Jobmetoo: lavoro e disabilità, una nuova sfida

La prima società web italiana dedicata al reclutamento di persone disabili da parte delle aziende

di Ivana Tabarelli

Da qualche giorno fa notizia l’investimento di 500mila euro da parte di 360 capital pertners in jobmetoo, la prima società web italiana dedicata al reclutamento di persone con disabilità da parte delle aziende.

La start up è stata fondata da Daniele Regolo, un disabile uditivo, che ha avuto modo di conoscere a fondo le esigenze delle persone con disabilità che si accostano al mondo del lavoro. Per quest’ultimo diventare imprenditore è stata una scelta fortemente consapevole e voluta, dopo un quindicennio lavorativo faticoso e frammentato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso può essere ricondotta alla sua ultima esperienza lavorativa, come impiegato pubblico a tempo indeterminato in un’azienda sanitaria, occasione che avrebbe dovuto costituire l’inizio di una nuova epoca per Daniele, e che invece si è rivelato il periodo più difficile della sua vita. Collocato allo sportello ospedaliero, rispettando i voleri di una rigida burocrazia, si è trovato impossibilitato a svolgere una mansione del tutto incompatibile con la sua sordità. Trovandosi per l’ennesima volta a chiedersi come fosse possibile fornire il proprio contributo per un servizio pubblico quando lo stesso ente pubblico non era in grado di individuare il posto più adatto per i propri dipendenti, preferendo affidarsi all’impeccabile “pallottoliere” delle graduatorie: per uno che se ne va, un altro ne arriva. Regolo comprende quindi che era giunto il momento di prendere la prima vera decisione della sua vita, dimettendosi da dipendente pubblico a tempo indeterminato per dedicarsi, attraverso lo strumento dell’impresa (maggior rischio, certo, ma anche maggior libertà d’azione), alla risoluzione di un’autentica emergenza sociale ed economica del nostro tempo: l’occupazione dei disabili. Secondo le più recenti stime Istat (2004), più di 8 su 10 non lavorano.

 L’iniziativa intrapresa da Regolo costituisce, perciò, non solo un’ambizione personale, ma soprattutto una sfida culturale. Il giovane imprenditore ha voluto, più di tutti, dimostrare che disabilità non significa solo dipendenza e assistenza, ma anche energie, che si manifestano nella capacità di fare cose con le idee e con il corpo.

Il portale, inizialmente nato come AgenziaLavoroDisabili.it, era esclusivamente dedicato alla presentazione di candidati diversamente abili al mondo del lavoro; esce ora in una veste totalmente ristrutturata: i quasi trenta mila iscritti al vecchio sito e la vittoria alla Global Social Venture Competition del 2012 hanno imposto un cambiamento di marcia per un portale che si prefigge di diventare il riferimento di aziende in cerca di lavoratori con disabilità, oltreché svolgere un ruolo di supporto agli Uffici di Collocamento Mirato, agevolando così le istituzioni.

La piattaforma, non è altro che un servizio gratuito di inserimento lavorativo, semplice e accessibile. Si compila un curriculum vitae, si selezionano le proposte compatibili e con un clic ci si candida. Il nuovo sito oltre a presentare il candidato in modo innovativo e completo, consente all’azienda di effettuare delle ricerche molto raffinate. Lo scopo non è quello di avere un risultato di ricerca con trecento candidati, ma tre: ciascuno di questi tre dovrà essere, però, un candidato perfetto”. Il sito offrirà inoltre una serie di servizi di accessibilità sui luoghi di lavoro, di formazione, di facilitazione comunicativa e di coaching gestiti da professionisti con disabilità, coerentemente con la convinzione per cui “offrire alle fasce deboli l’occasione di risollevare le proprie sorti e migliorare la qualità della vita della società contenga grande valore, non solo umano. Queste “presunte” fasce deboli sono tali non per la loro posizione rispetto ad una sempre presunta normalità, ma perché non inserite in un contesto adeguatamente accessibile che favorisca la loro autodeterminazione. È a partire dalla realizzazione di sé stessi con le proprie forze che la società contemporanea può pensare di rinnovare sé stessa”. Jometoo è in effetti un esempio di quella che oggi viene definita “innovazione sociale”, un approccio che consiste nell’inventare soluzioni a problemi sociali irrisolti attraverso modalità innovative, che passano anche attraverso sinergie sempre più strette tra il settore pubblico, quello privato e quello del mondo no profit.

Coinvolti nell’iniziativa sono il social network internazionale U-start e la 360 Capital Partners che nel rilevare il carattere sociale della piattaforma ha spiegato come grazie al proprio lavoro, il disabile possa “ perseguire un cammino di autodeterminazione in una società veramente inclusiva”.