La comunità come protagonista del welfare

Convegno “Investire nella comunità: dalle microazioni al cambiamento per una nuova dimensione del welfare”

di Ivana Tabarelli, Daniele Biasi

Lunedì 31 marzo scorso, si è tenuto il convegno “Investire nella comunità: dalle microazioni al cambiamento per una nuova dimensione del welfare” alla cui organizzazione hanno partecipato diverse cooperative. Scopo del convegno è stato quello di far nascere e sviluppare una riflessione sull’idea di salute, intesa come benessere globale del singolo e della comunità, cercando di focalizzare l’attenzione non tanto sulle risorse e sui servizi, ma sulla ricchezza delle relazioni sociali, della vita collettiva e delle potenzialità che la comunità ha al suo interno. Ad introdurre l’argomento è stato Franco Riboldi, collaboratore AGE.NA.SA, il quale ha ribadito l’importanza dell’appartenenza ad una comunità e il ruolo fondamentale che gioca l’individuo al suo interno nel creare le relazioni e nel prendersi “cura dell’altro”, sostenendo come la partecipazione di tutti costituisca un fattore “strutturale”, sostanziale e condizione per la vita stessa della comunità e del suo benessere.

Riboldi ha sottolineato, inoltre, l’importanza della salute, facendo riferimento alla sua accezione più ampia, quella di benessere della persona e della comunità che abita. In tal senso la salute, viene intesa come bene comune, e ragion d’essere della collettività e trova il suo fondamento nel sistema di welfare che ogni comunità si dà, come strumento ed evidenza di democrazia. Sempre secondo Riboldi, il welfare non deve essere concepito come un costo ma come un investimento fatto dalla collettività, un’ insieme di regole, di forme concrete di relazione, basate sull’uguaglianza e sulla reciprocità, e un orientamento delle risorse per garantirne l’effettiva pratica sociale. Del secondo intervento è stato protagonista Diego Agostini, Direttore della Cooperativa Sad di Trento, che ha parlato inizialmente di un percorso intrapreso in collaborazione con altre cooperative, al fine di promuovere una riflessione sullo stato attuale del welfare e sulle possibili strategie future per definire un disegno comunitario di salute. Il Direttore ha ammesso che in un primo momento il progetto, incentrato soprattutto sulle tematiche relative ai problemi della continuità assistenziale e le prospettive di assistenza ad una popolazione che invecchia sempre di più, non ha riscontrato grande successo, non riuscendo a stimolare la consapevolezza e l’impegno nelle persone. La causa ti tale insuccesso è da ricollegarsi, secondo Agostini, all’errato approccio adottato nei confronti dei temi affrontati, la riflessione infatti non sarebbe dovuta partire dalle risorse e dai servizi, ma dalla comunità e dalla ricchezza delle relazioni sociali che la compongono, dai valori e dalle potenzialità che la comunità ha al suo interno e dalla sua capacità di progettare il futuro. Al convegno è stato invitato il Docente di Sociologia dell’università degli studi di Parma, Sergio Manghi, il quale ha fatto una profonda riflessione sul welfare e sulla sua evoluzione passata e futura. Il Professore ha sottolineato come la prima struttura di welfare degli anni ‘40-’70 di carattere verticale sia profondamente mutata negli anni, essendo stato messo in discussione il principio gerarchico che caratterizzava il rapporto tra cittadini e autorità. Secondo la nuova scena relazionale, il rapporto che lega cittadini ed enti è di tipo gerarchico circolare caratterizzato da maggiore incertezza. Sono inoltre mutate le prospettive, l’attenzione era rivolta ai servizi intesi come apparati di erogazione di prestazioni al fine di soddisfare i desideri e i bisogni individuali in modo efficiente e razionale, l’intero sistema si basava sul singolo individuo. Col tempo ha preso piede il principio universalistico, e il punto di vista si è spostato sulle interazioni quotidiane e sulla cura delle relazioni, dove gli individui sono considerati come soggetti concreti e non più astratti.

