Vivere sicuri a Trento

I primi risultati dell’indagine condotta nell’ambito del progetto “eSecurity” sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento

di Giulio Thiella

Sono stati presentati il 3 aprile scorso presso la Facoltà di Giurisprudenza i risultati della prima rilevazione sul tema “Vittimizzazione, senso d’insicurezza e percezione del disordine” che si è svolta a Trento nell’ambito del progetto eSecurity.

L’indagine nasce dalla collaborazione di eCrime, gruppo di ricerca di criminologia, con Fondazione Bruno Kessler e con la Questura e il Comune di Trento.

Al seminario di presentazione dei primi dati erano presenti il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il Questore Giorgio Iacobone, Giuseppe Espa, responsabile delle rilevazioni relative al progetto e professore di Statistica Economica del Dipartimento di Economia e Andrea Di Nicola, professore di Criminologia presso la Facoltà di Giurisprudenza e coordinatore scientifico del progetto eSecurity.

Fondamentale per l’indagine il coinvolgimento della popolazione, che ha contribuito compilando un questionario. La prima rilevazione, iniziata il primo ottobre 2013, consisteva nel somministrare a 4.000 cittadini residenti di Trento un questionario, online o tramite intervista telefonica, riguardante la vittimizzazione e il disordine urbano percepito; durante la prima fase sono state raccolte più di 1500 compilazioni, un tasso di risposta quindi del 38%.

La stratificazione, consistente nel raggruppare le singole unità in gruppi, è avvenuta per genere, età e circoscrizione di residenza, per avere una mappatura completa del territorio comunale, Gardolo, Meano, Bondone, Sardagna, Ravina - Romagnano, Argentario, Povo, Mattarello, Villazzano, Oltrefersina, San Giuseppe - Santa Chiara e Centro storico - Piedicastello. La divisione in fasce d’età, dai 18 ai 36 anni, dai 36 ai 55 anni o superiore a 56, permette di identificare sia le categorie maggiormente vittimizzate, sia quelle più sensibili al disordine e all’insicurezza, che sono percepiti in modo molto diverso da una generazione all’altra.

L’indagine ha rivolto l’attenzione a fenomeni di delinquenza urbana come i furti di oggetti personali, i furti di veicoli e di oggetti da veicoli, furti in abitazione, borseggi, aggressioni verbali e fisiche, molestie sessuali verbali e fisiche. Questi dati indicano la sicurezza oggettiva, legata alla criminalità effettiva e ai reati subiti, e hanno permesso di determinare il numero oscuro, cioè la quantità dei crimini non denunciati alle forze di polizia. Un esempio sono i borseggi, secondo la prima rilevazione solo il 60,9% delle vittime sporge denuncia, mentre il 39,1% decide di non informare le forze dell’ordine.

Con sicurezza soggettiva s’intende invece quella percepita dai cittadini; per raccogliere queste informazioni nel questionario sono state poste domande sul senso d’insicurezza e sulla percezione del rischio di criminalità, che hanno evidenziato come il 24% dei residenti nel comune si senta a disagio a camminare da solo nel proprio quartiere di sera. Altre domande riguardavano la percezione del disordine urbano fisico, come ad esempio le zone della città abbandonate o i beni pubblici danneggiati, e del disordine urbano sociale, rappresentato dai comportamenti devianti come lo spaccio di droga o la prostituzione.

Può capitare quindi che un luogo nel quale si verificano meno crimini possa essere considerato più insicuro dai residenti, creando uno scarto tra il rischio reale e quello percepito. Dall’indagine emerge però che i trentini sono realisti, i cittadini residenti hanno consapevolezza dei rischi riguardanti le zone effettivamente più vittimizzate. Solo nelle zone di Sardagna e Povo si nota che il rischio percepito dalla popolazione è sproporzionato rispetto all’effettivo livello di criminalità, mentre le circoscrizioni più “coerenti” sembrano essere quelle del Centro storico - Piedicastello, dove avvengono un maggior numero di reati e dove, infatti, il senso di insicurezza è più marcato. La zona del Bondone registra invece un minor timore da parte dei residenti a fronte del basso tasso di vittimizzazione.

Il progetto eSecurity prevede altre tre indagini con cadenza semestrale, ad aprile 2014, ottobre 2014 e aprile 2015, di modo da tenere sotto controllo gli andamenti della criminalità e sul senso di insicurezza.

Tra gli obiettivi primari di questa tipologia di ricerche vi è sicuramente la prevenzione della criminalità e della devianza nelle città, che permette a enti locali e di polizia di coordinare in maniera più efficiente le risorse e di agire in maniera mirata per diverse tipologie di reato.

Parte della ricerca aveva lo scopo di indagare le opinioni dei residenti riguardo alle possibili misure, da loro ritenute idonee, a migliorare la vivibilità di Trento. L’85% delle risposte ha indicato come possibile soluzione un pattugliamento più frequente da parte delle forze dell’ordine; sono sentite come necessarie anche una maggiore illuminazione pubblica ed un accrescimento delle azioni a tutela dell’ambiente urbano. Sono invece state considerate poco utili le ronde di cittadini volontari. Le informazioni sulla vittimizzazione e sul disordine diventano un forte alleato nella gestione della sicurezza urbana se unite ai dati di polizia. “eSecurity” è il primo progetto al mondo di sicurezza urbana predittiva, che consente quindi di combattere la criminalità prevedendone le mosse, potendo così anticipare i comportamenti devianti e criminali ed evitarne le conseguenze dannose sulla società.

Fonti: elaborazioni eCrime di dati del progetto eSecurity.

È possibile consultare i dati della prima rilevazione sul sito www.esecurity.trento.it.