Bella Addormentata sì, Bella Addormentata no

“L’Angolo del filosofo”

di Sara Caon

Ascolto Sleeping Beauty del gruppo metal A perfect circle. Segue immediatamente dopo un’Invenzione di Bach a mia scelta, un po’ di Mogwai, Explosions in the Sky, Mozart. Cerco di fare il contrario delle persone “normali”: loro mettono ordine, io metto caos negli impulsi sonori che giungono alle mie orecchie e al mio cuore. Cerco di aggiungere confusione alle vibrazioni d’aria per non guardare nella confusione della mia testa: potrei perdermici senza trovare la via di casa. Oggi non sono in me, e mi chiedo se lo sono mai: mi sembra di essere per lo più negli altri, e vedere le cose solo attraverso gli occhi degli altri. Questa cosa di mettermi-nei-mocassini-altrui mi sta facendo impazzire. Letteralmente. Dovrei studiare, ma la Poetica di Aristotele non mi attira come dovrebbe. Sono a un punto di rottura con le consolazioni di Donna Filosofia: non mi consola come m’aspetto, non mi guarisce come speravo, non “ci mette su una pezza”, come si dice in Trentino. Arrivata a questo punto, ammetterlo bisogna, non vi posso prendere in giro né lo vorrei mai: ebbene no, non sono una che “prende le cose con filosofia”, qualsiasi cosa significhi questa comune - e troppo abusata - espressione. M’arrabbio per un nonnulla, e se m’arrabbio allora sto (abbastanza) bene. Se non m’arrabbio due sono le alternative: o sono innamorata, o sto male da matti. Al momento, escludo la prima ed escludo la seconda: sono in un limbo, ma sto rapidamente prendendo velocità nella discesa verso la - tanto nominata - depressione. Sto esagerando. Ok, Bryan Adams, Hans Zimmer, i Tool. I will always return, ritornerò sempre... nah, necessito un cambiamento di colonna sonora. L’inquietudine mi fa da padrona, niente di nuovo sul fronte occidentale da questo punto di vista. Il fatto è che vorrei essere come la Sleeping Beauty del brano che ha aperto la mia pazza voglia di caos acustico. Vorrei essere come lei, la Bella Addormentata nel Bosco, che dorme tranquilla e composta, senza un capello fuori posto, la pettinatura impomatata e perfetta, senza macchie sul vestito né sopraccigli corrugati, unghie spezzate e brufolini agli angoli della bocca, buchi nei calzini e bruciature da ferro da stiro sui lati della mano sinistra. Sì, il film della Disney l’ho visto, e lei è bellissima, aggraziata, dolce, leggiadra, bianco e oro i suoi colori. Non potremmo essere più antitetiche, noi due. “Ciao, meraviglia!”, mi ha apostrofato oggi una ragazza. Dolce. Inappropriato però. Quasi mi sento più vicina alla vecchia cattivona maniaca dei fusi. E in quanto a simpatie, ho sempre avuto un debole per la strega di Biancaneve (Mefisto Tango Olé!). Biancaneve? Troppo insipida per i miei gusti.You can tell everybody this is your song... bella questa frase di Elton John, anche se lui proprio non lo posso soffrire. Posso dire a tutti che questa è la mia canzone? Sì, la mia canzone è un mix di opposti impronunciabili e verità ombrose, di contraddizioni e debolezze, di chitarre elettriche che ti trapanano i timpani e voci pulite di cori gregoriani, di magistrali adattamenti orchestrali e pesanti, violente scariche metalliche di matrice nordica. Di rabbia che si scatena alla luce del sole e lacrime dopo un bacio delle mie sorelle. La mia canzone è la commistione di una banana fritta in salsa di cocco, un panino al salame ed un pomodoro appena colto dall’orto di mio papà ed addentato come una mela, col succo e la polpa che non appena l’addenti devi stare attenta che non ti coli subito dalle labbra. Questa è la mia canzone, e questa sono io.