Come esempio concreto degli investimenti fatti a favore della comunità e delle persone più bisognose si può fare richiamo all’esperienza vissuta dell’Assessore alle Politiche Sociali della Comunità della Valle di Non, Stefano Graiff. Con la sua presenza al convegno si è voluto mettere in evidenza il lavoro e l’impegno di quelle comunità di valle, di cui spesso si discute ma alle quali raramente si richiede il pensiero ed il parere.

Quest’ultimo sostiene che il primo passo che deve essere fatto prima di compiere qualunque azione sia di comprendere l’idea di cosa rappresenti la comunità, e sia necessario identificare in esse l’obbiettivo e il senso stesso del nostro agire prendere coscienza del fatto che le stesse trovano senso negli individui che le compongono, egli inoltre ritiene che sia fondamentale porre al centro dell’agire la persona, poiché essa è anima, senso e valore delle comunità. Il sindaco pone come prima sfida quella di evitare che le piccole comunità montane divengano masse dove i singoli individui scompaiono. Diventa quindi necessario lavorare per ricostruire il tessuto sociale, quella rete di vicinato che le hanno sempre contraddistinte e che oggi la cultura della massificazione sta via via compromettendo. L’individuo perciò deve essere al centro del progetto; la persona è intesa, come soggetto attivo, e capace di dare vita e di intessere reti di relazioni in tutti i contesti sociali. Un pensiero, questo che deve valere per tutte le politiche, siano esse sociali, che economiche o di territorio. Investire nella comunità, quindi, significa anche avere fiducia nelle risorse e nelle realtà che la identificano; significa individuare in ognuna di esse il partner con cui costruire una rete capace di farsi carico dei bisogni delle persone. Ha poi preso la parola il presidente del CSV Giorgio Casagranda (centro servizi per il volontariato).

La missione della CSV della Provincia di Trento è promuovere, sostenere e qualificare le associazioni di volontariato e le diverse espressioni di cittadinanza attiva del territorio trentino. L’ente poggia sulla legge 266/91 la quale prevede che sia presente un CSV per ogni provincia (78 in Italia) e che il 15% dei proventi delle fondazioni bancarie locali venga destinato al finanziamento dei CSV. Tale fondo speciale viene amministrato da un comitato di gestione(Co.GeVo) attraverso il quale vengono finanziate ben 5000 associazioni spalmate su tutto il territorio del Trentino. Altro invitato al convegno il cui intervento è stato particolarmente significativo è stato quello di Ezio Ziglio presidente dell’OMS, il quale ha presentato il progetto salute 2020 i cui obbiettivi strategici sono: promuovere la salute riducendo le iniquità e rafforzare l’intersettorialità per la salute. Nel suo discorso Ziglio ha mostrato come la salute sia il risultato di molti fattori di rischio di partenza (povertà, bassa educazione, discriminazione, ecc.) a cui si sommano rischi di natura biologica (fattori genetici, ipertensione, ecc.), di natura comportamentale (fumo, alcol, cattiva dieta, ecc.) e di natura psico-sociale (isolazione, ecc.).

La proposta dell’OMS a tale situazione è quella di un potenziamento dei sistemi socio-sanitari (accesso, trattamento, risultato, costo) per affrontare le crescenti vulnerabilità e utilizzare un approccio sistematico sui cicli di vita che non trascuri le fasce d’età che fin ora sono state ignorate. L’obbiettivo è quindi cambiare l’ approccio “settoriale” della società moderna tramite mezzi quali fondi comuni, budget integrati e risorse umane co-finanziate. E quindi riposizionare la salute come elemento chiave nelle strategie di sviluppo, sia economiche che sociali.

In ultima istanza il convegno è stato un momento utile di riflessione e di scambio tra i vari enti che lavorano sul territorio oltre che di costruzione di un ideale di welfare che sia vicino alla comunità e che sia rafforzato da essa.