Le barriere architettoniche nel territorio della Val di Non e Val di Sole

Intervista a Michele Covi presidente Cooperativa sociale GSH di Cles

di Daniele Biasi

In che misura il problema delle barriere architettoniche interessa il territorio della Val di Non e della Val di Sole?

Il problema delle barriere architettoniche è in primo luogo un problema generale che riguarda qualsiasi territorio, non esistono luoghi che siano totalmente sbarrierati. In Val di Non e Val di Sole, noi abbiamo avviato all’incirca sette o otto anni fa un progetto di rilevazione delle barriere, con l’obbiettivo di verificare quali siano i luoghi più critici nei vari comuni su cui poi chiedere l’intervento delle amministrazioni comunali. Inizialmente abbiamo cominciato dal capoluogo Cles per poi espanderci negli altri comuni lanciando il progetto “Una valle accessibile a tutti” e sottoponendolo a chiunque si candidasse alle elezioni comunali del 2010 richiedendo da parte loro un impegno formale, in modo da proporre una visione del nostro territorio che sia accessibile a tutti permettendo a chiunque di vedere compiuti i propri diritti di cittadinanza a prescindere dai propri limiti.

Negli ultimi anni che misure sono state prese per sensibilizzare la popolazione a riguardo e che risposta avete avuto da questa? In particolare che misure sono state prese per sensibilizzare i più giovani in merito al problema delle barriere?

L’azione di sensibilizzazione è connaturata nel nostro DNA (GSH= gruppo sensibilizzazione handicap) e per noi si traduce soprattutto nella produzione e nella presentazione di report sulle barriere architettoniche. Abbiamo sempre cercato il dialogo con le amministrazioni comunali e con le associazioni del territorio. Ad esempio a Tassullo abbiamo coinvolto un gruppo di volontari della Caritas e con la collaborazione delle scuole, in particolare con l’istituto tecnico Pilati di Cles (e quindi con i futuri geometri) ci siamo impegnati a monitorare il territorio sensibilizzando i ragazzi. Inoltre quest’anno nel comune di Tuenno abbiamo cercato il coinvolgimento delle scuole medie portando i ragazzi e gli insegnanti, accompagnati dalla nostra equipe di rilevatori, per le vie del paese sperimentando cosa voglia dire impattarsi in una barriera. Il report risultato dal progetto è stato poi presentato dagli stessi ragazzi in una serata pubblica. Abbiamo cercato un modo per coinvolgere la gente attivando la possibilità di farci pervenire delle schede con rilevata la barriera all’interno di qualunque comune del territorio che poi noi rigiriamo alle amministrazioni, ottenendo in alcuni casi l’intervento.

Quali sono stati i progetti che effettivamente sono riusciti a rendere accessibili determinati luoghi e quanto tempo hanno richiesto? Nell’attuarli avete avuto una partecipazione significativa da parte della popolazione di quel luogo?

Ci sono amministrazioni comunali che hanno chiesto direttamente a noi la rilevazione, altre a cui invece ci siamo presentati noi, in generale ciò che fa la differenza non è tanto il colore politico ma la sensibilità personale delle amministrazioni. In linea generale il riscontro è stato buono in termini di aiuto per portare a termine la rilevazione. Dove gli interventi erano semplici (segnaletica stradale, assenza di parcheggi riservati ai disabili, quest’ultimo è un problema che spesso si rileva) abbiamo ottenuto risultati in tempi rapidi mentre per gli interventi più consistenti (marciapiedi non progettati in modo adeguato magari abbinati alla segnaletica stradale) è più difficile ottenere il rifacimento in tempi brevi. Due progetti interessanti che sta attualmente costruendo il comune di Cles, richiedendo anche la nostra partecipazione, sono il “Piano della viabilità” (su cui siamo stati interpellati per indicare soluzioni compatibili con l’accessibilità) e dall’altro il P.E.B.A. (piano di eliminazione barriere architettoniche) su cui sta lavorando l’attuale amministrazione. Quindi il nostro contributo si rivolge sia nei confronti della popolazione giovane e meno giovane sia nei confronti delle amministrazioni richiedendo interventi.

In generale quando fate presente al comune dell’esistenza di un sito non accessibile, cosa vi sentite rispondere nella maggioranza dei casi?

Vi sono comuni che rispondono positivamente, altri che, nonostante più sollecitazioni non hanno dato seguito. Non si può generalizzare, in questi casi è determinante la sensibilità degli amministratori più che la linea politica. Sarà compito nostro verificare strada facendo che cosa è stato fatto e, laddove persista una situazione di disagio, ovviamente nei limiti del ragionevole, noi faremo anche un’opera di pubblicizzazione degli inadempimenti delle amministrazioni.