-in di protesta davanti alla Commissariato del Governo di Trento per chiedere che una delegazione di Dirigenti Provinciali ENS venga ricevuta dal Commissario del Governo al fine di rappresentare la gravità della discriminazione che subiscono le persone sorde ogni giorno e di richiedere la presa in carico delle nostre istanze. Tale azione, insieme a quelle organizzate da tutte le altri sedi periferiche provinciali e regionali, sarà fondamentale e funzionale alla mobilitazione di massa che culminerà nella manifestazione nazionale a Roma del 20 novembre.

Il mancato riconoscimento della Lis è un fatto grave. Aggravato dal fatto che nonostante l’Italia abbia ratificato la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità con la legge n.18 3 marzo 2009, il Parlamento italiano non ha ancora riconosciuto formalmente la Lis. Questo è un dato in controtendenza rispetto a quanto già fatto da molti altri paesi europei, tra cui la Germania e la Spagna.

La sezione provinciale E.N.S. di Trento ha organizzato il sit-in presso il commissariato del Governo della Provincia di Trento, affinché la proposta di legge fosse inviata dallo stesso, direttamente al Ministero a Roma in vista della mobilitazione del 20 novembre scorso.

Lo stessa azione è stata compiuta anche in tutte le altre regioni italiane, unite per chiedere con forza un riconoscimento lungamente atteso. Le mobilitazioni continuano e continueranno finché lo Stato italiano non adempirà ai suoi doveri.

In un paese come il nostro dove le ricche normative a favore delle persone con disabilità, non sono all’altezza dell’applicazione pratica che invece si riscontra in tanti altri paesi europei, è più che mai indispensabile raggiungere una sensibilità maggiore e un’analisi di responsabilità. Per questo è necessario sostenere questa mobilitazione e sperare che la tutela dei diritti dei disabili non venga nuovamente disattesa.