“Storia di un oblio”, Laurent Mauvignier

di Giulio Thiella

Quanto vale una vita? Come rapportiamo questo valore con quello degli oggetti inanimati?

Uccidereste mai una persona perché ha tentato di rubarvi, ad esempio, la macchina? Eppure succede che in alcune occasioni vada tutto storto, un piccolo gesto compiuto con leggerezza che in un attimo fa precipitare la situazione verso il baratro.

Nel dicembre del 2009 Miguel, un ragazzo di 25 anni, viene ucciso di botte dagli addetti alla sicurezza di un supermercato di Lione. Il crimine che l’ha portato alla morte è il furto di una lattina di birra, condotta considerata troppo lesiva dalle guardie per non intervenire, per non dargli una lezione; e diventa difficile non farne un capro espiatorio di tutti coloro che rubano al supermercato.

Il gesto di aprirsi la lattina e sorseggiarla tra gli scaffali del supermercato prima di averla pagata può essere stata la scintilla che ha fatto scattare la follia nei vigilanti che, investiti di una insulsa autorità, hanno agito senza proporzione o cognizione di causa, commettendo un fatto irreparabile.

 L’intero libro sembra un’unica lunghissima citazione, senza un inizio o una fine, una scarna punteggiatura a scandirne le frasi, un testo da leggere tutto d’un fiato come quando si segue la finale dei 100 metri di corsa: per quei dieci secondi non si respira.

Forse il senso del dovere portato all’eccesso, forse una questione razziale (il ragazzo era di colore), o addirittura una semplice questione di principio; fatto sta che il processo mentale che ha portato quegli uomini ad agire in quel modo è stato viziato dalla mancanza di umanità e rispetto per la persona.

È stata tolta la vita ad un uomo per il tentato furto di una lattina, un oggetto dal costo talmente esiguo che a stento riesce a coprire la spesa dell’alluminio necessario per costruirla. Eppure questo è bastato per considerare Miguel non più degno di vivere. Purtroppo la punizione esemplare ha dimostrato solamente il distacco e l’alienazione che porta quattro persone in divisa ad interpretare il loro dovere di controllo come una questione di vita o di morte. La sua.

Cercare di spiegare a posteriori certi comportamenti umani diviene quasi impossibile, ma questi ci danno la possibilità di aprire gli occhi verso una cruda realtà basata sempre più sul valore delle cose e non più su quello delle persone.